Nello sforzo di lasciarci alle spalle un momento di dramma collettivo, in molte città italiane sono partite varie proposte culturali. Uno slancio che è quasi necessità. In un contesto come questo emergono e si distinguono le realtà giovani che con la freschezza e l’approccio più pragmatico di quanto spesso (sbagliando!) si creda, riescono a trovare in ciò che per alcuni sono limiti, delle vere opportunità.

Ecco ridisegnare spazi e modalità di fruizione dell’evento culturale, che rimane momento di condivisione, ma che al contempo recupera una dimensione intima.

È in quest’ottica che è stata immaginata dall’associazione Ludodramma, a Trieste, l’exhibit che attualmente si trova alla sala Fittke proprio dietro la piazza Unità d’Italia, in centro città.

La mostra comprende delle opere della pittrice Alice Psacaropulo, di origini greche nata a Trieste negli anni ’20.

Alice Psacaropulo, venuta a mancare nel 2018, ebbe una prolifica produzione artistica per circa sett’antanni. La Psacaropulo ebbe la possibilità di formarsi presso l’Accademia di Torino sotto la guida di Felice Casorati. Gli anni della sua formazione e della successiva attività furono anni di grande fermento culturale.

Quando l’arte elabora spazio e tempo

Vale la pena soffermarsi su alcune analogie che non possono lasciare indifferenti. Nel 1948 Alice Psacaropulo espone alla Biennale di Venezia, esposizione che avviene dopo 6 anni di vuoto a causa dei rivolgimenti bellici; fa sorridere il fatto che in un momento storico come l’attuale, ancora una volta, questa artista sia protagonista di una ripartenza.

Altra curiosità è quella relativa al tema stesso della mostra dall’evocativo titolo La luce che scioglie l’ombra.

La luce che scioglie l’ombra è infatti riferito alle luci presenti negli ambulatori o ospedali, oggi purtroppo di grande attualità. Ospedali e ambulatori con cui la Psacaropulo ebbe a che fare come spesso capita nella vita di tutti.

Accade che gli eventi traumatici nella loro elaborazione possano diventare altro, nel caso di Alice Psacaropulo sono diventati delle magnifiche tele.

In maniera sintetica, ma non sommaria, vengono “raccontati” gli ambienti rarefatti tipici di una sala operatoria o di un ambulatorio. I protagonisti sono ritratti come se fossero il risultato di una foto mossa, il chè restituisce la sensazione di stordimento lato paziente, ma anche l’impossibilità di congelare la rapidità dei movimenti del personale medico. Il tutto ricostruisce la concitazione degli attimi che da traumatici diventano quasi esperienze extra corporee, metafisiche.

Fin qui abbiamo descritto il lavoro della pittrice, ma l’associazione Ludodramma contribuisce in modo decisivo creando un’esperienza di fruizione che fa di necessità virtù le norme di sicurezza per il Covid19.

Sicurezza grazie alla crossmedialità

È sufficiente avere uno smartphone, con installata un’app di lettura QRcode e delle cuffie. Una volta all’interno, usando quindi il proprio device, è possibile fruire di una vera e propria esperienza immersiva tra le opere con un allestimento semplice ma efficace, il tutto accompagnati dall’atmosfera audio realizzata da Ludodramma.

Alcuni solleveranno l’obiezione che “nulla di nuovo sotto il cielo”, le audio guide esistono dal giorno in cui è stato trovato il primo coccio di piatto rotto, ma qui siamo davanti ad un lavoro di crossmedialità realizzato ad opera di un’associazione culturale, che prendendo spunto da alcuni passaggi de “La Peste” di Camus, creano un prodotto nuovo e coinvolgente.

La mostra La luce che scioglie l’ombra sarà visibile (e ascoltabile, è il caso di dire!) fino al 2 Agosto. L’ingresso è gratuito, ma se gli lasciate qualche soldo non li spenderanno per drogarsi, ne sono certa. Per chi non fosse ancora convinto, hanno aperto una campagna di crowdfunding dove spiegano le 5 ragioni per sostenerli. (e qui dovrei chiudere con Daje m’po!)

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