Emozioni ancora vivide e intense per il regista Giuseppe Varlotta di ritorno dall’International Film Festival di Brosov (Romania) cui ha partecipato lo scorso luglio con il suo film Zoè e dal quale è tornato con il Premio per i migliori costumi ad opera di Carola Fenocchio.

Una trama appassionante ed emozionante per i contenuti forti di significato che mettono in evidenza gli orrori della mente umana, e per la particolarità della struttura narrativa. Un successo reso tale dal contributo e dalla bravura dei protagonisti che l’hanno interpretato e di quanti vi hanno lavorato. Esordio anche per il protagonista d’eccezione Francesco Baccini, che veste i panni di attore nel ruolo di Luigi, una guida insolita che incontra gli occhi innocenti di una bambina in grado nonostante tutto di leggere ancora il disincanto e le meraviglie della vita:  Zoè.

Giuseppe Varlotta regista indipendente e artigiano delle immagini, proprio per questo uniche.

 Locandina

 

Vincitore al Brasov International Film Festival del Premio per i migliori costumi, come è stato il ritorno da vincente?

Direi bene! Speriamo ora di approdare in USA! Dato che ci sono buone possibilità che i miei due lavori Nanà e Zoè vengano distribuiti. Sai la cosa bella è alla giuria e non solo il mio film ha emozionato tantissimo, Susan Johanston mi ha riferito che Zoè è un Film Art e in America questi tipi di film piacciono molto…che sia la volta buona…dopo tanti anni di sacrifici!? speriamo bene! se ci pensi Zoè i vari produttori italiani che avevo contattato mi hanno sempre sconsigliato di realizzare un film come quello, quasi tutti mi dicevano ” tanto è un film che non interessa a nessuno”! questi sono i nostri produttori in Italia! Forse è meglio guardarsi in giro…non credi?

 Beh una gran bella soddisfazione e una rivincita contro gli scettici.

Assolutamente si…è una rivincita sull’indecenza.. sull’ignoranza.. sulla mediocrità.. sull’uomo adulto che pensa ancor oggi in maniera fallica! Sai i produttori, la maggior parte di quelli italiani, se nella storia non ci metti il sesso, la droga, la violenza e perchè no, la mafia o la camorra.. che sia un film serio o che sia una commedia ..se non hai questi ingredienti non vai da nessuna parte, io sinceramente amo le Storie epiche, Emozionali … creative … visionarie … cioè l’opposto da tutto ciò che ti ho detto prima!

La tua tenacia e la tua passione ti stanno dando ragione, questo in te è evidente anche perchè il film è prodotto dall’Associazione Culturale Kabiria che hai creato e che raccoglie il movimento che definisci ’“EMOZIONISMO”

Si brava. E’ una corrente artistica in cui tutti possono aderire. L’Emozionismo oggi è la sola salvezza che ci rimane, senza quello credo che l’uomo finisca in semplici e deliranti passioni convenzionali dati dall’abuso dell’ingordigia! emozionare è difficile, se tu pensi a cosa provi davanti ad un Caravaggio, capiresti che è un emozione unica. Per me il cinema è l’evoluzione della pittura, scultura, architettura, drammaturgia.. il Tutto.. è per questo che il Cinema ha scelto che io la vivessi appieno, io non pensavo razionalmente di fare il regista,è il mio inconscio e subconscio che ha lavorato per far si che diventassi un regista! pensa un po’!

 Non tutti sanno far emozionare e tu con Zoè e non solo, ci sei riuscito. Racconti la crudeltà della vita attraverso gli occhi innocenti di una bambina, come è nata l’idea di questo film? E la scelta in forma onirica? che si ritrova anche in Nanà.

Bella domanda! Sai in Zoè mi sono successe alcune cose alquanto bizzarre, mi sono fatto trasportare dalle emozioni delle persone che incontravo in quel periodo, quasi come se una voce mi dicesse vai ad intervistare quello lì. Poi i sogni.. sognavo ..sognavo…e anche lì ho seguito loro,i sogni e mi hanno portato a scrivere la sceneggiatura, e poi cercare gli attori, infatti Baccini anch’egli lo avevo sognato. Per Nanà, il progetto è nato su commissione ma poi l’ho trasformato il Tutto con le mie “visioni”. Era un raccontino di un veterinario di Asti, il quale quando ha visto il film lui stesso mi ha detto:«mamma mia cosa hai fatto del mio racconto!»…gli avevo semplicemente detto di fidarsi di me e di giudicare alla fine, con tanta fatica anche in quel caso sono riuscito a farlo come volevo io!

Un “Alice nel paese delle non meraviglie” come lo definì il Maestro Monicelli, che ricordiamo hai diretto nel cortometraggio ‘Nana”, un ricordo di lui sul set? E cosa ti ha spinto oltre al sogno a scegliere un cantautore e non un attore, Baccini, nel ruolo di Luigi?

MonicelliMario fu non solo un Maestro nel mio percorso di vita, fu anche una persona molto familiare come se fosse un nonno,il “mio” nonno che non ho mai avuto. Il ricordo che mi fece capire quanto era grande è quando si presentò alle nove di mattina con un bicchiere di buon vino e mi disse: «sappi che io l’attore non l’ho mai fatto, dimmi cosa devo fare e come mi devo mettere ». Questo era Mario Monicelli! un Grande. Pochi mesi fa ho avuto la fortuna di conoscere una delle tre figlie di Mario, Ottavia, è identica a Mario, gran donna.

Mentre per  Baccini è stato più complessa la cosa. Il ruolo fino a pochi mesi dall’inizio di riprese era di Massimo Ghini, per motivi di lavoro all’ultimo mi diede buca. Massimo mi suggerì alcuni attori con i quali non nacque quel feeling che secondo me deve nascere tra il regista e l’attore e così una bella notte mi sognai Francesco! Il giorno dopo mentre andavo a Torino per il film mi chiesi: che strano sogno,chissà cosa vuol dire?! Ripensandoci in auto mi esplose il fuoco e la voce mi disse: è Luigi! infatti Luigi per me è Baccini e da lì lo chiamai e poi diciamo che partì il tutto. Lo feci provare prima delle riprese ben due  mesi, Francesco ha i suoi ritmi che sono molto lontani dai miei; io mi sveglio presto e prego, lui si sveglia tardi e fuma! da qui si capisce che siamo molto diversi ma alla fine ci siamo trovati molto bene, lui ha dato delle belle cose a me e io mi auguro di avergli dato delle belle cose!

Considerate le emozioni che sei e siete riusciti a trasmettere attraverso Zoè direi proprio di sì.

Ci sveli qualche aneddoto su Baccini attore? Mentre per Monicelli, l’umiltà dei Grandi. Un incontro, se così possiamo definirlo, nato già prima del set con la tua tesi ‘Il paesaggio architettonico nel cinema di Mario Monicelli, visto attraverso la finestra di montaggio: lo spazio architettonico attraverso il cinema’. perchè questa scelta?

Sai in quel periodo avevo conosciuto Mario e lo portai ad Asti, ad un festival sul vino e cinema. Un giorno durante le giornate del festival mi chiese se lo portavo alla mostra di pittura a Stupinigi, c’era una mostra sull’800, così feci. Da lì non ti dico le discussioni che nacquero durante tutto il giorno sull’arte, sull’architettura e sulla pittura.. e così mi venne in mente la mia tesi.

Mentre Baccini attore è stata una vera sorpresa..Francesco è la tipica persona che si fa trasportare, io gli dicevo un po’ cosa doveva fare e lui essendo un artista eccentrico le trasformava e le realizzava. Spesso litigavamo sul set, perchè io sapevo dove lo stavo portando e se il personaggio di Luigi è ben riuscito, è perchè io lo portavo a dei limiti estremi. Amo lavorare sul personaggio con l’attore e di solito gli attori solo dopo il film mi ringraziano, prima quasi tutti mi detestano ma va bene così, li posso capire…

Beh questo ti fa onore. Poi ricordiamo che hai vinto molti premi e riconoscimenti per i tuoi lavori  e ti sei ritrovato a Brosov in competizione con De Niro, Paul Weitz, Robert Redfort e altri grandi nomi, come è stato trovarli faccia a faccia da regista indipendente?

Massimo rispetto per questi mostri sacri! Ti confesso che la serata della proiezione di Zoè ero un pò in ansia, infatti ero attento ai volti delle persone. La cosa bella è che la giuria mi ha confessato nella serata finale che tutti i giurati hanno litigato con il direttore del festival perchè il premio per best director l’avrebbero voluto dare a me non a Robert Redford! Questo mi riempie di orgoglio e di gioia e vuol dire che sono sulla strada giusta! Comunque sia io sono contento lo stesso.

Direi proprio di sì. In conclusione, sicuramente avrai saputo della situazione di Cinecittà e della probabile vendita degli Studios, un tuo pensiero su questa situazione?

E’ tremendo. Se ci pensi a tutte le opere d’arte e alle maestranze del cinema che ci sono, è uno scandalo. In America credo che non potrebbe mai succedere una cosa del genere! Lo scorso anno ho lavorato a Cinecittà per più di sei mesi e ogni qualvolta che entravo sentivo lo spirito di Fellini, dei grandi autori che hanno fatto la storia del cinema italiano e non solo! Questo paese è gestito veramente male, da gente volgare ignorante e superficiale! Sono stato a Brasov e ti devo dire che è una città stupenda, bellissima gente, elegante storicamente e culturalmente avanzata! Ed io che pensavo chela Romaniafosse un paese con un punto esclamativo. Suggerisco a tutti voi di farvi un giro e vedrete dei scenari veramente magici!

Bene,seguiremo il tuo consiglio.

ZoèForse pochi se ne rendono veramente conto ma l’Italia è fatta da quasi dalla metà di essere umani paragonabili a quegli stupidi temerari che credono di essere furbi , ingannando e fregando il prossimo. Gli schettino purtroppo mi sa che sono più di quanto noi possiamo immaginare..stanno vendendo l’Italia a chiunque, prima poi mi auguro che tutto questo scempio culturale anneghi con chi lo ha creato!  Lo scorso anno quando feci la proiezione all’istituto italiano di cultura di Londra, il pubblico mi ha ringraziato dicendomi ..meno male che in Italia c’è ancora qualcuno che fa qualcosa di serio. Gli italiani che vivono a Londra avevano la percezione del nostro paese come se fossimo tutti dei buffoni, puttanieri, gretti e ignoranti. Amo il mio paese ma gli italiani come disse il buon Cavour bisogna ancora farli, ma secondo me non si faranno mai sono troppo concentrati sull’ invidia del prossimo.

E per questo ti ringraziamo,per aver portato e rappresentato un aspetto diverso dell’Italia. Ora, cosa ci stai preparando per farci emozionare di nuovo?

Sto preparando da più di un anno un progetto dal titolo ” Beyon the Mist” scritto con altri due sceneggiatori, Giovanni Casella e Beba Slijcpcevic. E’ un progetto ambizioso che lega le vicissitudini di una compagnia teatrale che si ritrova sul set a realizzare un film sulle vicende di Federico II di Svevia e il suo fedele monaco Ariberto, il tutto visto da una ragazzina Celinè, ragazza un po’ sbandata e abbandonata a se stessa. Celinè sarà il magnete che lega le vicende storiche con quelle attuali. Un film visionario, avventuroso, d’amore, di tradimenti in poche parole un film Varlottiano! Se dovessi mai riuscire a farlo sicuramente è grazie ai produttori stranieri i quali hanno visto il progetto all’ultimo festival di Cannes e sono rimasti impressionati. Vedremo.. come diceva mia nonna “se sono rose fioriranno!”

Noi te l’auguriamo e ne siamo già convinti di partenza ad ogni modo in bocca al lupo! e ancora Complimenti a te ed a Carola Fenocchio, costumista,  per il premio vinto.

Carola Fenocchio

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Laureata a la Sapienza in Editoria multimediale e nuove professioni dell’informazione con la tesi “Il femminicidio. La favola nera della cronaca italiana“. Da sempre con la passione per la scrittura creativa e la comunicazione, consegue il diploma di laurea in Scienze della comunicazione per poi perfezionare e completare il ciclo di studi con la laurea magistrale. Le varie esperienze lavorative nell’ambito dell’informazione radiofonica e televisiva le fanno maturare e sperimentare sul campo la teoria studiata sui libri dandole la possibilità di acquisire ulteriori conoscenze. I mass media non sono le uniche esperienze lavorative e formative. Lo spirito di adattamento e la versatilità le hanno dato l’opportunità in passato di maturare esperienze in diversi settori, dall’immobiliare ai centri estivi e di doposcuola. L’incontro con il teatro avviene casualmente e la visione di uno spettacolo di Gigi Proietti si rivela fatale. La smisurata passione per il teatro si trasferisce nell’ambito degli studi portando in commissione di laurea triennale la tesi “L’arte del comunicare. Teatro e media nell’epoca post moderna” prendendo come modello di riferimento le doti comunicative di Gigi Proietti. “ Un grande errore è credersi di piu’ di quello che si è ma anche stimarsi di meno di quello che si vale” .
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Laureata a la Sapienza in Editoria multimediale e nuove professioni dell’informazione con la tesi “Il femminicidio. La favola nera della cronaca italiana“. Da sempre con la passione per la scrittura creativa e la comunicazione, consegue il diploma di laurea in Scienze della comunicazione per poi perfezionare e completare il ciclo di studi con la laurea magistrale. Le varie esperienze lavorative nell’ambito dell’informazione radiofonica e televisiva le fanno maturare e sperimentare sul campo la teoria studiata sui libri dandole la possibilità di acquisire ulteriori conoscenze. I mass media non sono le uniche esperienze lavorative e formative. Lo spirito di adattamento e la versatilità le hanno dato l’opportunità in passato di maturare esperienze in diversi settori, dall’immobiliare ai centri estivi e di doposcuola. L’incontro con il teatro avviene casualmente e la visione di uno spettacolo di Gigi Proietti si rivela fatale. La smisurata passione per il teatro si trasferisce nell’ambito degli studi portando in commissione di laurea triennale la tesi “L’arte del comunicare. Teatro e media nell’epoca post moderna” prendendo come modello di riferimento le doti comunicative di Gigi Proietti. “ Un grande errore è credersi di piu’ di quello che si è ma anche stimarsi di meno di quello che si vale” .

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