Al Politeama Rossetti di Trieste la primavera inizia con la presentazione, in prima assoluta, della versione integrale de ‘Le Quattro Stagioni From Summer to Autumn – From Winter to Spring’ della Compagnia Arearea coreografato da Marta Bevilacqua e Roberto Cocconi

Ci sono opere che nascono quasi all’insaputa di noi stessi, nascono come papaveri spontanei tra le rovine o sul ciglio di una strada. Con quella spontaneità, e per stimolare lo spettatore a quella qualità dello sguardo, ci avviciniamo a “Le Quattro Stagioni” di Vivaldi

L’ispirazione per “Le Quattro Stagioni” ad Arearea è arrivata dalla musica di Antonio Vivaldi, riscritta dal compositore tedesco Max Richter nel 2015 intrecciando la partitura settecentesca ad ambient music ed elettronica.

Cocconi e Bevilacqua interpretano la composizione attraverso il linguaggio corporeo:

«Il nostro è un gesto geografico, localizzato, portatore e veicolo di una complessità mediterranea, che, non a caso, danza il richiamo delle “Quattro Stagioni”. La felicità è tutta qui, non c’è un altrove. È qui che danziamo, qui ed ora»

L’Estate è il femminile, è soprattutto il nostro attaccamento alla realtà sensuale del mondo. Ne assaporiamo la quiete dopo una tempesta… Cinque donne si fanno attraversare da un forte vento d’estate e cercano complicità e solitudine

La quiete invece appartiene all’Autunno

E così uno sparuto gruppo di uomini tergiversa sui suoi passi, attardando ogni piccola decisione, ponderando che la separazione tra gli opposti prima o poi si assottiglierà fino a scomparire.

spiega Marta Bevilacqua, a proposito delle prime due coreografie.

Vi proponiamo alcune immagini dello spettacolo

Le Quattro Stagioni – From Summer to Autumn – Prima parte – Foto di Fabrizio Caperchi

Le Quattro Stagioni – From Summer to Autumn – Seconda parte – Foto di Fabrizio Caperchi

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Racchiude in sé mille passioni legate a tutto ciò che l’uomo produce, inventa e ricrea; è quello che si può definire un “animale sociale”. Fotografo raffinato, con la sua inseparabile macchina fotografica, congela gli istanti per estrapolarli dalla realtà e condurli in una dimensione altra, sublime. Il suo motto è “Un giorno senza un sorriso è un giorno perso (C.Chaplin)”
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Racchiude in sé mille passioni legate a tutto ciò che l’uomo produce, inventa e ricrea; è quello che si può definire un “animale sociale”. Fotografo raffinato, con la sua inseparabile macchina fotografica, congela gli istanti per estrapolarli dalla realtà e condurli in una dimensione altra, sublime. Il suo motto è “Un giorno senza un sorriso è un giorno perso (C.Chaplin)”

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