L’8 gennaio è in scena il nuovo appuntamento del Social Comedy Club.

Dopo il successo di AltroNatale arriva “Una ridicola cosa a tre” lo spettacolo del format comico ideato da Daniele Fabbri in scena una volta al mese al Teatro Trastevere.

Tre artisti sul palco per trenta minuti regaleranno al pubblico i loro cavalli di battaglia: Daniele Fabbri, Daniele Parisi e Cecilia D’amico.

La Nouvelle Vague ha intervistato proprio la donna di questo trio.

Come hai conosciuto il Social Comedy Club?

Ho conosciuto Daniele Fabbri, l’ideatore e direttore del Social Comedy Club, nel corso di alcune serate di teatro comico e varietà che facevo a Roma insieme a Daniele Parisi e altri colleghi, e mi ha invitato a farne parte.

Cecilia D'Amico
Cecilia D’Amico
Hai vinto il premio Bravograzie. Cosa ha significato per te?

E’ un premio che sono stata felice di vincere, per diversi motivi.

Intanto sono stata la prima donna a vincerlo dopo Luciana Littizzetto che ha vinto la prima edizione di Bravograzie oramai circa 25 anni fa.

In secondo luogo, tra i mille premi che ci sono di cabaret e comicità, questo premio, essendo dedicato a Ettore Petrolini, lo vedo come il simbolo di una tradizione romana in cui mi riconosco e di una comicità teatrale in cui il comico non è un semplice battutista o barzellettiere ma un artista a tutto tondo.

Ti piacerebbe recitare in uno spettacolo diverso da una commedia?

Si, certo. Ho recitato spesso in spettacoli che non fossero commedie, anche se la commedia è chiaramente il genere che preferisco.

Accanto ai miei spettacoli, vorrei continuare sempre a recitare delle belle commedie d’autore come Goldoni, Feydeau e Molière.

Il tuo spettacolo si può definire di Stand Up Comedy?

No, non direi. L’unico aspetto che lo avvicina alla Stand Up Comedy è che sono sola in scena.

Nei miei spettacoli interpreto diversi personaggi, spesso anche più personaggi contemporaneamente.

Ogni scena e ogni monologo che compongono lo spettacolo hanno una struttura teatrale e interagisco con il pubblico solo raramente.

Cecilia D'AmicoLa definizione che per adesso trovo più adatta per i miei spettacoli è quella di “teatro comico”, anche se Silvio d’Amico non sarebbe per niente d’accordo essendo per lui Teatro (ed io, a mio discapito, concordo) il luogo dove ci sono almeno due persone in scena ed una che guarda.

Anche se poi ha fatto un’eccezione parlando proprio di Petrolini, ovvero di un artista che porta in scena un proprio mondo. Ecco, nel mio piccolo, cerco di aprirmi una strada in questa direzione.

Underwood è autobiografico?

Si, infatti dopo lo spettacolo ho rotto i rapporti con un sacco di persone, tra cui il mio dentista, la mia dietologa e la mia psicologa…scherzo!

Prendo sempre spunto dalla realtà come più o meno fanno tutti. Prendo spunto dalla realtà, ma poi la rendo caricaturale, creo, mi focalizzo solo su alcuni dettagli per creare situazioni totalmente immaginarie.

La realtà è solo lo spunto iniziale, poi di fatto nulla di quello che succede in scena è successo davvero…per fortuna!

Cosa ti sta dando l’esperienza con i comici del Social?

Un’allenamento e uno stimolo costante. E questa è davvero una fortuna!

E’ molto importante confrontarsi continuamente con artisti anche molto differenti da me.

Nei momenti in cui, nel mio percorso personale, ho dei fisiologici cali di creatività, il lavoro con il Social mi permette di affrontare questi momenti con leggerezza, di continuare a fare del mio meglio sempre, anche solo poco di più ogni volta. E’ un binario sicuro su cui proseguire.

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