Intervista a Viviana Toniolo, direttrice artistica del teatro Vittoria di Roma

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Vittoria di Viviana

Passato, presente e futuro di un teatro di tutti e per tutti: il teatro Vittoria

Siamo negli uffici del Teatro Vittoria, intorno a noi gira qualche collaboratore e le bambine di un saggio di danza.

Si respira proprio aria di teatro, di quello vissuto: fogli di copione sparsi sul tavolo, locandine appese alle pareti e poi lei, una signora della scena, sorridente e ironica, che fuma – come le dive del cinema di Hollywood – mentre ricorda gli inizi dell’avventura “Attori & tecnici”.

Quanto è cambiato il mondo del teatro dagli anni Settanta ad oggi?

Moltissimo. Quando abbiamo iniziato io e Attilio Corsini non era semplice – come non lo è oggi – avviare un’attività.

Tutti lavoravamo, e tanto, per i teatri stabili con magnifiche produzioni e colleghi eccezionali, ma non eravamo completamente soddisfatti dei nostri risultati, allora durante una tournée ci venne l’idea di creare una realtà differente che ci permettesse di mettere in scena spettacoli nuovi, divertenti e intelligenti.

È nata così la compagnia Attori e Tecnici. Da lì la strada è stata lunga e, a ripensarci, anche bella: abbiamo iniziato con uno spettacolo originale, Notte con ospiti di P. Weiss, lo abbiamo portato in tanti luoghi diversi: piazze, festival, feste e non solo nei teatri!

Grazie a questo allestimento, e a Parata di Campanile con la regia di Andrea Camilleri, siamo stati apprezzati, abbiamo ricevuto ottime recensioni da parte di critici illustri e abbiamo ottenuto come sede il Teatro Flaiano, dove siamo rimasti diversi anni prima di approdare qui al Vittoria… insomma il mondo è sì cambiato da allora, non tanto nella creatività o nella voglia di fare, quanto piuttosto perché, anche se oggi i giovani attori tentano la stessa avventura, pochi sono i critici che scrivono, mentre le recensioni non attirano il pubblico a teatro come una volta e così anche le operazioni più intelligenti rischiano di non avere seguito.

Anche per questo voi sostenete le giovani compagnie con la rassegna Attilio Corsini?

Certamente. Io e tutti noi abbiamo sempre creduto fermamente in questa rassegna.

Facciamo una selezione molto attenta degli spettacoli e con gli anni abbiamo avuto conferma della qualità, sia degli interpreti sia delle produzioni che hanno avuto seguito e sono state apprezzate.

Ogni anno il vincitore della stagione precedente è inserito in cartellone e speriamo che sia l’inizio di un percorso fortunato.

Abbiamo avuto anche noi persone che hanno creduto nel nostro impegno ed ora è giusto che si faccia lo stesso per le giovani realtà del teatro italiano.

Cosa conta di più in una stagione di successo?

Oggi il nome fa tanto, richiama il pubblico e permette al teatro di proseguire le attività. A volte più il nome televisivo o cinematografico oltreché teatrale.

Tuttavia la ricerca, la qualità, l’intelligenza sono caratteristiche che pagano sempre. Bisogna affrontare mille difficoltà nella realizzazione di ogni nuova stagione: incastrare gli impegni, far quadrare i conti, essere coerenti con le proprie idee artistiche. E devo dire che anche per il prossimo anno abbiamo fatto un buon lavoro!

Ora starà al pubblico sostenerci! I titoli e gli artisti sono molti: Giobbe Covatta, Paolo Mieli, Vittorio Sgarbi, Augusto e Toni Fornari, Federico e Jacopo Rampini, Daniela Morozzi, Blas Roca Rey, Max Paiella, Anna Bonaiuto, Tullio Solenghi, Alberto Giorgi per citarne solo alcuni.

La compagnia Attori & tecnici riproporrà il suo classico Rumori fuori scena e Terapia di gruppo e in più due novità assolute: Segreti di famiglia di Enrico Luttmann, che aprirà la stagione, e Il diavolo, certamente di Andrea Camilleri.

Avremo, come è spesso capitato al Vittoria, uno spettacolo dedicato alla danza, quest’anno al tango, poi alcuni appuntamenti del Roma Europa Festival con Ascanio Celestini, Pippo del Bono e Roberto Herlitzka, e infine uno show che arriva direttamente da Londra ed è una novità per Roma: Storie di fantasmi di Andy Nyman e Jeremy Dyson. Chi è amante dell’horror non può perderlo! E poi… ci sarà un progetto a cui tengo particolarmente.

Di che progetto si tratta?

Una mini rassegna di teatro al femminile, non solo per le interpreti, ma anche per la tematica trattata.

Inizieremo il 3 maggio con Aldo Cazzullo che presenterà il suo libro Le donne erediteranno la terra, che dà anche il titolo alla rassegna: sono davvero felice di averlo qui con noi e che abbia accettato con tanto entusiasmo questa idea.

Seguiranno tre spettacoli: Omaggio a Fallaci con Maria Rosaria Omaggio, La parole di Rita con Giulia Lazzarini e infine La fata matematica, storia della donna che sognò il computer con Galatea Ranzi.

Credo in questo progetto al femminile e condivido le parole di Cazzullo:

le donne erediteranno la terra perché sono più dotate per affrontare l’epoca grandiosa e terribile che ci è data in sorte.

Resterei a parlare con Viviana Toniolo tutto il pomeriggio, ma gli impegni di direttrice artistica la richiamano al dovere. La saluto con una ultima domanda. Esiste ancora la scaramanzia a teatro?

Certo che esiste! Io ho un mio rito, che non rivelo a nessuno! Anzi… più di uno! E devo farlo sempre, tutte le sere prima di andare in scena!

Mi sorride e mi saluta, con gentilezza, poi mi sussurra:

il segreto è nel dare amore al pubblico. Ogni volta che si va in scena bisogna fare un atto di amore. Poi quell’amore ritorna, ritorna sempre.

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