A trent’anni esatti dalla morte di Leonor Fini (Buenos Aires, 1907 – Parigi, 1996), Trieste Contemporanea rende omaggio a una delle figure più affascinanti e complesse dell’arte del Novecento con una serie di iniziative che ne valorizzano il legame profondo con Trieste, città decisiva per la sua formazione artistica e umana.
Il primo appuntamento è domenica 18 gennaio, dalle 10.00 alle 12.15, allo Studio Tommaseo di Trieste, con l’evento Preview Leonor Fini, da Trieste in poi, un incontro intimo e riservato a piccoli gruppi di visitatori, su prenotazione gratuita a uno dei tre turni previsti che inizieranno rispettivamente alle 10, 10.45 e 11.30.
È possibile prenotarsi inviando una e-mail a info@triestecontemporanea.it indicando nell’oggetto: prenotazione per Preview Leonor Fini, da Trieste in poi e scrivendo nel testo della mail: nome e cognome dei partecipanti e l’orario del turno prescelto.
Le prenotazioni saranno accolte fino a esaurimento dei posti disponibili previsti per un limitato numero di persone.
Un’anteprima multimediale tra parole e immagini
L’evento restituisce in forma multimediale il capitolo Primo quadro della biografia Leonor Fini, da Trieste in poi, scritta dal giornalista e docente Corrado Premuda e pubblicata in coedizione da Comunicarte Edizioni e Trieste Contemporanea, a cura di Massimo Premuda. Il volume, la cui distribuzione inizierà nella settimana successiva, rappresenta la prima biografia italiana dedicata all’artista.
La voce dell’attore Paolo Fagiolo guida il pubblico come in un vero e proprio booktrailer, accompagnandolo all’interno del capitolo dedicato all’infanzia triestina di Leonor Fini e al fondamentale incontro con Italo Svevo, mentre suggestive immagini tratte dal libro vengono proiettate, creando un’esperienza immersiva e narrativa.
Trieste come origine di un immaginario
La biografia di Corrado Premuda è un’opera documentatissima che mette al centro un periodo spesso meno indagato ma cruciale: l’infanzia e l’adolescenza triestina di Leonor Fini. Un momento formativo che l’artista stessa sintetizzò con parole chiarissime:
«Tutto il mio mondo, il mio vocabolario pittorico era lì, già scritto in quella città».
Ne emerge un racconto corale, fatto di lettere, interviste, testimonianze e dialoghi, in cui la vita dell’artista si intreccia con una fitta rete di relazioni triestine che l’accompagneranno per tutta l’esistenza: da Italo Svevo a Bobi Bazlen, da Leo Castelli a Gillo Dorfles, dal cugino Oscar de Mejo all’amico fraterno Arturo Nathan.
Il frequente uso del dialetto triestino restituisce un mondo vivido, “infarcito di Liberty e cannella”, fatto di eleganza e trasgressione, di “buone maniere e cattivi pensieri”, per citare Marlene Dietrich.
Arte, teatro e vita come rappresentazione
Leonor Fini fece della teatralità uno dei suoi tratti distintivi, muovendosi con disinvoltura tra sacro e profano. Musa, pittrice, costumista e scenografa, ispirò l’ultimo capitolo del romanzo Histoire d’O (1954) di Pauline Réage e fu definita da Gillo Dorfles un “mostro sacro”, capace di emergere grazie a un raffinato apparato mondano-intellettuale e a eccentricità sapientemente orchestrate.
Come scrive Premuda, Fini fu «un personaggio la cui vita s’identifica con l’arte, al punto da renderla musa e prima spettatrice di se stessa».
Un percorso di valorizzazione lungo gli anni
L’evento si inserisce in un più ampio lavoro di valorizzazione portato avanti da Trieste Contemporanea, che custodisce il Fondo Corrado Premuda dedicato all’artista e che negli anni ha promosso numerose iniziative: dall’evento annuale Festa segreta per Leonor Fini, al documentario Mais où est Leonor? (2009), realizzato con Videoest e diretto da Giampaolo Penco, fino alla pubblicazione del libro per ragazzi Un pittore di nome Leonor (2015).
Il secondo appuntamento: Leonor Fini e il teatro
Le celebrazioni proseguono sabato 24 gennaio alle ore 17 presso Villa Bassi Rathgeb ad Abano Terme (Padova), museo civico che ospita la mostra Leonor Fini e la collezione grafica Bassi Rathgeb. Segni e invenzioni dal Rinascimento al Novecento, visitabile fino al 15 marzo 2026.
Qui Massimo Premuda dialogherà con il regista Alessandro Marinuzzi sul rapporto tra Leonor Fini e il teatro, intervallato da letture di Paolo Fagiolo tratte dalla biografia. A seguire, la proiezione del documentario Mais où est Leonor?.
Un’eredità viva
A trent’anni dalla scomparsa, Leonor Fini continua a imporsi come figura centrale dell’immaginario artistico del Novecento: un’artista che ha saputo fondere vita e opera, pittura e scena, identità e rappresentazione, lasciando un’eredità ancora oggi sorprendentemente viva.





