Intervista a Luciano Capponi

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INTERVISTA A LUCIANO CAPPONI. DALL’1 OTTOBRE AL TEATRO AGORÀ CON IL BREVETTO DELL’ANIMA

Luciano Capponi autore e regista indubitabilmente “di frontiera”, considerato da molti un autore post contemporaneo per la sua capacità di rilanciare la mente al di là dei propri ostacoli, torna al Teatro Agorà di Roma con un nuovo travolgente spettacolo: Il brevetto dell’anima. Dopo lo straordinario successo di pubblico che gli ha permesso, lo scorso anno, di registrare il sold out per due settimane con Il Vasetto di Pandora, il regista e autore sarà in scena dall’ 1 al 25 ottobre con un cast di sette attori.

Daniele Aldrovandi, Lollo Frizza, Giulio Brando, Valentina Scorsese, Bessy Bang, Stefano D’Angelo e Penny Brown, sono loro i protagonisti della nuova storia nata dalla penna di Capponi.

 

Luciano Capponi torna a teatro con Il Brevetto dell’anima.  Cosa dobbiamo aspettarci da questo nuovo lavoro?

È una bella domanda. Insolita. È come chiedere al domani in che modo sorgerà il sole. Questo non è un disattendere le proprie responsabilità ma esercitare una funzione secondo me prioritaria dell’esistenza, che è quella di sorridere. Quindi questo nuovo lavoro…sarà nuovo, sarà contemporaneo, sarà futuro, sarà virtuale o sarà un sogno…non ha nessuna importanza, dobbiamo aspettarci ciò che secondo me è vitale e cioè la rappresentazione della vita sul palcoscenico e la capacità degli attori di essere presenti e di saper recitare senza i lacci delle strutture conoscitive dello spazio scenico. E poi vogliamo metterci dentro anche l’autore? Essendo io sia autore che regista, apparentemente c’è una lotta senza confine da sempre perché l’autore scrive e poi interviene il regista che dice : “Ma che c—o ha scritto…?”  E’ tutto un gioco. Quindi cosa dobbiamo aspettarci da questo lavoro ? Diciamo un gioco di massa col sorriso.

É considerato autore post contemporaneo per la sua capacità di rilanciare la mente al di là dei propri ostacoli. Cosa si intende con questa affermazione?

Io veramente preferisco il gioco del calcio anche se da giovane ho fatto l’atletica e il salto a ostacoli, Evidentemente questa strana cosa del mio essere post-contemporaneo – che non ho detto io, ma lo ha detto lo Stato – qualcosa dovrà pur significare! Certamente rilanciare la mente aldilà dei propri ostacoli significa essere in grado di avere la qualità dell’astronauta, che è quella dell’adattabilità. Come dire che se non sei adattabile muori nell’ambiente che ti circonda. Io mi sento un sopravvissuto adattabile su questo pianeta particolarmente privo di luce.

“L’attore è il MESSAGGIO, è la sua vita che si manifesta, la sua libertà d’espressione, il suo fluire senza condizionamenti”…spiega lei n4. E della situazione teatrale italiana? elle sue Ig- note di regia. Cosa pensa della libertà di espressione nel nostro Paese?

Questa è una domanda alla quale per un’infinità di motivi nessun uomo oggi vorrebbe mai rispondere, però dato che me l’avete fatta, sono costretto a farlo. Esistono una trentina di articoli della Costituzione che in questo momento sono stati sotterrati in cantina . Basterebbe rileggersi la Costituzione per potersi dare una risposta da soli. Cosa penso della libertà di espressione nel nostro Paese? Leggete la Costituzione e troverete tutte le risposte.

E della situazione teatrale italiana?

La situazione teatrale italiana è come la situazione cinematografica e delle fiction : se non sei figlio di…nipote di…amante di… servitore di…(per non dire schiavo), se non fai parte di questo entourage o di quell’altro, se non sei “clanista” …neologismo che sta a indicare la provenienza da qualche clan, non esisti, Certamente la durezza della vita impone agli uomini di realizzarsi. Io purtroppo sono nato con questa disfunzione ormonale : non sono “clanizzabile”  E quindi la situazione teatrale italiana è uguale a quella di qualunque altra cosa… come il marcio del calcio. Lasciamo stare.

Cosa farebbe lei per migliorarla?

Ricorro in calcio d’angolo con una bella parata usando tre parole che mi porto dietro ormai da qualche anno perché secondo me sarebbero una panacea : rispetto, onestà e buon senso. Ma questo è possibile? Mah…sembrerebbe ormai un’utopia. Certamente bisognerebbe ricostituire le botteghe artigiane, ma non soltanto per il teatro, il cinema, la televisione o lo spettacolo in genere. Sembra una brutta parola ormai il senso della gavetta, ma parlo di gavetta intesa come possibilità di usufruire dell’esempio di grandi artigiani. Un ciabattino che fa bene il suo lavoro è un grande artigiano.  Noi facciamo sempre confusione tra le tipologie del lavoro : non esiste un lavoro più importante o meno importante nella catena di distribuzione dell’esistenza e quindi a maggior ragione gli spazi in cui poi nascono i messaggi che vanno a deteriorare le capacità intellettive degli uomini. E’ importante la presenza di esempi, più che di scuole formative e nozionistiche. Il problema è che il teatro è diventato una nozione e un’idea mentre invece dovrebbe essere un’esplosione volumetrica, una permanente capacità di manifestarsi attraverso verticalità, non solo  orizzontalità. E’ la differenza che c’è tra una figura piana disegnata e un cubo reale. Ecco cosa bisognerebbe fare per migliorarla. Ovviamente, nella brevità di un’intervista

Qual è il messaggio che vuole lanciare con i suoi lavori?

Queste belle domande sono tutte connesse tra di loro e ciò denota l’intelligenza dell’intervistatore/intervistatrice. Io ho smesso di lanciare messaggi: a lanciare messaggi dalla finestra alla fine ti stanchi e poi considerando la condizione geopolitica del momento, direi che i messaggi è meglio evitarli. Più che lanciare un messaggio io come al solito – e lo faccio ormai da 40 anni – scrivo favole, poesie, fantasy…mi piace far sognare. Tra  High Nightmare e Biancaneve, io sceglierei sempre Biancaneve.

Quali altri spettacoli sono in programma quest’anno con la sua compagnia?

Gli spettacoli sono 3, per ora, perché dato che lancio la mente aldilà degli ostacoli, potrei anche cambiare idea strada facendo. Comunque, oltre al Brevetto dell’anima abbiamo il Vasetto di Pandora, due spettacoli che sono intimamente collegati come discorso sociale e poetico. E per finire una storia che ho scritto 20 anni fa e che mi inorgoglisce perché dimostra che sono veramente post-contemporaneo ed è la storia di un Papa che parla spagnolo e solo per questo Francesco dovrebbe aver piacere di incontrarmi: per scoprire che io già lo sapevo che ci sarebbe stato un Papa spagnolo. Tra l’altro ho fatto un sogno bellissimo in cui lui mi chiamava Lucianino e io lo chiamavo Francé in romano e forse mi ha dato il diritto 20 anni fa di scrivere questo lavoro. Ovviamente, anche  in questo caso non si tratta di un’opera corrosiva, ma una dolcissima poesia sul valore intrinseco dell’uomo-Papa insieme alla sua possibile capacità creativa.  Certo è un concetto un po’ strano parlare di creatività all’interno di un’Istituzione come è il Papa…ma è proprio questo che manca alle Istituzioni : la creatività.

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