E siamo giunti al terzo capolavoro: ora la trilogia del contemporaneo è completa! Dopo i pluripremiati  Festa della repubblica e #Salvobuonfine, il 6 marzo ha debuttato al Teatro Sala Uno Umberto di Roma, Kensington Garden, il nuovo lavoro dell’autore, regista  e attore Giancarlo Nicoletti.

Ma quali sono gli ingredienti del successo di questo giovane talento? Abbiamo provato a chiederlo allo stesso Nicoletti che ci stupisce innanzitutto per la giovane età perché ha solo 30 anni, ma dai suoi spettacoli trasuda profondità e spessore, nonchè attualità  delle tematiche che ne fanno un autore completo, già giunto al pieno della sua maturità artistica. Lui definisce “vecchio” se considera le esperienze, i viaggi e i molteplici incontri della sua vita, ma giovane e determinato per il suo stakanovismo e per la spregiudicatezza  nel proporre temi non affatto scontati.  Come per i lavori precedenti, tante sono le tematiche racchiuso in un unico titolo e difficili da riassumere in breve. Di certo possiamo dire che anche questa è una finestra aperta sulla realtà contemporanea che offre notevoli spunti di interesse e molteplici chiavi di lettura sul concetto di identità nazionale, culturale, su pregiudizi imperanti sulla diversità, su rapporti umani e sentimentali complessi e paradossali. Lo scheletro dell’opera è tratta da una delle più note piéce teatrali di Cecov, ma le vicende e i personaggi prendono vita propria.

Kensington garden di Giancarlo NicolettiLe vicende narrate ci conducono nei giardini di Kensington garden, dove, in via del tutto eccezionale, sono rinchiusi degli immigrati italiani che non possono circolare liberamente in una Londra in cui al governo c’è un partito conservatore e xenofobo che autorizza anche il ricorso alle ronde. Non sono chiare le coordinate temporali e la location del teatro Sala Uno, esaltano ancora più la sensazione di atemporalità. E già qui il pubblico è disorientato da una prospettiva inattesa: gli immigrati, gli stranieri ora siamo noi italiani che semplicemente per essere tali non siamo accettati. Quindi i protagonisti sono  una coppia apparentemente ordinaria di nome Paolo e Sabrina, Massimo De Maiori e Elena ,una nota cantante e il suo giovane compagno, famoso cantante anche lui, convivono  insieme  a Tommaso e Cecilia, rispettivamente il figlio e la sorella di Elena, diva eccentrica e capricciosa. Tutti loro interagiscono in uno spazio angusto da cui non possono uscire, pena la fucilazione immediata, e posso interfacciarsi solo con due persone: il fidanzato di Cecilia, un magistrato che rappresenta il legame con il mondo esterno e con il governo inglese e con la giovanissima fidanzata di Tommaso, Giulia, anche lei aspirante artista attratta maledettamente, nel contempo, da De Maiori…

Negli incontri scontri in questa prigione, tante le situazioni e le problematiche che affiorano: Tommaso litiga ferocemente con la sua odiata madre, di cui sente nel contempo, il disperato bisogno di amore materno. Causa dei continui conflitti è il diverso approccio alla musica e il legame della madre con il giovane De Maiori. Tommaso accusa la madre e il suo compagno di prostituzione morale: vogliono piacere a un vasto pubblico e questo implica un compromesso inaccettabile per un idealista come lui, che respira l’aria dei grandi autori, poeti e filosofi. E anche qui non è possibile ignorare i riferimenti colti del testo di Nicoletti che ne fanno un lavoro di spessore e qualità. Ci viene infatti il dubbio legittimo che Tommaso rappresenti un aspetto di Nicoletti, che apprezziamo profondamente  per l’autenticità delle sue creazioni.

L’attenzione è focalizzata anche sulle relazioni personali e sentimentali, a tratti paradossali, ma sempre complesse e intricate. I personaggi femminili sono ben rappresentati e drammatici, in ogni donna c’è un aspetto diverso del complesso mondo interiore di una donna. Sabrina, a cui presta il volto una stupefacente Valentina Perrella, ha sposato Paolo pensando di trovare serenità e stabilità, ma dopo 10 anni non riesce più nemmeno a farsi avvicinare da lui. È stata travolto dalla passione per il giovane Tommaso che non ricambia i suoi sentimenti. La sua insoddisfazione e il suo malessere penetrano lentamente e inesorabilmente nello spettatore che guarda. Cecilia, interpretata da un altrettanto brava attrice Cristina Todaro, provvede a tutte le necessità materiali della forzata convivenza e, ad un certo punto, si annulla rinunciando completamente a se stessa per tenere legato a lei il magistrato sposato. Decide di internarsi volontariamente a tempo indeterminato per non soffrire l’ abbandono del suo uomo. Sembra incarnare la tipologia di donna che si annienta per l’altro, senza rispettare i propri bisogni. Eleonora De Luca, nel ruolo di Giulia, sta con Tommaso ma desidera De Maiori che intreccerà una relazione con lei anche se non lascerà mai la diva Elena, per i vantaggi in termini di notorietà e successo. Quest’ultima, interpretata da un’eccezionale Annalisa Cucchiara,  accetterà di rimanere con lui pur sapendo delle sue relazioni fedifraghe, disperata lo supplicherà di rimanere con lei a qualsiasi condizione. Non meno tragico il mondo degli uomini: Paolo è continuamente rifiutato da Sabrina e ad un certo punto perderà il controllo con un attacco di isteria, reso drammatico da un’interpretazione eccelsa di Alessandro Giova che veste i panni di Paolo. Adatto al ruolo di Tommaso anche il giovane attore Riccardo Morgante che rende bene il suo ruolo, così come Luca Notari che presta il volto a De Maiori, perfettamente credibile come artista senza scrupoli, in cerca di successo.  Unico neo, l’interpretazione non convincente di Francesco Soleti nelle vesti del magistrato. Molte le criticità nella sua recitazione che rendono a tratti poco credibile il suo personaggio.

Il testo di Nicoletti risulta scritto con perizia e competenza linguistica, nonché pregno di riferimenti letterari e filosofici. Eccellente quindi la drammaturgia. I ruoli sono ben delineati e gli attori ottimamente diretti da un lavoro certosino della regia, sempre dello stesso Nicoletti. Le interpretazioni sono credibili e convincenti, un plauso particolare meritano  Cristina Todaro, Valentina Perrella, Alessandro Giova e Riccardo Morgante che avevamo già conosciuto e apprezzato in Festa della Repubblica e #salvobuonfine. In discussione invece l’interpretazione di Francesco Soleti, ma se si considera l’opera nel suo insieme, che rientra a pieno titolo nei capolavori firmati Giancarlo Nicoletti, questo appare solo un dettaglio secondario. Da vedere assolutamente, prestissimo disponibile anche in versione cartacea nella raccolta Trilogia del contemporaneo che racchiude i tre capolavori di Giancarlo Nicoletti.

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Filomena Zarrelli, nome completo di Mena Zarrelli, è di origini campane. Ha studiato lettere moderne all’Università di Napoli, Federico II, e dopo essersi abilitata all’insegnamento per le scuole medie e superiori si è trasferita a Roma dove è docente di lettere da alcuni anni. Qui ha seguito corsi e stage nell’ambito giornalistico e per passione si dedica a pieno ritmo anche a questa seconda attività. Si interessa particolarmente di teatro, di arte e letteratura.
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Filomena Zarrelli, nome completo di Mena Zarrelli, è di origini campane. Ha studiato lettere moderne all’Università di Napoli, Federico II, e dopo essersi abilitata all’insegnamento per le scuole medie e superiori si è trasferita a Roma dove è docente di lettere da alcuni anni. Qui ha seguito corsi e stage nell’ambito giornalistico e per passione si dedica a pieno ritmo anche a questa seconda attività. Si interessa particolarmente di teatro, di arte e letteratura.

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