Quando la poesia di un regista come Wim Wenders incontra la potenza visiva di un grande fotografo come Sebastião Salgado, ne scaturisce un lavoro la cui grandezza lirica non ha eguali.

In occasione della nona edizione del Festival internazionale del Cinema di Roma, il regista tedesco tiene una Masterclass con il pubblico per poi introdurre il documentario ‘The Salt of the Earth’ nella sezione Wired Next Cinema presso il MAXXI.

Wenders parla ad una sala gremita dello stretto rapporto che lega il cinema alla fotografia ed è ancora visibilmente emozionato quando ci racconta di questa esperienza con l’artista brasiliano. La pellicola è stata diretta dal cineasta con il supporto di Juliano Ribeiro Salgado, figlio di Salgado, che ha accompagnato il padre in molte delle sue più recenti spedizioni fotografiche in giro per il mondo. Il film documentario non è una prima assoluta (essendo già stato presentato a Cannes) ma la sua partecipazione al festival romano resta comunque uno degli appuntamenti più attesi e certamente più graditi.

Grande appassionato di contaminazioni artistiche, non è la prima volta che Wenders propone un connubio tra il cinema ed altre espressioni artistiche (basti pensare a Buena Vista Social Club, tanto per citarne uno). Sempre più in primo piano nei suoi lavori troviamo una sorta di dialogo aperto che lascia spazio a personalità straordinarie, le quali instaurano un rapporto empatico e diretto con il pubblico. Non è tanto la bellezza (indiscutibile) delle foto che colpisce, quanto la verità, la capacità che Salgado ha di fotografare con dignità la sofferenza umana. ‘Guardare implica sempre una posizione morale. La qualità dello sguardo è fondamentale. Nel caso di Salgado, più che di foto belle, si dovrebbe parlare di foto giuste. È essenziale che la gente veda queste realtà e la cosa più importante è che le veda con dignità. Quello che conta davvero, è il rispetto e la dignità’. È così che Wenders racconta come l’incontro con Salgado sia stato per lui uno scambio profondo e viscerale, un’esperienza che ha cambiato la sua visione/percezione della realtà.

Viaggio e fotografia sono due elementi strettamente collegati, dunque. Salgado crea una unione perfetta tra questi due elementi, trascorrendo dei lunghi periodi con le persone che fotografa e stabilendo con loro un rapporto intimo, basato sulla condivisione. Un percorso intenso ed emozionante che svela i diversi punti di vista catturati durante la lavorazione del film: il punto di vista di Salgado fotografo, di Salgado figlio e quello di Wenders. Mettendoli insieme, il risultato è un racconto unico e commovente.

Il viaggio di Sebastião Salgado abbraccia molti anni di attività instancabile e passa dalle miniere in cui troviamo i volti e le mani degli uomini segnati dal duro ed estenuante lavoro fino alle atrocità dell’Africa. Le indimenticabili foto sono commentate dall’artista stesso che rivive, nel momento in cui le guarda, quegli attimi: È vero, quando fotografo io respiro la fatica dell’uomo, i suoi ritmi, le sue angosce. Ma vivaddio, anche le sue speranze’.

Il sale della terra, uscirà nelle sale italiane il 23 ottobre distribuito da Officine UBU.

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Collaboratrice , La Nouvelle Vague Magazine
Fabiana Errico si laurea in lingue e letterature straniere a Roma. Coltiva la passione per la lettura, la traduzione e il teatro. Appena può cerca di scappare dal caos cittadino purché ci sia un buon libro e i suoi gatti a farle compagnia.
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