In THE  RERUM NATURA, titolo non privo di ironia, scelto da Valeria Raimondi ed Enrico Castellani – fondatori e  direttori della compagnia BABILONIA TEATRI, si continua ad indagare il tema della vecchiaia e della morte, visitato già in THE END, premio UBU 2011, come migliore novità italiana/ricerca drammaturgica.

In una società dove la morte non esiste. Dove non se ne parla, non la si affronta, né la si nomina. Dove è un tabù, la morte viene occultata, nascosta. La si considera come qualcosa che non fa parte della vita, e il nostro modello e stile di vita sposa perfettamente la volontà di rimuovere la questione. Cosa succede nel momento in cui ci troviamo a diretto contatto con la morte? Si prenota un Boia come recita Giovanna Caserta interpretando la vecchia, gridando che non vorrà morire recintata in un ospedale.

Cosa succede quando il buon senso o senso comune non servono più a nulla? Quando i propri genitori invecchiano, si ammalano e iniziano a puzzare seguiremo il consiglio di Valeria Raimondi, affidandoli a donne dalle gonne troppo corte che non parlano neanche l’italiano, ma che con una mancia rifilata di nascosto fanno anche spassare i nonnetti.

O preferiamo abbandonarci alle parole della  talentuosa Olga Bercini, bambina di 11 anni che conclude lo spettacolo, sotto un  gigantesco  Cristo issato in mezzo al palco, alzando al cielo la stella cometa argentata, tra teste penzolanti di un bue e di un asino, che ci descrive la morte come un non volersi allontanare dalle caldi e rassicuranti mani di chi la ama.

La morte rimane tale. Uno spettro scuro di cui abbiamo infinitamente paura. Oggi invecchiare, come ammalarsi, non è consentito. Il mito dell’eterna giovinezza dilaga. Ci stiamo trasformando in un mondo di Dorian Gray.

In scena il paradigma della vita

The rerum natura affronta quindi la morte in ambito generazionale sulla base del ciclico fluire dei ritmi della natura, delle sue età: infanzia, età adulta, vecchiaia.

E’ la morte, a cui si da voce nelle diverse età.

La prova attoriale eccellente La scenografia, essenziale e funzionale, il gioco di ombre e luci emoziona. La cruda drammaturgia irrispettosa rende vivo e lontano da facili ipocrisie  lo spettacolo.

In scena al Teatro Palladium di Roma il 24-25 gennaio.

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