Una giovane violoncellista, Maria, torna al suo paese d’origine, Luserna, un luogo in cui la lontananza si respira e si parla. Il cimbro, dialetto quasi scomparso e le maestose montagne che lo circondano, lo rendono un posto raro.

Delusa dal tentativo fallito di fare successo come musicista, il ritorno non è più felice. Il fratello è morto in un incidente, la madre è malata e la cognata sommersa dalle preoccupazioni economiche. Un ambiente scolpito e allo stesso tempo rarefatto, incapace trovare una dimensione nuova e mobile. “Tutti stanno chiusi nel loro piccolo mondo”.

Sarà la musica a creare una chance. Rimettere in pista il traballante coro maschile del paese. Opera prima di narrazione del documentarista friulano Renzo Carbonera Resina è un piccolo gioiello di ampio respiro, un film che obbliga lo spettatore a riflettere sulle priorità nella vita, a cercare la resina che fa stare tutto assieme.

Resina

Interpretato dalla brava Maria Roveran, una delle nuove attrici emergenti, anche cantautrice, vede nel cast Alessandro Averone, regista e attore cinematografico e teatrale che il pubblico ha imparato a conoscere anche sul piccolo schermo (Io ci sono – fiction in cui interpreta Luca Varani, il mandante dello sfregio di Lucia Annibali).

Resina è ispirato ad una storia vera.

Cosa ti ha spinto ad ambientare il tuo film in un paese dove si parla il cimbro?

 Mi sono subito innamorato di questa atmosfera sospesa che si  respira a Luserna, l’ho trovata molto adatta alle atmosfere del mio film. C’è un motivo per cui Luserna sia l’unico paese in cui quasi tutti parlano ancora il cimbro, in un area montana lunga quasi 300 chilometri in cui fino al secolo scorso questa lingua si parlava dalla provincia di Verona a quella di Udine. Luserna è un luogo un po’ isolato, dimenticato, un’enclave sopra le nuvole che è rimasta “lontana dal mondo”. Questa sospensione e questa malinconia mi hanno affascinato, perché riflettevano nell’ambiente lo stato d’animo e la psicologia che avevo costruito per il personaggio di Maria.

Il film parla di affetti, anche difficili da portare avanti, e della necessità che ci sia un collante per unirli, come la resina fa con gli alberi…

 Si la resina “fa stare assieme tutto”, come dice il personaggio di Quirino ad un certo punto. Il senso di unione è necessario se si vuole guardare avanti, al futuro, quindi la musica per Maria, lei stessa per i coristi, il coro per il paesino di montagna scosso dal cambiamento climatico, tutti sono e hanno bisogno di una resina, un collante, E poi, è la storia di una donna in un mondo di uomini, il tutto è quantomeno attuale direi.

Resina

In Resina c’è un accenno ai mutamenti climatici della zona e alle conseguenze che ciò comporta. Sono anche simbolo dei cambiamenti dei personaggi narrati nel film?

 Si certo, io credo che i cambiamenti climatici produrranno, anzi stiano già producendo da anni, dei cambiamenti in tutti noi, che lo vogliamo e accettiamo o meno. Sono un dato di fatto, inutile girarci intorno, piuttosto direi che sarebbe il caso di imparare dagli errori passati e “fare ciò che si può, ovunque si sia, con ciò che si ha“, come diceva Theodore Roosevelt. Quando leggo di persone che sostengono che i cambiamenti climatici sono un’invenzione, magari dopo una spruzzatina di neve a Cortina a fine agosto, non so se provare paura o pena.

Resina
Renzo Carbonera
Quali sono i tuoi prossimi progetti?

 Sto lavorando al mio prossimo film, avrà come protagonista sempre una figura femminile forte, che deve emergere in un mondo prettamente maschile. E l’ambientazione sarà sempre montana, e sempre una montagna sospesa, in lotta, che rischia di smarrirsi e che l’unico modo che ha per non farlo e prendere coscienza del dover essere costantemente e tenacemente alla cerca di un futuro.

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Chi sono
Milanese trapiantata a Fidenza, si è diplomata alla Scuola di Cinema di Milano. Ha lavorato in teatro in qualità di regista e assistente alla regia e per tre anni ha tenuto corsi di teatro ai detenuti all’interno del carcere di Como. Ha pubblicato diversi racconti in antologie con ARPANet Edizioni e ha collaborato con alcune testate giornalistiche. Si occupa dell’ ufficio stampa del festival cinematografico Parma International Music Film Festival di Parma. Ha pubblicato tre libri: Piccole storie dei sette giorni, Fornelli metafisici e Ricettario Patafisico (Graphofeel)
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Milanese trapiantata a Fidenza, si è diplomata alla Scuola di Cinema di Milano. Ha lavorato in teatro in qualità di regista e assistente alla regia e per tre anni ha tenuto corsi di teatro ai detenuti all’interno del carcere di Como. Ha pubblicato diversi racconti in antologie con ARPANet Edizioni e ha collaborato con alcune testate giornalistiche. Si occupa dell’ ufficio stampa del festival cinematografico Parma International Music Film Festival di Parma. Ha pubblicato tre libri: Piccole storie dei sette giorni, Fornelli metafisici e Ricettario Patafisico (Graphofeel)
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