Istantanea al femminile, dentro la mostra dello Spinario ai Musei Capitolini

1974

Fino al 25 maggio i Musei Capitolini dedicano una mostra monografica allo Spinario, la statua bronzea a dimensioni naturali donata nel 1471 da Sisto IV.

L’esposizione, oltre che ricca di contributi straordinari (come la predella bronzea realizzata dal Brunelleschi per la porta del battistero di Firenze nel 1401 per il famoso concorso, poi vinto dal Ghilberti), sarà anche animata da eventi paralleli didattici, di approfondimento, per amatori, curiosi e appassionati.

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Mentre ti aggiri tra le splendide stanze dei Musei capitolini che ospitano le numerose copie, traduzioni, interpretazioni e licenze poetiche ispirate allo Spinario, questo giovanetto nudo, seduto su una roccia  intento a togliersi una spina dal piede, ecco che qualcosa salta all’occhio. Un raggio di luce diverso, un’interferenza: compare una figura femminile.

Non poteva mancare quindi tra le varianti di questa – che possiamo considerare una delle iconografie non canoniche più famose e riprodotte dell’antichità -, una particolare e affascinante versione.

La grazie eterea, il gesto misurato, le forme generose, le movenze gentili, l’acconciatura regale: è la bellissima Venere, nel fiore degli anni, splendente di bellezza, che ci regala una chiave di lettura  inattesa.

Questa scultura a tutto tondo di “Venere che toglie una spina dal piede” del secolo XVI in metallo argentato proviene dallo Staadel Museum di Francoforte, uno dei più antichi e importanti musei tedeschi.

E’ straordinaria la portata innovativa  di questa immagine, diversa da tutto ciò che la circonda eppure talmente coerente e complementare, da compiere un’azione di mimesi tale da farla quasi passare inosservata. Almeno fino a quando, non senti un desiderio incontenibile di tornare indietro per guardarla meglio.

In poco più di 28 cm di metallo, si sviluppa tutta la storia: la scena semplice e immobile della dea che, poggiato il piede su un

piccolo piedistallo dalla base trilobata cerca, con entrambe le mani, di rimuovere la spina dal piede. E’ semplicemente incantevole, così carica di lirismo poetico, sospesa in questo movimento plastico e regale che sembra fermare, per un attimo, il mondo intorno che non può che trattenere il respiro e ammirare.

E tu, spettatore inconsapevole, passante curioso, quasi arrossisci per la vergogna di essere stato colto nell’atto di osservare un’azione così naturale quanto al contempo intima e sensuale.

Questa “piccola” rappresentazione della dea più amata e invidiata dell’antichità, che interpreta la posa del fanciulletto, brilla di luce propria: è un vero cameo che impreziosisce il ricco panorama costruito intorno allo Spinario.  Tanto da meritare, a nostro avviso, uno spazio e un tempo a se, anche solo in uno degli eventi paralleli organizzati a corollario della mostra.

Allora non resta che dare il “LA”, così, ci permettiamo di segnalare due esempi pregevoli di questa iconografia al femminile, non presenti ai Capitolini: un incisione di Marco Dente di “Venere che si toglie una spina dal piede” del 1516, che si trova all’Albertina di Vienna e un candido, caldo, marmo di Pietro Tenerani del 1825 di “Cupido estrae una spina dal piede di Venere” conservato all’Ermitage di San Pietroburgo. Altri due tasselli di una futuribile mostra al femminile nella mostra dei Capitolini.

Quando lo sguardo dell’artista accarezza il corpo femminile e lo rende etereo ed eterno: Un immortale erotismo.

In copertina Pietro Tenerani – Cupido estrae una spina dal piede di Venere (1825) Museo dell’Ermitage,San Pietroburgo

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