Prendendo una pausa momentanea dal Festival internazionale del Film di Roma, siamo tornati al mondo del palcoscenico e della recitazione autentica.

Al Teatro Millelire, dal 21 al 26 ottobre, va in scena Impotente e prepotente” scritto e diretto da Antonio Diana (“Abbascia ‘a grotta” del 2013), prodotto dalla compagnia “Madrearte” e “Deashow” con le musiche originali di Giuseppe D’Ario, Gaetano Fierro e Salvatore Pisano.  Sul palco Serena Pisa, Nino Bruno, Lino Trematerra, Viviana Cangiano, Riccardo Citro, Antonio Botta e lo stesso Antonio Diana.

Rappresentazione che trova il suo punto di forza nel perfetto equilibrio tra tragedia e comicità, assistiamo alle sfortunate vicende della famiglia Moscio. Michele (Antonio Diana), ateo convinto e “padrone” di casa, soffre di impotenza da quasi 15 anni, provocata forse dalla perdita del figlio. Questa condizione lo rende costantemente agitato e facile all’irritazione. Nonostante abbia provato a consultare un’infinità di medici, non sembra esserci una cura efficace.
La moglie (Viviana Cangiano), oramai quasi del tutto rassegnata alla situazione del marito e vera padrona di tutte le proprietà familiari, spende le proprie giornate nelle attività umanitarie e religiose, aiutando i bisognosi e le opere di ristrutturazione della chiesa. Gli anni passano tra le liti dei coniugi ed i battibecchi dei domestici Maddalena (Serena Pisa), cameriera della casa, e l’autista di Michele ( Nino Bruno).
Sarà l’arrivo di un nuovo cuoco (Lino Trematerra) e di un nuovo medico (Riccardo Citro) a smuovere la situazione. Il secondo, in particolare, suggerirà al sig. Moscio di dare sfogo a tutte le sue fantasie sessuali, coinvolgendolo in episodi ambigui ed imbarazzanti. Sarà con l’aiuto del fedele autista e del proprio giardiniere (Antonio Botta) che Michele proverà a fare definitivamente pace con la moglie e a riconquistare la propria vita.

Scambiata inizialmente per una commedia dall’umorismo delicato e pungente, in realtà “Impotente e prepotente” nasconde un lato ben più profondo. In perfetta sintonia con i momenti comici, la tragicità dei personaggi si rivela nei momenti più impensabili risultando, in questo modo, maggiormente toccanti ed emozionanti. I silenzi contraddistinguono questi episodi. La sofferenza dei personaggi non è affidata alle loro parole ma alla quasi totale mancanza di reazioni come se, oramai non più in grado di combattere i fantasmi del passato, si fossero arresi al dolore diventando incapaci di reagire e di esternare il proprio dolore.
Pur affrontando temi di discussione come l’aborto e la vita dopo la morte, l’opera di Diana riesce comunque a tornare in modo fluido e dinamico alla stessa comicità con cui comincia lo spettacolo, affidando l’intrattenimento più alla capacità recitativa degli attori che alle vere e proprie battute. Scommessa rivelata vincente grazie all’impegno messo da tutti i commedianti. Plauso particolare va a Serena Pisa e Riccardo Citro e alla loro abilità canora.

Assolutamente da vedere, lo spettacolo riuscirà sicuramente a divertirvi e ad emozionarvi lasciandovi, a fine serata, un ricordo indimenticabile.

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Responsabile Redazione di Roma, Autore La Nouvelle Vague Magazine
Nato a Roma, studia Scienze della Comunicazione all’Università degli Studi di Roma tre. Appassionato di cinema, libri, serie tv e arti marziali, sogna di diventare giornalista professionista.
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