Jentu, in dialetto salentino significa “Vento”. Ed a rappresentarlo a Trieste in una tipica giornata di bora sembra proprio l’ambiente ideale.

In scena ieri sera al Teatro Bobbio – La Contrada di Trieste, la compagnia torinese Zerogrammi ha proposto lo spettacolo Jentu, nel contesto del Dance Festival Project che vi abbiamo presentato pochi giorni fa.

Una pioggia sottile in proscenio, nel buio qualcosa si muove. Un uomo ed una donna si avvicinano alla finestra ed accendono un lumino ad illuminare i loro volti.

Due amici ? Madre e figlio ? Due amanti ? Non lo sapremo mai ma sappiamo che tra di loro c’è un sentimento importante, qualcosa di forte che li lega in qualche modo.

Sembrano due anime perse nella bruma, in un mondo lontano nascosto dentro a quella finestra. Degli eremiti. Gente scappata dalla propria vita o semplicemente dai propri sogni e dalle proprie speranze.

Jentu - Dance Project Festival 2017 © Fabrizio Caperchi Photography / La Nouvelle Vague Magazine 2017
Stefano Mazzotta e Chiara Guglielmi

Ma non sono soli, nel senso che le loro solitudini si fanno forza e compagnia. In scena per tutto lo spettacolo troviamo Stefano Mazzotta, regista ed anche coreografo, e Chiara Guglielmi, danzatrice, che con il suo assolo ha strappato applausi a scena aperta ad un pubblico silenzioso e sognante.

Don Quisciotte e Sancho Panza

Il filo conduttore dello spettacolo è il Don Chisciotte di Cervantes, l’immagine stessa del fallimento, l’antieroe per antonomasia. I due danzatori rappresentano proprio Don Quisciotte e Sancho Panza, si sostengono, si aiutano, si abbandonano alla costante ricerca di sogni irrealizzabili che scivolano loro di mano.

Sancho Panza incita all’azione Don Quisciotte anche vocalmente, all’inizio in modo appena udibile e poi sempre più forte, gli indica la strada, il sentiero ““Corri! Salta! Prova! Insisti! Parti! Combatti!Ascolta! Dormi!Gioca! Ridi!” ma lui rimane lì immobile, totalmente impermeabile alla giocosa provocazione, anche gestuale di Sancho.

E Don Quisciotte si sente improvvisamente vecchio, i suoi movimenti si fanno pesanti, si allontana da Sancho. Ma dura poco, troppo forte è l’attrazione tra i due ed ecco che i corpi diventano magneti che non chiedono altro che di incontrarsi ed attaccarsi l’un l’altro.

Uno spettacolo poetico.

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Racchiude in sé mille passioni legate a tutto ciò che l’uomo produce, inventa e ricrea; è quello che si può definire un “animale sociale”. Fotografo raffinato, con la sua inseparabile macchina fotografica, congela gli istanti per estrapolarli dalla realtà e condurli in una dimensione altra, sublime. Il suo motto è “Un giorno senza un sorriso è un giorno perso (C.Chaplin)”
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Racchiude in sé mille passioni legate a tutto ciò che l’uomo produce, inventa e ricrea; è quello che si può definire un “animale sociale”. Fotografo raffinato, con la sua inseparabile macchina fotografica, congela gli istanti per estrapolarli dalla realtà e condurli in una dimensione altra, sublime. Il suo motto è “Un giorno senza un sorriso è un giorno perso (C.Chaplin)”

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