L’Università eCampus ha proposto nella sua sede di via del Tritone di Roma, un interessante vernissage dal titolo “Artisticamente sostenibile”. Si tratta di un percorso espositivo che da rilievo non solo all’opera d’arte ma anche al concetto di sostenibilità. Gli artisti che hanno preso parte al progetto curato da Manuela Vannozzi, hanno messo a servizio del pianeta il loro talento. Cresce la necessità di entrare in azione per porre rimedio al danno che l’industrializzazione e l’urbanizzazione causano ogni giorno. Così, anche l’arte si sente in dovere di partecipare concretamente.

Il ruolo dell’artista all’interno della società sembra cambiare: Pippo Altomare, Luigi Athos De Blasio, Adriano Maraldi, Mauro Martoriati e Piera Scognamiglio hanno risposto al bisogno sempre più urgente di salvaguardare le sorti dell’ambiente, mettendo in luce gli aspetti problematici che lo affliggono ormai da tempo immemore. Una serie di suggestioni e stimoli creativi grazie ai quali l’opera d’arte viene ‘rimodellata’ e il suo legame con il territorio diventa indissolubile. Tra arte e ambiente si instaura un dialogo aperto e dinamico. Le opere esposte danno vita ad una sinfonia di colori e contaminazioni che suggeriscono una relazione nuova con gli elementi naturali che circondano la vita dell’uomo.

Il visitatore ha la sensazione che dietro questo itinerario visivo ci sia un grande desiderio di rigenerazione. Lo spazio dedicato alla parola, l’università, si trasforma in uno spazio visivo che cattura l’immaginazione e la fantasia di un pubblico vario ed entusiasta. Un modo innovativo e accattivante di intendere l’arte: il riciclo non è un’opzione possibile ma la certezza che avvicina l’uomo alla propria interiorità.

L’artista Piera Scognamiglio, in occasione di questa mostra ha contribuito con alcune delle sue opere e ci ha raccontato della sua partecipazione all’evento.

Cosa significa Arte Sostenibile?

Penso che l’arte sia  per sua natura Insostenibile, per chi la produce e anche per chi la fruisce, in quanto è facile, da un lato, che l’artista si lasci sopraffare dalla propria opera (purché espressione reale di un’ossessione, di emozioni etc.), dall’altro che il pubblico possa non capire, né condividere l’opera stessa e il suo messaggio. In questa mostra, forse per il fatto di essere in gruppo o per la sede scelta – un’università e quindi un luogo abituato al dialogo – lo scambio e le sinergie tra gli artisti e le loro opere rendono tutto più “sostenibile”. Credo che il vero senso della mostra vada letto in questo verso, salvo poi, ovviamente, riflettere sugli aspetti più “ecologici” ed etici della questione.

Qual è stato lo spirito di collaborazione per questa mostra? come vi siete scelti o come vi hanno scelto.

La scelta degli artisti è stata effettuata dalla curatrice della mostra, Manuela Vannozzi, la quale aveva già selezionato un mio lavoro lo scorso anno in occasione dell’evento “In simbiosi” che si è svolto presso l’Accademia di Romania a Roma. Da lì è proseguita la nostra collaborazione con altri progetti importanti  di cui ho fatto parte, tra cui Mart ( movimento artistico Roma-Trieste) che  promuove lo scambio fra artisti romani, triestini e dell’Alpe Adria e nel quale rientrano artisti storici come Baldo Diodato, Achille Pace, Ennio Calabria, Paolo Cervi Kervischer e artisti più giovani, ma già attivissimi sul piano nazionale, come Tancredi  Fornasetti, Luca Pace, Diego Nipitella, Teresa Coratella e Hannu Palosuo.  Proprio grazie a questo progetto ho avuto modo di conoscere meglio alcuni tra gli artisti che partecipano alla mostra “Artisticamente sostenibile”, in particolare Mauro Martoriati che è l’ideatore stesso di questo scambio artistico, mentre con  Luigi Athos De Blasio c’era già un’amicizia coltivata in quel di Piazza Farnese, dove ha sede l’E.A.C., ovvero l’Electronic Art Cafè, un progetto multimediale nomade  creato a New York nel 1994, da Umberto Scrocca e Achille Bonito Oliva, di cui ugualmente faccio parte.

Nello specifico cosa introduci tu nella mostra?

In quest’occasione ho presentato 6 opere , in ognuna delle quali utilizzo varie tecniche e supporti, mediante sovrapposizioni di materiali e in un certo senso attraverso un riciclo, in linea con lo spirito della mostra: questa sedimentazione mi ricorda la natura stessa, umana e non umana, dove tutte le cose si sommano, si mescolano e si trasformano senza mai davvero scomparire. In particolare alcuni lavori come “L’innocenza è una colpa” o “Family portrait” sono stati ispirati dalle opere cinematografiche rispettivamente  di Pasolini  e Bellocchio, personaggi che nel loro percorso hanno riflettuto molto sul rapporto Arte/etica. Un discorso, quest’ultimo,  che ripropongo nell’opera “Post baroque still life”, che fa parte di un ciclo di quadri ispirati al seicento barocco. Infine  negli altri tre lavori (“The Pleasure” , “The Belly- Button of the World”, “Bad Girls”) protagonista è il corpo che attraverso la chiave della seduzione e dell’ironia, diventa la metafora per dire altro.

La figura femminile è spesso presente nelle tue opere. Cosa della femminilità è per te fonte di ispirazione?

 L’erotismo femminile è onnipresente nei miei lavori, in particolare quello “saffico”, ma, come dicevo prima, spesso diventa la metafora per dire altro. Il corpo nella sua formidabile plurivalenza è uno degli strumenti migliori di cui disponiamo per denunciare una realtà o semplicemente diffondere un messaggio. Così i miei corpi, i miei volti, diventano i fili che legano le varie esperienze all’interno dell’opera. In particolare i corpi che si intrecciano suggeriscono un approccio laico rispetto alle questioni dell’esistenza: sono donne che non volgono mai lo sguardo al cielo, ma tentano di riscoprire nel rapporto interpersonale e terreno le radici della propria essenza.

Mi ha colpito molto il titolo della Mostra: ‘Artisticamente Sostenibile’. Tu cosa ne pensi dell’arte legata al concetto di sostenibilità?

Credo che al di là del discorso concettuale sull’insostenibilità dell’arte, parlare di sostenibilità attraverso l’arte, possa rendere estremamente  attuale il lavoro di un artista e quindi particolarmente significativo. Tuttavia l’artista non può dare delle risposte o trovare delle soluzioni contrariamente a quanto potrebbe fare uno scienziato oppure un politico. L’artista è un ricevitore potenziato che raccoglie quello che c’è intorno e lo filtra attraverso la sua creatività, immaginandone i possibili risvolti o semplicemente rendendolo visibile a chi non sa guardare.In ogni caso l’arte fa bene, sostenibile o no. L’opera d’arte è una cosa giusta: se tutti fossero più artisti o se amassero di più l’arte, il mondo stesso sarebbe più etico e giusto. Sostenibile, appunto.

Come affermava John Ruskin,

l’arte migliore è quella in cui la mano, la testa e il cuore di un uomo procedono in accordo,

componenti essenziali che in questo percorso espositivo non mancano di certo.

 

 

Sarà possibile visitare la mostra fino al 14 novembre 2014, presso la sede eCampus in Via del Tritone, 169 – Roma

Da lunedì a venerdì 9-20

Sabato 9-13

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