“Credo che una delle strade possa essere quella di lavorare come se mi trovassi in uno stato di “necessità” in un modo che potrei definire etico. Vedere come fosse la prima e l’ultima volta. Questo atteggiamento determinerebbe uno sguardo in profondità, meno superficiale, poco cronachistico, meno estetico e di mestiere. Lontani dal cercare di trovare uno stato privilegiato, una immagine – momento assoluto, ma allungare ed allargare spazio e tempo dello sguardo, dare nuova profondità e anche nuovi sentimenti alle nostre percezioni” (Luigi Ghirri)

La prima volta che osservai una fotografia di Luigi Ghirri non ero realmente consapevole di chi si trattasse, avevo tra le mani la raccolta di racconti di Silvio D’Arzo intitolata Casa D’Altri, la copertina bianca recava al centro un’immagine, la veduta di un’architettura nuda e desolata che apparteneva ad un territorio che ai tempi non riuscivo ad identificare.
Il piccolo aneddoto che racconta il mio primo approccio con la fotografia di Ghirri è la descrizione di un sentimento che non mi ha mai abbandonato dinnanzi le immagini di questo maestro indiscusso dello sguardo, è un senso di smarrimento, la consapevole certezza che gli oggetti di cui tutti i giorni ci circondiamo riescano a vivere anche oltre i nostri occhi.
Luigi Ghirri è profondamente legato all’Emilia, indiscutibilmente congiunto alla sua terra, quei luoghi dove ha imparato pazientemente ad osservare.
Quella minuziosa condiscendenza è la protagonista di ogni scatto. “É difficile dire perché una stanza, le pietre di una strada, un angolo di giardino mai visto, un muro, un colore, uno spazio, una casa, diventino improvvisamente familiari, nostri.”
Ghirri riesce a dare parola agli oggetti, possiede quell’innato senso poetico che dona al particolare più insignificante un’inequivocabile importanza come se una sedia, la serranda di una bottega, il cancello di una villa divenissero monumenti del nostro territorio alla pari della Torre di Pisa o del Colosseo.
La storia italiana viene completamente riscritta dal maestro di Scandiano, non è una storia con la esse minuscola è semplicemente l’altra faccia della medaglia, il lato meno studiato sui banchi di scuola ma altrettanto importante, direi d’importanza capitale per tessere le fila della nostra memoria.

Ghirri, fin dai suoi esordi, intuisce che le immagini scaturiscono una continua e coinvolgente ricerca, il mezzo fotografico è lo strumento per poter sondare realtà inedite, per questo motivo il rapporto che mantiene con gli artisti concettuali emiliani, da Franco Vaccari a Claudio Parmiggiani, è un impulso vitale per la sua attività.
Sarebbe in ogni caso riduttivo parlare di Ghirri solo attraverso le sue foto, egli è stato un intellettuale di grande spessore, un curatore consapevole e in ultimo anche un editore lucido e poliedrico, profondo amante della musica,  storici i suoi rapporti con i CCCP e con Lucio Dalla, uno studioso che amava circondarsi dai giovani, divenuti poi grandi fotografi che hanno portato avanti i suoi insegnamenti.

La poetica dello sguardo è quella capacità di “vedere attraverso”, di osservare il mondo reale con un’altra prospettiva riuscendo a catturare l’emozione che è racchiusa nelle piccole cose, nei paesaggi che scandiscono il tempo, laddove interessarsi di un “mondo minore” significa in prima istanza portare alla luce momenti di eterna bellezza.

Il MAXXI ospiterà fino al prossimo 27 ottobre l’esposizione dedicata a questo grande maestro della fotografia italiana, l’intento del trio curatoriale formato da Francesca Fabiani, Laura Gasperini e Giuliano Sergio, è di mostrare al mondo il procedimento su cui si fonda il lavoro di Ghirri, quel pensare per immagini che è la pietra fondante di una nuova estetica di fine Novecento.

INFORMAZIONI TECNICHE

LUIGI GHIRRI. PENSARE PER IMMAGINI

Icone Paesaggi Architetture

dal 24 aprile al 27 ottobre 2013

MAXXI Museo Nazionale delle Arti del XXI secolo

orari: 11.00 -19 .00 dal martedì alla domenica

11.00 – 22.00 sabato chiuso il lunedì

info: www.fondazionemaxxi.it

 

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