A Roma, al numero 58 di Via Alberto da Giussano, nel Municipio 5 in zona Pigneto/Malatesta, c’è il Centrale Preneste Teatro. Una Centrale di energia pulita, propulsiva, che irradia calore e movimento.

Con il sostegno e la fiducia del Municipio 6 che accoglie un’istanza e una necessità del territorio, con l’appassionata complicità della musicista Giovanna Marini e dell’architetto-scenografo Luca Ruzza, la compagnia Ruotalibera inaugura un teatro di ricerca, formazione e spettacolo sulle arti sceniche con sede stabile a Roma. Un teatro per il territorio, con vocazione internazionale per la sua concezione di spazio scenico modificabile, un teatro per tutti, ma con una dedica speciale alle nuove generazioni e all’incontro prezioso con chi, avendo molto vissuto, ha molto da raccontare.

La cooperativa Ruotalibera compare sul panorama culturale italiano nel 1977. La sua ricerca attraversa le pratiche di animazione teatrale per approdare a un lavoro d’autore e d’attore e alla scrittura scenica e drammaturgica. L’attenzione al mondo dell’infanzia e dei giovani è il tratto distintivo della sensibilità della compagnia, ciò che la conduce a una poetica di impegno culturale e civile, ad ascoltare le voci di chi è senza voce: “in – fans”, in latino, è chi non può parlare, chi non ha voce.

Direttamente attraverso le parole di Tiziana Lucattini , fra le organizzatrici del progetto, scopriamo insieme cosa significhi “ fare teatro per le nuove generazioni”

Dal 10 Novembre parte la nuova stagione teatrale del Teatro CentralePreneste: teatro per le nuove generazioni. Cosa significa organizzare una stagione teatrale per le “ nuove generazioni” in termini di impegno?

Fatica fatica fatica e consapevolezza del rischio che corriamo ogni anno dal momento che sul teatro non riceviamo finanziamenti. Ma sappiamo che c’è un pubblico, vorrei dire una piccola comunità, che ci aspetta e si aspetta qualcosa da noi. Il teatro ha cominciato a tessere le relazioni con le persone.

Gli spettacoli in programma colpiscono per la grande varietà di proposte. Ci sono richiami al sociale, alla musica, al mondo fantastico e se non sbaglio anche compagnie “importanti” di fuori Roma, ad esempio La Baracca Testoni Ragazzi di Bologna, per citarne una. Come avete scelto le proposte per organizzare la nuova stagione?

Abbiamo in effetti lavorato a scegliere realtà diverse, a livello nazionale e a livello romano, realtà più solide con una lunga tradizione ed esperienza nel teatro ragazzi, pionieri del settore che sono passati negli anni attraverso sperimentazioni e grande radicamento sul territorio, come la compagnia che citi, ma abbiamo voluto sostenere e dare quella che chiamiamo visibilità, anche se oggi la sensazione è di essere tutti invisibili e inutili nel nostro settore, a giovani compagnie. Rrealtà come ad esempio il Teatro dei Dis-occupati, tanto per citarne una, che con coraggio e determinazione resistono e fanno dei limiti oggettivi in cui loro stessi e molte giovani realtà si trovano (niente spazi per provare, niente finanziamenti, ostacoli burocratici), una fonte di stimolo e di bellezza. Vogliamo tracciare una continuità fra le generazioni, fra le esperienze, personalmente credo a quello che è intero, che non separa, che accoglie e si confronta con le differenze di tutti i  tipi, linguaggi scenici, età, culture.

Che cos’è Ruota Libera Teatro? Qual è il suo obiettivo principale? Tiziana, raccontaci di voi.

Ruotalibera è la compagnia teatrale di cui sono direttore artistico dal ‘91, anno di “concepimento” di Scarpette rosse, uno degli  spettacoli cult come si dice – ma se trovi un altro termine mi associo! – del Teatro  Ragazzi, testo  tradotto in francese, inglese spagnolo  tedesco e fiammingo, e rappresentato in molti teatri di Europa, oltre che in Italia, per tutto un decennio.  E’  la compagnia a cui è stato affidato il Teatro Centrale Preneste dal Municipio 5 (ex 6 e 7, un immenso territorio). Ruotalibera nasce negli anni ’70, fondata da Marco Baliani, e  non ha mai tradito dalle sue origini ad oggi la sua dedica all’infanzia, anzi negli anni ha consolidato il suo “impegno” verso il sociale e verso l’infanzia intesa come il territorio dei “senza voce”, età a rischio per eccellenza. Intorno a questo concetto poetico abbiamo costruito la nostra identità. Il bambino per dirla con Eugenio Barba è il nostro piccolo Totem necessario.

Chi collabora con te a questo progetto?

Siamo una compagnia che resiste insieme attraverso molte peripezie, da ormai 40 anni.

Il teatro dedicato ai più giovani da cosa si distingue e caratterizza rispetto al teatro rivolto ad un pubblico adulto?

Si caratterizza per quello che ti dicevo, la scelta di un campo poetico, che per me non è un mercato, non è un pubblico e basta, ma è un profondo contatto con l’infanzia dell’uomo e dell’umanità. Una scelta di marginalità. Il teatro infanzia e giovani è infatti pressoché invisibile a livello mass-mediatico, mode e critiche teatrali, conosciuto solo sui territori dove si radica. Eppure il nostro campo poetico non è estraneo alla letteratura o al cinema, non è estraneo ad artisti che dell’infanzia hanno i segni sulla pelle.

Pensiamo a Il fantasma della libertà di Bunuel o al racconto Il signore delle mosche di W.Golding che ha attirato l‘attenzione di Peter Brook che ne ha fatto un grande film sull’infanzia; pensiamo a Moushette di Bresson; a M Il mostro di Dusseldorf di  F. Lang. Leggiamoci Beckett e l’agghiacciante domanda di Tutti quelli che cadono  “…Hai mai avuto voglia di uccidere un bambino?”. Ancora Beckett in Finale di partita:  “…Chi chiamavi la notte quando eri piccolo piccolo e avevi paura…?”  O ancora Shepard  de’ Il bambino sepolto; o Proust con la  sua descrizione della buonanotte materna.

Quali sono le criticità, le difficoltà maggiori che si incontrano nel fare teatro rivolto alle nuove generazioni, oggi?

Ascoltarne i bisogni, i bisogni più profondi anche al di là di quello che viene da loro detto, verbalizzato, però d’altra parte non sovrapporsi a loro. Contatto e ascolto reale, come è sempre in una relazione. Quello che proponiamo nei laboratori o negli spettacoli  è infatti una relazione i cui ci si  metta  in  gioco da ambo le parti. Sistemi che si incontrano o scontrano. Non inseguire mode dei tempi, definizioni,  assecondare  per essere come “loro”. Essere “noi” sinceramente come siamo, ma in ascolto, aperti e curiosi, sì, questo sì, come bambini alla scoperta dei mondi possibili

Cosa vi augurate per questa nuova stagione teatrale?

Tanto  pubblico, tante domande.

Il teatro è?

Luogo di possibilità di mondi possibili che si incontrano per far accadere l’invisibile e l’impossibile

Grazie a Tiziana Lucattini

 

CENTRALE PRENESTE

Teatro per le nuove generazioni

Via Alberto da Giussano, 58 – Roma Quartiere Predestino/Pigneto

Informazioni: 06 27801063 – 25393527 lunedì/venerdì 10.00/17.00

 

 

Warning: count(): Parameter must be an array or an object that implements Countable in /web/htdocs/www.lanouvellevague.it/home/wp-content/plugins/ultimate-author-box/inc/frontend/uap-shortcode.php on line 119
style=”display:none;”>
Author Details
Conservare lo spirito dell’infanzia dentro di sé per tutta la vita vuol dire conservare la curiosità di conoscere il piacere di capire la voglia di comunicare. – Bruno Munari – Insegnante di scuola dell’infanzia per passione, amo ripetermi che leggere fra le righe dell’arte sia una forma di comunicazione privilegiata della quale i bambini sono i veri maestri. Laureata in Scienze dell’Educazione con una Tesi dedicata al confronto fra i modelli mass mediali in relazione alla multicultura e alla multireligiosità in una prospettiva interculturale, scelgo di perfezionarmi successivamente proprio in Educazione Interculturale, convinta che saper guardare sempre “oltre”, osservare attentamente e ascoltare con curiosità, siano una buona chiave di lettura per stare al passo con questo mondo che non si ferma mai, proprio come i bambini ai quali dedico il mio lavoro. Proprio come l’Arte, alla quale dedico il mio entusiasmo.
×
Conservare lo spirito dell’infanzia dentro di sé per tutta la vita vuol dire conservare la curiosità di conoscere il piacere di capire la voglia di comunicare. – Bruno Munari – Insegnante di scuola dell’infanzia per passione, amo ripetermi che leggere fra le righe dell’arte sia una forma di comunicazione privilegiata della quale i bambini sono i veri maestri. Laureata in Scienze dell’Educazione con una Tesi dedicata al confronto fra i modelli mass mediali in relazione alla multicultura e alla multireligiosità in una prospettiva interculturale, scelgo di perfezionarmi successivamente proprio in Educazione Interculturale, convinta che saper guardare sempre “oltre”, osservare attentamente e ascoltare con curiosità, siano una buona chiave di lettura per stare al passo con questo mondo che non si ferma mai, proprio come i bambini ai quali dedico il mio lavoro. Proprio come l’Arte, alla quale dedico il mio entusiasmo.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Moderazione dei commenti attiva. Il tuo commento non apparirà immediatamente.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.