deborah-gambetta-3“La gente cambia. Noi o gli altri non ha importanza. È qualcosa che succede dentro la tua testa, un affievolirsi di qualcosa, come una luce accesa che di colpo si corrode, diminuisce di intensità e alla fine si spegne. E tu rimani al buio. E non vedi più niente, non riconosci più niente. O forse è proprio il contrario, non lo sa. L’amore rende ciechi, dicono. E quando l’amore finisce riacquisti di colpo la vista. Prima il buio, quindi, e poi la luce. Netta, potente, abbagliante, che toglie tutte le sfumature e le ombre e non puoi proprio più sbagliarti. Ed è allora che vedi tutto il marcio, l’assurdo.”

Spesso si vive in un tempo immaginario in cui si pensa che gli eventi semplicemente accadano, separati dal tessuto che, assieme allo spazio e alla velocità, il tempo crea. Si sorvola, e parole come “fallimento”, “rinuncia”, “infelicità” non trovano la loro dimensione fisica.

Deborah Gambetta, nel suo romanzo L’argine (Melville Edizioni), rende carne e sangue queste parole attraverso la storia di un “mostro normale”, Sandro che stermina la sua famiglia a fucilate.

Un fatto di cui si viene a conoscenza fin dall’incipit del libro, che poi dà spazio al vissuto del protagonista prima del dramma. Una vita ordinaria, come quella di migliaia di altri, fatta di un lavoro in fabbrica, incomprensioni con il figlio adolescente, una madre soffocante, e gelosie nei confronti della moglie, da cui è separato.

L’autrice entra nei dettagli dell’esistenza di Sandro e fa percepire il senso reale del tempo, che costruisce, inesorabile, l’abito dentro al quale un essere umano comincia a concepire l’idea di uccidere e ci si trova comodo.
Sono i piccoli gesti quotidiani che perdono di significato e l’idea di arrendersi e lasciarsi vivere, guardando gli affetti che si allontanano, indifferenti.

Un libro spietato perché accende la luce in un luogo buio dell’anima, presente in tutti, entro cui si annida quella linea dell’esistenza che, una volta rotto l’argine, può trasformare un uomo qualunque in un feroce assassino.

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Milanese trapiantata a Fidenza, si è diplomata alla Scuola di Cinema di Milano. Ha lavorato in teatro in qualità di regista e assistente alla regia e per tre anni ha tenuto corsi di teatro ai detenuti all’interno del carcere di Como. Ha pubblicato diversi racconti in antologie con ARPANet Edizioni e ha collaborato con alcune testate giornalistiche. Si occupa dell’ ufficio stampa del festival cinematografico Parma International Music Film Festival di Parma. Ha pubblicato tre libri: Piccole storie dei sette giorni, Fornelli metafisici e Ricettario Patafisico (Graphofeel) e le plaquette Elogio del ruttino (Babbomorto) e Le lacrime di Ra (Aulino)
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Milanese trapiantata a Fidenza, si è diplomata alla Scuola di Cinema di Milano. Ha lavorato in teatro in qualità di regista e assistente alla regia e per tre anni ha tenuto corsi di teatro ai detenuti all’interno del carcere di Como. Ha pubblicato diversi racconti in antologie con ARPANet Edizioni e ha collaborato con alcune testate giornalistiche. Si occupa dell’ ufficio stampa del festival cinematografico Parma International Music Film Festival di Parma. Ha pubblicato tre libri: Piccole storie dei sette giorni, Fornelli metafisici e Ricettario Patafisico (Graphofeel) e le plaquette Elogio del ruttino (Babbomorto) e Le lacrime di Ra (Aulino)
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