Fiorello a Bologna, lo showman rende omaggio a Lucio Dalla

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Dopo il grande successo ed il tutto esaurito dei mesi scorsi nei teatri italiani ed in quelli europei “L’Ora del Rosario”, torna a Bologna ancora stasera al Teatro EuropAuditorium alle ore 21,00 e poi in altre tappe in giro per l’italia.

Il teatro Bolognese è il più grande dell’Emilia-Romagna, fu progettato dall’architetto Melchiorre Bega e inaugurato nel 1975. Ha una capienza di 1.350 posti disposti a ventaglio, distinti nei settori di platea e balconata (su questa suddivisione il protagonista è riuscito a fare una simpatica gag).

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Lo spettacolo di Rosario Fiorello scritto con Francesco Bozzi, Claudio Fois, Piero Guerrera, Pierluigi Montebelli e Federico Taddia e con la regia di Giampiero Solari, vede sul palco accanto al protagonista la band diretta dal maestro, tastierista e spalla Enrico Cremonesi, composta da Carmelo Isgrò al basso, Massimo Pacciani alla batteria, Antonello Coradduzza alle chitarre e dal simpatico trio vocale “I Gemelli di Guidonia”, Pacifico, Luigi e Eduardo Acciarino, lanciati a “Fuori Programma” su Radio Uno.

Esiste un canovaccio ma c’è anche tanta improvvisazione e sempre qualcosa di diverso. Lo spettacolo inizia un giorno prima, quando, lo showman Fiore va in giro per la città a guardare i volti, fare domande, interrogare i passanti (“sai come si chiama il sindaco di Bologna?”) e nello specifico qui in città è anche andato a fare un selfie con la statua dell’amico Lucio Dalla.

La scenografia è essenziale, ci sono delle quinte molto semplici che si aprono e chiudono a seconda delle presenze sul palco reali o virtuali e dei cubi che scorrono meccanicamente, colorati in stile Mondrian, sui quali arrivano i maestri musicisti: tutto ruota attorno a lui, lo showman.

Showman è proprio la giusta definizione per questo artista poliedrico che riesce a far ridere tutti dall’inizio alla fine, per più di due ore senza soluzione di continuità, con gag su temi di attualità, sul sindaco, sull’albergo lussuoso che lo ospita, sui vegani, sui gruppi di whatsapp e chi più ne ha più ne metta, monologhi, canzoni (“Albachiara” cantata da Orietta Berti e i duetti virtuali con Mina e Tony Renis), imitazioni (anche in contemporanea di Vasco, Zucchero, Ramazzotti, Venditti e Ligabue) e sorprese per il pubblico, che diventa parte stessa dello spettacolo (ieri ha preso di mira un parrucchiere locale).

È un work in progress, uno spettacolo mai uguale a se stesso, dove, il mantra dell’artista è

“più grossa è la minchiata, più grossa è la risata”.

Forse abbiamo tutti bisogno di leggerezza o forse è tanto il desiderio di vedere all’opera un artista del calibro di Fiorello ma la visione di questo spettacolo fa proprio bene allo spirito.

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