Quando la guerra in Afghanistan entrò nelle nostre case, Giuliana Musso con Mio Eroe

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Giuliana Musso ha presentato dal 19 al 21 dicembre nella cornice del Teatro Miela Bonawentura Mio eroe, spettacolo vincitore della quarta edizione del Premio Cassino Off 2017. L’attrice e autrice Giuliana Musso porta in scena nel suo ultimo premiato lavoro una testimonianza di guerra. Una guerra a noi familiare e non perché l’abbiamo studiata sui libri di scuola.

 

Una guerra familiare perché l’abbiamo vissuta in prima persona apprendendo le notizie dai giornali e soprattutto dalla televisione.

La guerra in Afghanistan è entrata nelle nostre case a partire dal 2001, anno in cui molti militari italiani hanno prestato servizio nell’ambito della missione ISAF conclusasi solo nel 2014.

Il monologo di Giuliana Musso non riguarda però qualcosa di cui potremmo essere venuti a conoscenza grazie al telegiornale o ai programmi dedicati in tutti questi anni, ma qualcosa con cui difficilmente siamo venuti a contatto prima d’ora.

Lo spettacolo è la testimonianza di tre madri i cui figli sono morti in guerra in tempo di pace. I tre eroi sono Mauro, Stefano e Michi.
Essi non sono gli eroi consacrati dall’essere caduti in battaglia, ma i piccoli eroi dei racconti delle proprie madri.

Se da un lato troviamo nella voce di queste madri un ritratto intimo e inedito dei tre giovani alpini, vi troviamo anche la cronaca, gli interrogativi, la denuncia.

 

La preghiera del dolore

La parola privata diviene pubblica e reclama pace, giustizia, risposte.

A reclamare sono gli occhi e le mani giunte di madri piegate dal dolore e tanto basta a far cadere qualsiasi giustificazione per non dargli risposta.
Il pubblico segue senza fiato il dramma stando scomodo sulla propria poltrona, con la voglia di poter fare qualcosa, di rispondere a quegli interrogativi così complicati eppure così semplici.

Solo tre delle cinquantatré madri che hanno visto cadere i propri figli durante questa guerra hanno la possibilità di esprimere in Mio eroe il proprio dolore lucido, ma è come se esse parlassero per tutte. A prestare loro corpo e voce è Giuliana Musso che si vota interamente a far emergere dalla propria interpretazione queste tre donne autentiche e reali.

Giuliana Musso scompare dietro a volti, espressioni, gesti di donne diverse per provenienza geografica e per estrazione sociale e che diverse vivono il dolore per la perdita del proprio figlio. Solo il dolore è lo stesso e l’impegno con cui lo mostra a noi è quello con cui si affronterebbe una missione etica.

Una interpretazione potente che fa brillare l’attrice proprio perché nascosta dietro il ritratto delle madri. Giuliana Musso sembra cambiare addirittura volto durante lo spettacolo. Con impercettibili movimenti della bocca, delle gambe e delle mani, ci racconta tre donne diverse rimanendo sempre la stessa.

La vediamo solo in controluce quando ci domandiamo se le lacrime che le rigano il viso siano sue o delle madri che impersona. Giuliana Musso accoglie con dignità e grandezza queste storie e le riporta onestamente, senza mistificazioni.

 

La geografia familiare

Quello che più colpisce è come le madri dei militari impegnati in missioni lontane da casa, in luoghi sconosciuti e inaccessibili, ne parlino con disarmante familiarità. La Valle delle rose, Bala Murghab e l’avamposto Cop Highlander divengono luoghi della propria geografia.

Ne parlano come se capissero, come se, costrette dalle contingenze, si fossero trovate a dover comprendere cose più grandi di loro, riuscendoci pienamente.

E allora, perché non potremmo anche noi provare a capire e a rispondere alle loro domande legittime?

Mio eroe, uno spettacolo necessario.

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