Da Mantova a Roma. Il 24 Novembre presso il Centrale Preneste Teatro, arte poesia e fantasia troveranno il loro palco grazie ad uno spettacolo che promette di incantare.

La Compagnia Teatro all’improvviso ci racconta di cosa si tratta.

Immagine, poesia e gesto: sono questi i tre punti cardine che avete scelto per il vostro lavoro a teatro. Come siete arrivati a questa scelta di contenuti?

Negli ultimi dieci anni, il lavoro della Compagnia si è concentrato soprattutto su un teatro visuale dove l’immagine ha preso il sopravvento sulla parola. Si è quindi cercato di raccontare storie attraverso il gesto, il colore e il segno, ma anche attraverso il movimento, la danza e la musica, spesso suonata dal vivo. In ogni spettacolo si è affrontato un tema e un lavoro diverso e per questo gli spettacoli del Teatro all’improvviso, pur mantenendo un originale segno stilistico, si differenziano tutti l’uno dall’altro.

Il vostro modo di rappresentare il fantastico e il reale, richiama moltissimo la narrazione dei silent books. Una vera e propria meta comunicazione dove i più piccoli sono protagonisti di storie sempre nuove. Cosa ne pensate?

Il libro è un veicolo straordinario che la nostra compagnia ha sempre abbinato ad ogni spettacolo. Dario Moretti, autore dei testi e della regia degli spettacoli del Teatro all’improvviso, da oltre 20 anni scrive e illustra libri per l’infanzia e quindi la scrittura dello spettacolo va spesso di pari passo con la scrittura e l’illustrazione del libro che l’accompagna.

Per “Scherzo a tre mani”, il lavoro che sarà rappresentato a Roma, è stato pensato un “silent books” perché nel libro si vuole giocare e “scherzare” con l’evoluzione di una immagine che di pagina in pagina si evolve raccontando una storia e poi trasformandosi in un altra, grazie ad una semplice invenzione o a un cambio di segno. La stessa cosa che avviene nello spettacolo attraverso l’evoluzione della musica e del disegno.

Quali sono gli argomenti che preferite affrontare nei vostri spettacoli?

In ogni spettacolo si affronta una diversa avventura e come in un viaggio si cerca di trovare nuovi percorsi e nuove esperienze.

Negli ultimi spettacoli della compagnia si è cercato soprattutto di lavorare in rapporto al movimento e al gesto, sia danzato che pittorico, così sono nati spettacoli come “Il punto, la linea, il gatto” e “La natura dell’orso”. Poi si è lavorato sulla musica e sull’ascolto affrontando un viaggio fantastico nelle sonorità e nei silenzi della “Foresta blu”, per arrivare poi alla giocosa carrellata di storie e disegni sulle musiche di Bartòk in “Scherzo a tre mani”.

Nelle ultime tre produzioni del Teatro all’improvviso abbiamo ripreso a valorizzare anche un po’ di più la parola, ma sempre in un ambito poetico e simbolico, come in “La casina dei Gonzaga”, “Peu” (testo di Mafra Gagliardi) e “Luna”.

“Teatro all’improvviso”: chi siete? E perché teatro all’improvviso?

La Compagnia nasce nel 1978, quando ancora quasi non esisteva il teatro per l’infanzia. Abbiamo cominciato con burattini, marionette e teatro di figura, poi alla fine degli anni ’80 la compagnia si è aperta nuove e diverse forme e percorsi artistici.

Influenzati da alcuni artisti del ‘900 come Calder, Klee, Pollock, Kandinsky … si è cercato di dare al nostro teatro un’ impronta più originale e caratterizzata soprattutto da una particolare ricerca sull’immagine in rapporto anche al gesto, al segno e all’invenzione pittorica dei bambini.

Sono nati spettacoli, ma anche installazioni artistiche, percorsi teatrali, workshop, laboratori, che portavano i bambini in contatto con forti esperienze visive e sensoriali. Con l’avvento di nuove tecnologie agli inizi del 2000 la pittura ha iniziato ad avere un ruolo importante all’interno del nostro repertorio teatrale e sono nati spettacoli come che sono stati rappresentati centinaia di volte, soprattutto all’estero.

Il nome della compagnia nasce semplicemente da una modalità di approccio allo spettacolo: l’improvvisazione. Questo però è esclusivamente una modalità di costruzione dello spettacolo, che una volta definito e strutturato, rimane immutato ad ogni replica.

Sarete in scena a Roma il prossimo 24 Novembre con Scherzo a tre mani: musica, pittura e manipolazione. Ci sono elementi di interazione con il pubblico?

I nostri spettacoli sono costruiti in modo da stimolare e sensibilizzare il nostro pubblico attraverso le tematiche proposte e la messa in scena. Non sono mai previste interazioni o coinvolgimenti diretti con il pubblico, che toglierebbero poesia alla rappresentazione, allungandone i tempi e rompendo ritmo e senso.

Su cosa vuole accendere l’attenzione questo spettacolo?

In questo spettacolo sono due le cose importanti: la musica di Béla Bartòk e l’invenzione pittorica. E’ molto importante che il pubblico e i bambini si lascino trasportare da questi elementi cerando di coglierne le affinità e il gioco.

L’ascolto e lo sguardo sono importanti anche quando non esiste un testo che racconta qualcosa. E’ quindi molto importante prestare la massima attenzione anche quando la musica accompagna il semplice sviluppo di un segno.

Chi sono i “protagonisti “?

Gli attori dello spettacolo sono la pianista Saya Namikawa e il pittore Dario Moretti, che entrando in scena diventano immediatamente i due unici protagonisti in tutte le piccole storie rappresentate.

Come nascono i vostri spettacoli per i più piccoli? Cosa pensate prima di iniziare a costruirne uno?

Generalmente i nostri spettacoli per i più piccoli nascono da una intuizione o dalla semplice idea di raccontare qualcosa di nuovo, che possa soprattutto essere di stimolo e riflessione. Non amiamo raccontare storie già note, ma cerchiamo sempre di proporre qualcosa che si differenzi dalla loro esperienza.

Cerchiamo inoltre sempre di distoglierli dal messaggio televisivo o da quello commerciale che incontrano nella loro vita quotidiana. E’ chiaro che un simile messaggio è difficile comunicarlo in meno di un’ora di spettacolo, è vero però anche che bisogna provarci, cercando soprattutto di avere l’appoggio degli insegnanti e dei genitori, che per primi, dovrebbero stimolare certi valori ai loro bambini.

Vi rivolgete anche ad un pubblico “meno giovane”?

Normalmente i nostri spettacoli si rivolgono a bambini della fascia 3/8 anni.

Ultimamente stiamo lavorando anche ad uno spettacolo per adulti concepito su un avvenimento storico avvenuto all’interno della Famiglia dei Gonzaga di Mantova.

E’ in produzione anche uno spettacolo per adolescenti: “Luna”

Il teatro per i più piccoli cosa rappresenta secondo voi?

Il teatro in assoluto deve rappresentare comunque e sempre un’esperienza, per chiunque.  Il teatro deve sempre sorprendere e spiazzare e in particolar modo il pubblico dei bambini che non dovrebbero mai trovarsi davanti a qualcosa di banale e di scontato.

Questa è una grande responsabilità per chi fa teatro per bambini, essere sempre all’altezza di quello che si sta facendo e proponendo, anche perché generalmente i bambini non vanno a teatro per loro scelta, ma sono accompagnati e quindi bisogna dare sempre il meglio!

Grazie alla compagnia Teatro all’Improvviso.

Per maggiori informazioni  www.teatroallimprovviso.it

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Conservare lo spirito dell’infanzia dentro di sé per tutta la vita vuol dire conservare la curiosità di conoscere il piacere di capire la voglia di comunicare. – Bruno Munari – Insegnante di scuola dell’infanzia per passione, amo ripetermi che leggere fra le righe dell’arte sia una forma di comunicazione privilegiata della quale i bambini sono i veri maestri. Laureata in Scienze dell’Educazione con una Tesi dedicata al confronto fra i modelli mass mediali in relazione alla multicultura e alla multireligiosità in una prospettiva interculturale, scelgo di perfezionarmi successivamente proprio in Educazione Interculturale, convinta che saper guardare sempre “oltre”, osservare attentamente e ascoltare con curiosità, siano una buona chiave di lettura per stare al passo con questo mondo che non si ferma mai, proprio come i bambini ai quali dedico il mio lavoro. Proprio come l’Arte, alla quale dedico il mio entusiasmo.
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Conservare lo spirito dell’infanzia dentro di sé per tutta la vita vuol dire conservare la curiosità di conoscere il piacere di capire la voglia di comunicare. – Bruno Munari – Insegnante di scuola dell’infanzia per passione, amo ripetermi che leggere fra le righe dell’arte sia una forma di comunicazione privilegiata della quale i bambini sono i veri maestri. Laureata in Scienze dell’Educazione con una Tesi dedicata al confronto fra i modelli mass mediali in relazione alla multicultura e alla multireligiosità in una prospettiva interculturale, scelgo di perfezionarmi successivamente proprio in Educazione Interculturale, convinta che saper guardare sempre “oltre”, osservare attentamente e ascoltare con curiosità, siano una buona chiave di lettura per stare al passo con questo mondo che non si ferma mai, proprio come i bambini ai quali dedico il mio lavoro. Proprio come l’Arte, alla quale dedico il mio entusiasmo.

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