100 mq. Intervista a Siddhartha Prestinari

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Al Teatro Marconi è in scena 100mq con Sandra Milo. Abbiamo intervistato Siddhartha Prestinari che ha firmato la regia.

Da giovedì 2 febbraio il sipario del Teatro Marconi si apre su 100m2 di Juan Carlos Rubio con Sandra Milo, Giorgia Wurth ed Emiliano Reggente diretti da Siddhartha Prestinari.

Cento metri quadri di Juan Carlos Rubio è una commedia divertente, naturalista, che racconta quello che accade quando Carmen, ottuagenaria in gamba ed esuberante decide di vendere in nuda proprietà il suo appartamento a Sara, una giovane morigerata, fin troppo responsabile e strutturata.

Abbiamo intervista Siddhartha Prestinari.

Come sei venuta in contatto con il testo di Juan Carlos Rubio?

Tramite Giorgia Wurth, era un testo che sopiva nel suo cassetto da un po’ di tempo.

Dopo avermi vista in Vissi per Maria, uno spettacolo che porto in scena da tanti anni, me lo ha proposto con la voglia di fare qualcosa insieme.

Io ho accettato ma nelle vesti di regista.

Cosa ti piace particolarmente di questo testo?

Mi piace la delicatezza e la semplicità con cui si affronta il tema della solitudine, di come tutti, in un modo o nell’altro, viviamo in sottrazione e di come invece sarebbe così facile vivere il presente.

Che tipo di impronta hai dato al lavoro registico?

Spero di avergli dato un taglio poetico, garbato, elegante, senza però tralasciare i momenti di comicità disseminati lungo tutto lo spettacolo. Ispirata dalle musiche, mi auguro che arrivi l’intensità di queste due donne a confronto, la loro diversità, il reciproco timore alle emozioni e la loro inevitabile rinascita.

Sandra Milo personaggio amato da molti italiani, donna solare ed esuberante, come è stato lavorare con lei?

Lei racconta e rappresenta un’Italia che non esiste più.

È una donna con un forte carisma, che ha sofferto e fatto soffrire e la sua storia se la porta tutta addosso. La trovo magnifica.

Ed è stata molto generosa con me, si è messa totalmente a disposizione, rispettosissima e fiduciosa del mio lavoro.

Un grande regalo, senza contare i racconti, gli aneddoti e le confidenze condivise durante le pause lavoro.

E con il resto del cast?

Anche con loro sono stata molto fortunata perché sia Giorgia, amica e attrice molto intensa, sia Emiliano, altro grandissimo talento, si sono affidati dando sempre il massimo, puntuali su ogni richiesta, disciplinati, appassionati.

Sono molto soddisfatta e grata.

Quali sono i tuoi progetti futuri?

Molti per fortuna, sia in veste di regista che di attrice ma anche di autrice… se gli astri mi assistono ci ritroveremo a breve per parlarne.

Sei anche attrice. Ma cosa preferisci regia o recitazione?

Recitare è la mia passione perché amo emozionare, non potrei farne a meno è nella mia natura ma la regia mi offre la possibilità di crescere, un po’ come fa un genitore col proprio bimbo, gli offre gli strumenti, tutto quello che sa, che ritiene giusto, poi deve fare un passo e affidarsi.

E tra cinema e teatro?

Non ho avuto grandi chance col cinema e morirei per lavorare con artisti del calibro di un Ken Loach o Iñárritu, registi che scavano e ti catapultano nella loro follia visionaria.

Per un attore avere una telecamera, una bella storia da raccontare ed un regista di quel calibro sarebbe come se ad un bambino dessero le chiavi di Disneyland… ma il teatro, il teatro è come un bacio, sacro.

Se dovessi lavorare all’estero, in quale paese preferiresti lavorare e perché?

Il primo paese che mi viene in mente è la Francia, i nostri cugini snob sanno cosa sia l’arte, la riconoscono, la rispettano, la preservano, la promuovono…

Ma pensandoci bene, basta uscire fuori dall’Italia per avere una parvenza di meritocrazia, da noi complicare le cose è lo sport nazionale e il potere è nelle mani dei soliti e sono sempre altri soliti a fare 5 film l’anno mentre tantissimi talenti sbarcano il lunario spesso facendo altro.

Assai triste.

Qual è il messaggio che vuole lasciare 100mq

Che vestire lo sguardo di ironia è il modo migliore per vedere le cose; che lo strumento dell’ascolto è il primo modo per imparare ad amare; che una persona di 83 anni ha ancora tanto, tantissimo da dare soprattutto se è curiosa di imparare ed osare, perché in fondo la vita è sempre e solo “oggi”.

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