“La ragazza del Moulin Rouge: Le mie memorie” di Jane Avril

“Ripercorrendo i miei passi, mi accorgo di aver attraversato un’epoca svolazzando nella ressa vorticosa degli individui più diversi senza aver lasciato intravedere nulla della mia natura più profonda. Ma non è forse meglio così?”

Jane Avril è stata la più celebre ballerina della Belle Époque, la musa di Toulouse-Lautrec, un’interprete ideale dell’euforia del suo tempo.

Figlia illegittima di un nobile italiano e di una cortigiana, comincia queste memorie raccontando l’adolescenza guastata dalle crudeltà della madre, le crisi nervose, il suicidio sventato dall’intervento di una prostituta, il ricovero nell’ospedale psichiatrico della Salpêtrière.

È qui, sotto le cure del pioniere dell’ipnosi Charcot, che la futura ballerina scopre la danza, una vocazione che la porterà al proprio riscatto sui palchi dei café parigini e negli atelier degli artisti.

In questo libro (traduzione di Massimiliano Borelli, Edizioni Castelvecchi, 96 pagine) viene narrata la sua storia con disarmante sincerità, di una guerra contro l’infelicità combattuta nel nome della leggerezza, sullo sfondo di una Parigi a un tempo dorata e sordida.

Chiamata anche “Jane la Folle”, è stata una ballerina del Moulin Rouge, ma si esibì in tutti i maggiori locali di Parigi tra cui: “Décadents,” “Divan japonais”, “L’Eldorado”, “au Jardin de Paris”, “Tabarin”, fino al trionfo alle “Folies Bergère” dove furoreggiò con un balletto da lei stessa creato dal titolo “L’arc-en-ciel”, diventando un’icona della sua epoca.

Dopo un’infanzia difficile e un periodo di internamento psichiatrico, scoprì la danza, facendone la sua ragione di vita. La caratteristica che la distingueva da tutte le altre ballerine era il suo modo di porgersi privo di qualsiasi volgarità, e questo le permetterà di portare il “can-can” in numerose capitali europee con enorme grande successo. Nel 1911 sposò il pittore Maurice Biais. Le sue memorie furono pubblicate nel 1933.

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