“Due famiglie, un funerale”, la commedia di Mark Melville con Maurizio Mattioli ed Enzo Salvi, al cinema da giovedì 13 novembre 2025, parte da una premessa dal potenziale comico e drammatico: un impresario funebre romano (Peppino) conduce una doppia vita che, di fronte a una diagnosi terminale, deve orchestrare il caos per far convivere le sue due famiglie.

Siamo andati a vedere il film al cinema nel suo primo giorno di sala. Nonostante l’affiatamento di volti noti del cinema popolare romano, il film non ci ha convinto del tutto, perché incappa nelle trappole comuni della commedia italiana contemporanea, soprattutto a livello di scrittura e performance.

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Il maggior limite: la sceneggiatura

Il maggiore punto debole del film risiede nella sceneggiatura, che sembra sacrificare la profondità emotiva per la risata immediata.

Il cuore del film è un dramma serio (la morte imminente) che però è trattato solo con la leggerezza della farsa e non con la profondità che meriterebbe. La diagnosi terminale e il tradimento sono a tratti gestiti forse con eccessiva superficialità, rendendo i rari momenti emotivi non credibili o forzati. L’assenza di un vero conflitto interiore spinge la struttura verso una soluzione affrettata e mielosa, che non rispetta la logica emotiva dei personaggi.

La trama si basa, inoltre, sul meccanismo ormai abusato della “doppia vita” scoperta in un momento di crisi. La sceneggiatura eccede nell’uso di malintesi “telefonati” e prevedibili, smorzando la sorpresa comica. Le due mogli, i figli e i comprimari (come il becchino Spartaco) spesso si rivelano essere delle semplici caricature e mancano di spessore. Questa mancanza di complessità rende irrilevante il loro dramma e impedisce allo spettatore di investire emotivamente nella storia.


Punti di forza: la garanzia del duo Mattioli Salvi e la location

Nonostante i limiti di sceneggiatura, la componente puramente d’intrattenimento risulta vincente per il suo pubblico di riferimento.

Il film veicola una visione disimpegnata, senza pretese intellettuali. Per il pubblico che desidera semplicemente una farsa divertente e piena di gag per staccare la spina, il film raggiunge pienamente il suo obiettivo.

ll duo Maurizio Mattioli ed Enzo Salvi è una garanzia per il pubblico che cerca risate dirette e immediate, sfruttando il loro timing comico collaudato.

Un elemento di forza del film è lo sfruttamento efficace del contesto urbano e culturale.

La scelta di girare in Calabria (nonostante il dialetto usato sia il romano) e dei suoi dintorni è punto di forza del film. Questo contesto è un personaggio aggiunto che arricchisce l’umorismo e il sense of place. Inoltre, la narrazione di una doppia vita nella metropoli offre l’occasione di creare un contrasto visivo tra il mondo “popolare” e ruspante di una famiglia e quello potenzialmente più “borghese” o moderno dell’altra, mostrando le diverse sfaccettature della città.

L’ambientazione nell’agenzia funebre è di per sé un elemento di attrazione visiva, offrendo scenografie insolite e contrastanti con l’ilarità della trama (cofani lussuosi, uffici sobri).


“Due famiglie, un funerale”: in sintesi

“Due famiglie, un funerale” è un’operazione che si muove in un solco sicuro. Chi cerca la comicità diretta e disimpegnata di Mattioli e Salvi sarà soddisfatto. Chi, invece, sperava in una commedia che usasse la morte e il tradimento per offrire una satira acuta e una vera profondità emotiva, rimarrà con la sensazione che il film abbia preferito la strada della gag prevedibile, sacrificando una grande opportunità narrativa.

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