Nel pomeriggio di lunedì 19 gennaio al Teatro Miela, il Trieste Film Festival ha offerto uno dei suoi momenti più intensi e partecipati, proponendo due documentari che, da prospettive diverse ma profondamente complementari, riflettono sul corpo, sulla malattia, sulla maternità e sul senso stesso del vivere: Telo di Petra Seliškar e V tišini življenja (Nel silenzio della vita) di Nina Blažin.

Accolti da una sala attenta e partecipe, i due film hanno composto un dittico potente e necessario, capace di trasformare l’esperienza della fragilità in una vera e propria celebrazione della vita.

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Telo: il corpo come archivio della vita

Diretto da Petra Seliškar, Telo è un documentario intimo e radicale che prende forma a partire dall’esperienza personale della regista, colpita da una grave malattia autoimmune. Il film segue il percorso di cura, di trasformazione e di riappropriazione del corpo, intrecciando materiali d’archivio, immagini private e riprese del presente.

Il corpo, in Telo, non è mai solo un dato biologico: è memoria, è relazione, è campo di battaglia ma anche spazio di rinascita. La regista racconta come, dopo aver visto la sua amica reimparare a camminare, abbia sentito l’urgenza di filmare non solo per sé, ma anche per gli altri, per condividere una storia di resistenza che potesse diventare universale.

Particolarmente toccante è la riflessione sul rapporto madre-figlia e sulla maternità osservata dal punto di vista di chi attraversa la malattia: il primo incontro tra due corpi – quello della madre e quello del bambino – diventa l’origine di ogni relazione futura. Telo è un film che parla di dolore senza mai indulgere nel pietismo, scegliendo invece la strada dell’autodeterminazione, della consapevolezza e della voglia di vivere.

Come ha sottolineato la stessa Seliškar durante l’introduzione, si tratta di un documentario di primo impatto emotivo, non facile, dedicato alle madri e alle figlie, ma capace di parlare a chiunque abbia conosciuto la fragilità del corpo.


V tišini življenja: il silenzio, la cura, l’assenza

Se Telo è un film sul corpo che resiste, V tišini življenja è un’opera che si muove nel territorio del silenzio e dell’attesa. Il documentario segue gli ultimi anni di vita della protagonista, esplorando il rapporto con la malattia e il lento dissolversi dell’identità fisica.

Il film adotta uno sguardo sobrio, quasi contemplativo, lasciando che siano i gesti quotidiani, i vuoti e le pause a raccontare ciò che le parole non riescono a esprimere. Il corpo, qui, diventa progressivamente assenza, mentre la mente e la memoria cercano nuove forme di esistenza.

V tišini življenja interroga il confine tra vita e morte, tra presenza e scomparsa, restituendo allo spettatore una riflessione profonda sul tempo, sull’amore e sull’impossibilità di controllare il destino. La protagonista, Manca Košir, figura nota della cultura slovena, affronta la malattia con lucidità e disillusione, trasformando la propria esperienza in un atto di testimonianza.


Due film, un’unica dichiarazione d’amore alla vita

Proiettati nello stesso pomeriggio, Telo e V tišini življenja dialogano tra loro in modo naturale, componendo una riflessione stratificata sul corpo come luogo di esperienza, sofferenza e resistenza. Entrambi i film rifiutano la retorica e scelgono una messa in scena essenziale, capace di restituire dignità alla vulnerabilità.

In questo senso, la selezione del Trieste Film Festival conferma ancora una volta la vocazione della manifestazione a indagare il cinema come strumento di conoscenza e di attraversamento dell’umano, dando spazio a opere che interrogano il presente con onestà e coraggio.

Un pomeriggio di cinema che non si limita a raccontare la malattia, ma che invita a ripensare il nostro rapporto con il corpo, con il tempo e con la vita stessa.

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