Al termine di un grande evento il rito del commento del giorno dopo è una consacrata abitudine. Non importa se si è esperti o meno, l’importate è commentare.

Quindi eccomi qui a commentare il 69esimo festival della canzone italiana terminato alle prime ore di domenica 10 febbraio.

Ma cosa c’è in realtà da commentare quest’anno? In un festival che ha dispensato per cinque giorni solo una noia indefinibile (mi mettevo sul divano, copertina, tisana…con tutte le buone intenzioni di arrivare fino alla fine, ma morfeo arrivava sempre prima aiutato dalla noia di questo show), lo scossone dal torpore è arrivato proprio alla fine. Quasi come un gol segnato ai supplementari, uno di quei gol che portano la vittoria ad una squadra e la sconfitta all’altra.

Si perché quando sembrava tutto chiaro, deciso, ecco che sul podio arriva l’outsider per eccellenza, il nome che pochi o nessuno aveva considerato. Neanche i bookmakers. La triade logica (logica, non di preferenza personale), sarebbe dovuta essere Berté , Il Volo, Ultimo (in ordine alfabetico).

Ma Alessandro Mahmood, già vincitore a dicembre nella nuove proposte, apparso per qualche settimana in una passata edizione di X Factor, ragazzo di 27 anni nato a Milano da padre egiziano e madre sarda (con tratti somatici marcatamente arabi), si insinua nel trio scalzando la ritrovata grintosa Loredana Berté.

Non solo. Il ragazzo poco conosciuto, ma di cui tutti inconsapevolmente cantano “Hola” di Marco Mengoni (di cui è autore), vince il festival Yin e Jang, portando però poca armonia.  E, in un clima da qualche tempo di ritorno alla caccia alle streghe, si grida allo scandalo, all’extracomunitario che si insinua anche nel festivalone nazionale portando una canzone vagamente arabeggiante (morocco music la definirà lui). Ma non solo. L’extracomunitario addirittura rappresenterà l’Italia all’Eurovision song contest che si terrà a Tel Aviv il prossimo maggio.  Che smacco a Salvini.

Mahmood vince Sanremo, Salvini twitta che faceva il tifo per Ultimo
Mahmood vince Sanremo, Salvini twitta che faceva il tifo per Ultimo

In questo clima di caccia alle streghe però mi sono ricordata di una cosa. Nel 2000 io ero a Sanremo come ufficio stampa della vincitrice delle Nuove Proposte, Jenny B. La storia di Jenny è più o meno simile a quella di Mahmood. Anche lei nata da madre italiana e padre africano (non ricordo bene la nazione). Non solo il tratto somatico era diverso da quello europeo ma era evidenziato dal colore scurissimo della pelle.

Si presentò con una canzone romantica, una ballad tipicamente italiana. Forse troppo per una cantante dalla voce straordinaria con cui avrebbe potuto cantare anche le pagine gialle in qualsiasi genere musicale planetario possibile. Dopo la sua vittoria nessuno, sottolineo nessuno, la additò come extracomunitaria che toglieva il podio a un artista italiano. Anzi. Arrivarono anche dei messaggi che la paragonavano invece ad un prototipo di star internazionale, ospite della manifestazione.

Era il 2000. Quindi 19 anni fa. Questo per dire che diciannove anni fa la presenza di un’artista dai tratti non europei era considerata normale? Del resto avevamo già avuto una miss Italia di colore (ma quello aveva generato un po’ di polemica).

Jenny B, vincitrice di Sanremo 19 anni prima di Mahmood
Jenny B, vincitrice di Sanremo 19 anni prima di Mahmood

Quindi, cosa è successo in questi 19 anni? Il regresso? La caccia alle streghe? In nome di cosa? Di un’invasione di territorio? Rendiamoci conto di questo. E’ terribile. Io sono arrivata ad avvisare mio nipote di 19 anni, ragazzo italiano adottato di origini nepalesi, dai tratti somatici non europei, di stare attento quando va in giro perché l’ondata di pregiudizi e di mentalità stereotipate è sempre più crescente. E questa ondata ha investito anche il Festival della canzone italiana.

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