Oggi, 26 ottobre, la città di Trieste celebra l’anniversario del suo ritorno all’Italia nel 1954, un evento che ha segnato la fine dell’Amministrazione Alleata. Per alcuni un momento di gioia e ridefinizione identitaria, per altri un giorno triste. In questo contesto storico, il libro “Infanzia triestina” di Pierluigi Sabatti (Bottega Errante Edizioni) si rivela una lettura essenziale, capace di restituire la complessa atmosfera di quegli anni cruciali attraverso uno sguardo intimo e commovente.

Non si tratta di un saggio storico, ma di un’immersione emotiva nel microcosmo triestino. Sabatti, nato nel 1950, utilizza l’espediente narrativo degli occhi ingenui e curiosi del bambino per raccontare una città in fermento, dove la grande Storia con la “S” maiuscola si mescola inevitabilmente con la quotidianità.

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Trieste oltre il confine: tra tragedia e commedia

Attraverso aneddoti e ricordi personali, l’autore cattura le mille voci e le emozioni che caratterizzavano il Territorio Libero di Trieste, un luogo dove la tragedia post-bellica e di confine si mescolava con la commedia della vita quotidiana. L’innocenza dell’infanzia funge da filtro, rendendo il racconto degli eventi politici, sociali e umani più autentico e potente.

Il lettore è condotto in una pagina di storia italiana spesso dimenticata, rivivendo la tensione, l’attesa e, in fine, la catarsi del 1954, quando l’Italia arrivò in Piazza Unità e la folla esultò. La frase del protagonista, che Sabatti riporta: «Ma io voglio venire a vedere l’Italia in Piazza Unità!», riassume perfettamente il desiderio, la speranza e l’attesa di quel periodo.

“Infanzia triestina” è più di un memoir: è un contributo prezioso alla memoria storica di una città che ha dovuto lottare a lungo per la propria identità. Nel giorno in cui si celebra il ritorno, il racconto di Sabatti ci ricorda che la vera storia di Trieste si trova nelle esistenze, nelle voci e nei sentimenti di chi non ha mai smesso di credere nel suo legame indissolubile con l’Italia.


Il Contesto storico al centro della trama

Il cuore pulsante del romanzo, e l’espediente narrativo principale, è un giorno ben preciso: il 26 ottobre 1954.

  1. Il ritorno di Trieste all’Italia (26 Ottobre 1954): L’intera narrazione ruota attorno a questa data epocale, che sancì la fine dell’occupazione angloamericana della città e il definitivo passaggio di Trieste e della sua provincia all’amministrazione italiana, secondo quanto stabilito dal Memorandum di Londra (firmato il 5 ottobre 1954). Il protagonista, il bambino Ninetto, è il testimone oculare dei festeggiamenti in Piazza Unità, dell’arrivo delle navi e dei bersaglieri italiani, un evento celebrato da un’enorme folla come un trionfo nazionale.
  1. Il contesto post-bellico e di Confine: attraverso gli occhi di Ninetto, Sabatti fa rivivere le conseguenze delle turbolenze che avevano destabilizzato la regione. La narrazione include l’eco di eventi drammatici precedenti, come l’occupazione nazista (1943) e la successiva occupazione da parte della Quarta Armata jugoslava (i “quaranta giorni” fino a giugno 1945), e la complessa assegnazione territoriale seguita al Trattato di Pace di Parigi (1947), che aveva inizialmente incluso Trieste nel Territorio Libero di Trieste (TLT), diviso in Zona A (amministrazione anglo-americana) e Zona B (amministrazione jugoslava).
  2. Il Microcosmo di San Giacomo: Il romanzo è ambientato principalmente nel quartiere popolare di San Giacomo, che funge da microcosmo rappresentativo della città. Questo permette a Sabatti di mostrare le misere condizioni di vita, le abitazioni danneggiate dai bombardamenti (meno di un terzo delle case erano intatte), i conflitti ideologici e i contrasti sociali che animavano una città multietnica e divisa, in bilico tra diverse identità e dominazioni (austroungarica, italiana, tedesca, jugoslava, americana, e di nuovo italiana).

Il merito di Sabatti sta nel rendere questi macro-eventi e queste tensioni ideologiche palpabili attraverso il filtro delle esperienze quotidiane, dei drammi familiari e della curiosità di Ninetto. Il libro è una testimonianza emotiva della fragilità e resilienza di una comunità che ha subito sei diverse “scomposizioni” nel secolo precedente, fino alla stabilizzazione del confine, formalizzata solo molto più tardi con il Trattato di Osimo nel 1975.

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1 commento

  1. Egregi signori, ho molto apprezzato la vostra recensione del mio libro. Mi piacerebbe conoscervi meglio anche per impostare una collaborazione vostra con il Circolo della Stampa di Trieste di cui sono presidente.
    Vi prego di mandarmi un po’ di documentazione e di iscrivermi alla vostra newsletter.
    Con i più cordiali saluti e vivi ringraziamenti.
    Devo segnalarvi che vi ho mandato questa mail all’indirizzo info@lanouvellevague.it e mi è stata respinta

    Pierluigi Sabatti

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