Le Fondamenta dell’Impero

Un aiuto da dare al fratello che intende intraprendere una attività, una ritrosia non nascosta e una moglie che si ostina a mettere i bastoni tra le ruote cercando di far ravvedere il marito.

“Va bene, ma solo se l’affare con i francesi va in porto!”, questo è quel che dice Umberto alla moglie, e l’affare a buon fine ci va, altroché, e con un guadagno neppure ipotizzato all’inizio.

Umberto è un uomo d’affari, un imprenditore che s’è fatto da sé, con lavoro, fatica, impegno, precisione e meticolosità.

E’ un uomo che non ha bisogno d’altro che di se stesso, d’altra parte, come lui stesso ammette, sono solo i ragazzini che giocano in branco, ma quando si cresce, gli affari te li porti avanti da solo.

Enrico Lombardi, unico attore in scena, da una brillante prova di sé considerando le mille sfaccettature che il suo personaggio assume durante lo spettacolo.

Tratto da un racconto di Luca Lombardi, Le Fondamenta dell’Impero, è una produzione Quinta Parete.

Quest’uomo che sa che tutto può esser raggiunto e che per far questo è pronto a creare e distruggere tutto a suo piacimento (un mondo che sul palcoscenico è simbolizzato metaforicamente da quei cubi che sposta incessantemente come a creare cose sempre nuove) pur di ottenere quel che vuole, è emblema anche della fragilità del potere.

Cosa sarà poi quel prurito ai piedi che da un po’ lo tormenta? Un segnale di uno stress psicofisico?

C’è forse qualcosa che non riga dritto nella sua vita quasi perfetta?

Scopriremo che la terra trema sotto i nostri piedi.

“Il nostro essere d’apparenza da salvaguardare, le nostre ipocrisie da salvaguardare.

Con i nostri meccanismi arrugginiti per cui ogni cosa deve incastrarsi al posto giusto. La ricchezza ci nutre il cervello, il cibo ci ingrassa il corpo, la chiesa ci protegge l’anima.

Il denaro come unico, democratico quanto spietato metro di dignità sociale, la rispettabilità da raggiungere a qualunque costo e con qualunque spregevole mezzo.

La soffocante ansia che ci spinge  a trasformarci continuamente per essere dalla parte giusta nel momento opportuno ma con addosso il terrore che sia lo scenario a mutare continuamente.

Maledetta la terra e maledetto me.

 

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