Che male c’è a prendere in giro un cretino? Li fanno apposta!

La cena dei cretini, scritto da Francis Veber, è stato uno dei più grandi successi della cinematografia francese di fine anni 90 ed è ispirato ad un’opera teatrale di successo dello stesso regista andata in scena a Parigi per tre anni.

Ogni mercoledì sera un gruppo di amici, ricchi e annoiati, organizza per tradizione la cosiddetta “cena dei cretini”, alla quale i partecipanti devono portare un personaggio giudicato stupido e riderne sadicamente per tutta la serata. Tramite la segnalazione di un amico, l’editore Pierre Brochant (Alessandro Perini) individua la vittima designata in François Pignon (Alessandro Ibba), contabile al Ministero delle Finanze e appassionato costruttore di modellini con i fiammiferi, e lo invita a un aperitivo a casa sua prima di recarsi insieme alla cena.

Da questo momento un insieme di eventi scuoteranno la vita dell’editore: prima una violentissima sciatalgia lo lascia senza fiato seduto sul divano, poi la moglie (Alessandra Giorgetti), non affatto contenta dell’appuntamento fisso del marito, lo lascia tramite messaggio sulla segreteria telefonica. I maldestri tentativi di Pignon di risolvere le varie situazioni creano ulteriore scompiglio prima con l’entrata in scena di Just LeBlanc (Andrea Filosa), vecchio amico di Pierre ed ex della moglie, di Marlene Sasseur (Federica Mesiti), l’amante ninfomane di Pierre, e di Lucien Cheval (Stefano Caruso), un ispettore del Fiesco, interessato a una possibile ispezione a casa di Pierre Brochant.

La comicità francese, soprattutto quella degli anni 90, non è sempre facile da apprezzare per gli italiani quindi il merito di aver costruito uno spettacolo decisamente bello va sicuramente al cast, dove il “cretino” Alessandro Ibba è semplicemente superlativo soprattutto nei duetti con l’altro Alessandro Perini; ma merito di tempi comici perfetti e di alcune trovate sceniche di sottile impatto va alla regista Barbara Lalli che è riuscita a dare il giusto risalto ad un testo, che aldilà del titolo, non è per niente banale e dalla comicità fatta soprattutto di situazioni.

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Racchiude in sé mille passioni legate a tutto ciò che l’uomo produce, inventa e ricrea; è quello che si può definire un “animale sociale”. Fotografo raffinato, con la sua inseparabile macchina fotografica, congela gli istanti per estrapolarli dalla realtà e condurli in una dimensione altra, sublime. Il suo motto è “Un giorno senza un sorriso è un giorno perso (C.Chaplin)”
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Racchiude in sé mille passioni legate a tutto ciò che l’uomo produce, inventa e ricrea; è quello che si può definire un “animale sociale”. Fotografo raffinato, con la sua inseparabile macchina fotografica, congela gli istanti per estrapolarli dalla realtà e condurli in una dimensione altra, sublime. Il suo motto è “Un giorno senza un sorriso è un giorno perso (C.Chaplin)”

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