Con la schiettezza e la solita pungente ironia, che anche il grande pubblico conoscono benissimo, è salito sul palco di Link Fabio Canino. A conversare con Canino, sul palco Alessandro Antinelli (giornalista, commentatore e telecronista sportivo).

Le parole che mancano al cuore è un romanzo d’amore. L’ennesimo?

No, perché racconta una storia d’amore che si sviluppa in un ambiente “particolare” e poco (forse per niente) frequentato in questi termini: quello calcistico.

Com’è nata l’idea

Come spiega Canino, tutto nasce dall’ascolto di un’intervista a Trapattoni in cui l’allenatore affermava, quasi a mo’ di battuta più che con ombra di omofobia

nel calcio non esistono gay

Esistono eccome invece, e Canino ha voluto appunto raccontare un’ipotetica storia d’amore tra due di essi, Matteo e Thiago.

L’uno in cerca di affermazione professionale e proveniente da una tipica famiglia media italiana (forse anche un po’ chiusa).

L’altro, affermato calciatore brasiliano, che ha già praticamente raggiunto il top della carriera (ha due palloni d’oro alle spalle) quindi senza più niente da perdere sembra quasi pronto al coming out.

Passo che si rivela non così semplice per Matteo invece…

Viene da chiedersi però: perché nel 2019 un semplice coming out, una dichiarazione di omosessualità dovrebbe essere così problematico per un professionista?

Da non dimenticare che l’omosessualità si paventa come tabù praticamente solo nel calcio perché in altri sport il raccontarlo è l’assoluta normalità.

Ecco, il romanzo vuole essere tramite di speranza e di “coraggio nello squarciare il velo “ su questo tabù che molti temono metta a rischio la propria carriera professionale.

Quali sono “le parole che mancano al cuore”?

Secondo una prima idea dell’autore il romanzo si sarebbe dovuto chiamare “Le parole che mancano”, in un secondo momento però, d’accordo con l’editore (Sem), si è passati alla versione definitiva che è quella arrivata alla pubblicazione.

Perché? Per confermare già dal titolo la centralità di una storia d’amore,  non qualcosa che potesse far pensare a scandali.

Il titolo, in realtà, si potrebbe applicare a tutto ma come affermato da Canino durante la presentazione

la differenza la fanno proprio le parole. Non quelle dette ma quelle non dette, per paura o per egoismo e quindi le più pericolose.

Meglio dire una parola in più e giustificarla che non dire niente. Non prendere posizione è tremendo.

Chi non parla, chi non prende posizione ha già in realtà preso posizione

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Quasi trentenne triestina, laureanda in scienze dell’educazione col sogno di lavorare con minori in difficoltà. Curiosa di natura e sempre pronta a mettersi in gioco con nuove esperienze Appassionata di teatro e soprattutto di musical; di cinema, danza, musica e divoratrice di libri, insomma di qualsiasi forma d’arte
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Quasi trentenne triestina, laureanda in scienze dell’educazione col sogno di lavorare con minori in difficoltà. Curiosa di natura e sempre pronta a mettersi in gioco con nuove esperienze Appassionata di teatro e soprattutto di musical; di cinema, danza, musica e divoratrice di libri, insomma di qualsiasi forma d’arte
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1 commento

  1. Una lite in diretta molto accesa tra Selvaggia Lucarelli, Fabio Canino, Nunzia De Girolamo e il suo coach Raimondo Todaro. I due giurati inizialmente hanno qualcosa da ridire al maestro della ballerina: In vista del prossimo anno dovresti alleggeriti, speriamo di rivedere il vero Raimondo . Il coach si difende e respinge le accuse della Lucarelli: Se sono stato pesante chiedo scusa al pubblico a casa, io non ho mai il muso a prescindere ci sono sempre delle motivazioni serie. Quando rispondo lo faccio per difendermi . Nunzia De Girolamo prova a placare la polemica, ma finisce con alimentarla ulteriormente: Per la serenita di tutti noi dico che ci siamo divertiti un mondo e approfitto per ringraziare tutti. Questa esperienza e una grande avventura. Raimondo grande amico e persona davvero meravigliosa . Dopo le parole della De Girolamo, Canino ne approfitta per togliersi un sassolino: Ho visto i tuoi mi piace a chi ci augura la morte! .

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