Quali sono gli obiettivi che si pone la vostra associazione sia rispetto a questo convegno, sia riguardo il vostro operato?

Sono principalmente 3 gli obiettivi che ci siamo posti per questo convegno:

  1. Informare professionisti e persone direttamente coinvolte sulla nuova definizione diagnostica di Disturbi dello Spettro Autistico, sui nuovi approcci che si stanno sviluppando da un punto di vista terapeutico e le nuove teorie da un punto di vista scientifico.
  2. Descrivere il problema declinandolo nei suoi molteplici aspetti, non solo biologici e terapeutici ma anche sociali, educativi e di tutela sociale.
  3. Permettere lo scambio di saperi tra diverse professioni e diversi approcci metodologici all’interno della stessa professione al fine di arricchire la prospettiva di tutti. 

Non crede che oggi si tenda , soprattutto rispetto alla fascia d’età della prima infanzia , a generalizzare molto la diagnosi sullo spettro autistico?

Sicuramente rispetto ad un tempo si diagnosticano anche persone con tratti più lievi. Questa è un’arma a doppio taglio, l’importante quindi è usarla con saggezza. Se da un lato c’è il rischio di stigmatizzazione o di potenziali interventi nocivi per il bambino, dall’altro, le tecniche che al momento sappiamo funzionare efficacemente per l’autismo, sono tecniche che fanno bene a tutti i bambini, è quindi sicuramente meglio prevenire rischiando di includere qualcuno in più, piuttosto che rischiare di aspettare il momento futuro in cui le difficoltà non superate provocheranno molta sofferenza alla persona ed una perdita per la società nel suo complesso.

 

Cosa si potrebbe fare, nel concreto, per agevolare la formazione di chiunque lavori con questi menti speciali?

Noi ci battiamo molto per una formazione corretta e multidisciplinare delle persone che lavorano con queste menti speciali. Purtroppo sono ancora presenti molti “muri” nati dal preconcetto che vanno abbattuti e che sono spesso rinforzati dal sensazionalismo che gira intorno a questo tema delicato. La prima cosa da fare quindi è una sorta di “bonifica semantica”, eliminare i falsi miti dell’Autismo (è colpa delle mamme, tutti gli autistici non parlano, etc) per poi andare in modo capillare sul territorio e formare una rete di famiglie, professionisti e persone stesse nello Spettro Autistico capaci di portare innovazione consapevole in questo campo.

 

Quanto è importante l’arte per aprire nuove porte di dialogo con tutti coloro che vivono questa particolare condizione?

L’arte è un aspetto importante della vita di ogni persona, soprattutto per i bambini. Uno dei falsi miti è che le persone autistiche non provino emozioni o capiscano, quelli più intelligenti, solo la scienza. Nella nostra associazione ci sono molte persone nello Spettro che amano le arti figurative, la musica o il teatro, e queste possono essere usate per motivare all’apprendimento e fornire nei più grandi un senso di identità e soddisfazione personale.

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Author Details
Conservare lo spirito dell’infanzia dentro di sé per tutta la vita vuol dire conservare la curiosità di conoscere il piacere di capire la voglia di comunicare. – Bruno Munari – Insegnante di scuola dell’infanzia per passione, amo ripetermi che leggere fra le righe dell’arte sia una forma di comunicazione privilegiata della quale i bambini sono i veri maestri. Laureata in Scienze dell’Educazione con una Tesi dedicata al confronto fra i modelli mass mediali in relazione alla multicultura e alla multireligiosità in una prospettiva interculturale, scelgo di perfezionarmi successivamente proprio in Educazione Interculturale, convinta che saper guardare sempre “oltre”, osservare attentamente e ascoltare con curiosità, siano una buona chiave di lettura per stare al passo con questo mondo che non si ferma mai, proprio come i bambini ai quali dedico il mio lavoro. Proprio come l’Arte, alla quale dedico il mio entusiasmo.
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Conservare lo spirito dell’infanzia dentro di sé per tutta la vita vuol dire conservare la curiosità di conoscere il piacere di capire la voglia di comunicare. – Bruno Munari – Insegnante di scuola dell’infanzia per passione, amo ripetermi che leggere fra le righe dell’arte sia una forma di comunicazione privilegiata della quale i bambini sono i veri maestri. Laureata in Scienze dell’Educazione con una Tesi dedicata al confronto fra i modelli mass mediali in relazione alla multicultura e alla multireligiosità in una prospettiva interculturale, scelgo di perfezionarmi successivamente proprio in Educazione Interculturale, convinta che saper guardare sempre “oltre”, osservare attentamente e ascoltare con curiosità, siano una buona chiave di lettura per stare al passo con questo mondo che non si ferma mai, proprio come i bambini ai quali dedico il mio lavoro. Proprio come l’Arte, alla quale dedico il mio entusiasmo.

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