Celeste Aida, forma divina,
Mistico serto di luce e fior;
Del mio pensiero tu sei regina,
Tu di mia vita sei lo splendor.

È con l’Aida che culmina la doppia inaugurazione della Stagione lirica e di balletto 2019/2020, curata da Katia Ricciarelli e Davide Garattini Raimondi, già applauditissimi per la loro Turandot.

Un progetto ambizioso quello di presentare due opere così complesse in tempi così ravvicinati, ancora più ambiziose infatti sono le scenografie di Paolo Vitale: versatilità e semplicità sono le parole chiave.

In una versione dell’Aida apparentemente scarna, con oggetti di scena ridotti all’osso, è l’animo dei personaggi a riempire gli spazi e a rivelarci la verità dietro ogni solitudine. Perché in questo allestimento non è l’Amore a trionfare, piuttosto la dimensione umana degli eroi viene scardinata, rendendoli terreni. 

L’Aida certamente non ha bisogno di presentazioni: la bella etiope, figlia del Re Amonasro, si innamora di Radamès che è il capitano delle Guardie nemiche. L’Amore viene osteggiato dalla futura regina Amneris in una cornice tutta egiziana, dove i Sacri Numi vengono invocati e il popolo brama la pace.

L’Aida non è l’opera delle grandi masse, come spesso si pensa. Ha una dimensione più profonda e nascosta, quella che si allontana dalla Marcia Trionfale per rifugiarsi sulle sponde del Nilo al chiaro di luna. Ogni personaggio soffre il ruolo sociale impostogli, soffre per l’amore che dovrebbe negare. Ed è al chiaro di luna che viene fuori la potenza di questo allestimento, semplici voci e semplici emozioni. 

Aida è Svetlana Kasyan, acclamata dal pubblico triestino, perfetta ed esotica, in linea con lo struggimento di questa giovane donna. I suoi acuti sono strazianti, profondi e prolungati. Il suo innamorato, Radamès, è Gianluca Terranova. Sempre più convincente con l’avanzare dell’opera, ha dato grande prova di versatilità. Regale la Amneris di Anastasia Boldyreva (aiutata anche dal meraviglioso costume di Giada Masi), mezzosoprano caldo e a tratti cupo che fa vibrare Aida, Radamès e stessi spettatori.

Essenziale l’apporto canoro di Ramfis (Cristian Saitta), il Gran Sacerdote, basso impeccabile e perla di questa produzione. Insieme a lui, degno di nota Amonasro (Andrea Borghini), accurato vocalmente e irresistibile a livello scenico. Molto valido il Re di Fulvio Valenti e significativi (seppur brevi) gli interventi del Messaggero Blagoj Nacoski e della Sacerdotessa Rinako Hara. Orchestra ben diretta dal M° Fabrizio Maria Carminati e piacevole il Corpo di ballo dell’Odessa National Academic Theater of Opera and Ballet.

Sarà ancora in scena al Teatro Verdi di Trieste il 4 e il 6 dicembre alle ore 20.30. Non perdete l’occasione di godere dell’immortale opera di Verdi!

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