L’Italia può anche discutere per decenni su tasse, calcio o ricette della carbonara. Ma c’è un tema che non divide: nelle fiction Mediaset le suocere sono perfide per regolamento interno dell’universo narrativo. Una specie endemica, un monumento vivente del melodramma, un pilastro scenico che resiste a riforme, rivoluzioni e cambi di rete.


Una certezza cosmica: qualunque sia la trama, la suocera ha già capito tutto

Si potrebbe anche fare una serie sul clima, sulla vita in un convento o sugli UFO: tranquilli, la suocera ci sarà comunque, in agguato, pronta a sollevare quel sopracciglio che da solo vale uno share del 18%.

Cominciamo dal recente locus classicus della tensione domestica: Colpa dei sensi.
Qui la suocera non è solo un personaggio: è un sistema di sorveglianza. Dimenticate i droni e gli 007: basta lei. Entra in scena con quella calma da entità onnisciente, e in tre frasi ha già smascherato tradimenti, bugie, intenzioni, desideri e l’ordine cronologico di tutti gli errori che il protagonista commetterà fino al finale di stagione.

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Poi troviamo la spirituale, metaforica, quasi zen Una nova vita, dove — ironia del destino — ogni “nuova vita” finisce inevitabilmente nelle mani della suocera di turno.
È incredibile come queste figure abbiano il potere di vanificare qualsiasi percorso di crescita personale. L’eroina vuole ricostruirsi? Ottimo, peccato che la suocera sia lì a ricordarle, con tono mellifluo, tutto ciò che sta sbagliando prima ancora che lo sbagli.


Le suocere delle altre fiction: un catalogo di meraviglie tossiche

E poi ci sono le altre serie che hanno arricchito l’immaginario delle suocere corrosive.
Prendiamo l’emotiva e popolare Buongiorno, mamma!. Qui la suocera non è solo una presenza: è una franchigia. Può cambiare il cast, la storyline, la casa… ma lei rimane, sempre pronta a ricordare ai personaggi che la felicità è sospetta e che la pace familiare è solo un modo elegante per dire “qualcosa sta per andare storto”.

Oppure l’intensa Luce dei tuoi occhi, dove la suocera ha il raro talento di incarnare contemporaneamente:

  • il senso di colpa cattolico mediterraneo,
  • il sospetto investigativo di un commissario di polizia,
  • l’abilità retorica di un avvocato in causa di divorzio.
    Una triade perfetta, insomma.

E come non citare la brillante Viola come il mare, dove la suocera — anche quando non c’è fisicamente — aleggia. È un concetto, una presenza metafisica. Sembra quasi che dietro ogni caso di puntata ci sia il suo zampino: se non nell’indagine, almeno nei problemi sentimentali dei protagonisti.


Perché questa fissazione?

Semplice: la suocera perfida è il motore a scoppio della fiction Mediaset.
Togli lei e rimane una storia dove tutti comunicano, le famiglie si vogliono bene, le coppie si sostengono… e a quel punto, cosa guardiamo? Le persone che risolvono i problemi parlandone? No, grazie.

La suocera è lo snodo drammatico, la fonte di conflitti, il Deus ex Machina al contrario: invece di salvare la trama, la complica. È un investimento narrativo che rende più di qualsiasi colpo di scena.


Una specie da tutelare (forse)

La verità è che le suocere delle fiction Mediaset non sono cattive. Sono professioniste del dramma.
Hanno un ruolo sociale: mantengono vivo il gusto per il conflitto, la passione per i segreti sussurrati, il piacere dei finali sospesi.

E in fondo, sì: non siamo noi a guardare le fiction… sono le suocere che guardano noi.

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