Lingua originale o doppiaggio? Angelo Maggi dice la sua al teatro Belli

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Dal 28 febbraio al 12 marzo va in scena al teatro Belli di Roma Il DoppiAttore – La voce oltre il buio di e con Angelo Maggi (leggi qui l’intervista).

Con la partecipazione di Vanina Marini, lo spettacolo punta ad arricchire ogni sera con la presenza straordinaria di alcuni dei più famosi doppiatori italiani, come Gabriella Scalise, Alessandro Rossi e molti altri, affiancate da clip registrate da Pino Insegno, Massimo Lopez, Marina Tagliaferri e Luca Ward.

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Allievo di grandi artisti come Vittorio Gassman e Eduardo De Filippo, Maggi torna sul palcoscenico con un non-spettacolo dove, calato nei panni di uno pseudo Piero Angela, ripercorre non solo la sua brillante carriera ma la storia stessa dell’arte del doppiaggio in Italia e nel mondo.

Più vicino ad un documentario dal vivo che ad una vera e propria commedia teatrale, la rappresentazione risulta comunque ben strutturata grazie all’ampio ventaglio di medium utilizzati da Maggi che per l’occasione, dimostrando quanto siano necessarie per un doppiatore le conoscenze artistiche a 360 gradi, veste i panni del one man show con ottime esibizioni canore, poetiche e comiche seguite, ovviamente, dalla riproposizione dei suoi doppiaggi sia di attori in carne e ossa, come Tom Hanks e Robert Downey Jr., che di personaggi inventati, come il famoso commissario Winchester dei Simpson.

L’ottima realizzazione dello spettacolo sotto ogni punto di vista, che riesce allo stesso tempo ad istruire e intrattenere, non può che provocare in noi un profondo dispiacere nel constatare che, pur essendo un’eccellenza italiana, non venga dato lo spazio adeguato a questo tema soprattutto considerando che, oggi più che mai, divampa il dibattito riguardo a se un’opera cinematografica sia migliore in lingua originale o no.

“Il DoppiAttore”, grazie alle già citate capacità di intrattenimento e istruzione, sarebbe un format perfettamente in grado di occupare uno spazio all’interno dei vari festival del cinema italiani e di portare ulteriore lustro alla nostra lingua e ai suoi molteplici dialetti dimostrandone la potenza e la bellezza.

Non possiamo quindi che augurare il meglio ad Angelo Maggi e a questo spettacolo sperando che al teatro Belli sia andato in scena solo il primo passo verso un riconoscimento nazionale.

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