INCONTRO TRA CECHOV E LA MODERNITA’

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TSI la Fabbrica dell’Attore e Fattore K presentano Tre atti unici di Anton Čechov, spettacolo ideato e diretto da Roberto Rustioni  e in scena fino al 23 febbraio alla Sala Studio del Teatro Vascello.

Un numero perfetto il tre, come le storie di questa pièce: due atti unici del 1888 (La domanda di matrimonio e L’orso) e una farsa scritta nel 1891 (L’anniversario).

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In scena incontriamo non soltanto quattro attori intensi e capaci (Antonio Gargiulo, Valentina Picello, Roberta Rovelli, Roberto Rustioni), ma anche attimi di vita vissuta, gesti quotidiani automatici e familiari.

Le vicende riguardano un proprietario terriero, il giovane Ivan, ragazzo ansioso e a tratti maldestro, che chiede in sposa la sua vicina di casa, Natal’ja. L’iniziale imbarazzo che evolve delicatamente in un corteggiamento, sfocia in una litigata piuttosto accesa per questioni di confini delle proprietà. Poi c’è l’ex ufficiale Smirnov che si innamora della vedova Elena dopo averle chiesto di saldare i debiti del marito defunto. Nel terzo atto ci sono un impiegato di banca, Kuz’ma, e il suo presidente Andrej alle prese con la preparazione del discorso annuale di ringraziamento e una visita tanto invadente quanto inaspettata.

La scena essenziale e minimalista ricorda il backstage di un qualsiasi teatro: non ci sono quinte né spazi invisibili, solo un paio di tavoli con sopra degli oggetti e delle sedie che delimitano il palco. Gli attori fanno tutto in scena, si riscaldano e attendono seduti il loro turno partecipando in silenzio all’azione. I personaggi si avvicinano e si respingono come calamite restituendoci quelle dinamiche complesse tipiche del rapporto tra uomo e donna. C’è dietro tutto questo un’estrema naturalezza del gesto, lontana da qualsiasi tipo di artificio. Il movimento si trasforma in danze ‘avvolgenti’. I balli di coppia creano una dissolvenza  tra un quadro e l’altro simulando un po’ le tecniche di un corteggiamento romantico e delicato. La scelta delle canzoni che accompagnano questi momenti non è casuale: da You Must Have Fallen from the Sky di Glen Hansard a I Feel Free dei Cream, il messaggio oscilla tra la stanchezza di combattere al punto tale che la resa sembra l’unica soluzione possibile e la sensazione di libertà che può dare un sentimento come l’amore.

Lo sguardo ironico e sarcastico di Cechov avvolge l’azione come un mantello, tra uno sguardo stanco e un gesto disperato che poi precipita nel silenzio.

Il destino tragico e  beffardo che pende come una spada di Damocle tira fuori dalle nostre esistenze tutte le nevrosi e le gabbie in cui in maniera più o meno volontaria ci chiudiamo.

Forse di questo lavoro non si può parlare come un vero e proprio adattamento in quanto le nevrosi, le contraddizioni e le complessità in generale dei personaggi non hanno bisogno di essere spogliate di quella classicità che risulterebbe pesante ad uno spettatore contemporaneo. Rustioni dona in più quella naturalezze e capacità espressiva che ci permette di cogliere tutte le sfumature dell’animo umano come se ci trovassimo di fronte ad una tavolozza di colori.

Ci godiamo questa sorta di “recitazione da camera”, in una atmosfera intima e piacevole, in cui le musiche insieme agli spettatori che, nonostante il poco spazio a disposizione, riempiono la sala. L’artista rimane ‘a portata,’ per così dire.

Minima è la distanza fisica come quella emotiva che divide l’attore dallo spettatore.

 

TSI la Fabbrica dell’Attore – Fattore K
TRE ATTI UNICI DA ANTON CECHOV
ideazione e regia Roberto Rustioni
drammaturgia Chiara Boscaro
consulenza Fausto Malcovati
con Antonio Gargiulo, Valentina Picello, Roberta Rovelli, Roberto Rustioni
assistente alla regia Luca Rodella
movimento coreografico Olimpia Fortuni

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