Mamma mia! E tre. Nel giro di sei anni, il musical blockbuster per 14 anni consecutivi in scena a Broadway  viene riproposto in Italia per la terza volta.

La prima, appunto, sei anni fa, in versione originale inglese, sulla scia del successo del film interpretato da Meryl Streep, Pierce Brosnam, Colin Firth,  Amanda Seyfried (uno dei pochi film tratti da musical che hanno riscontrato un grande successo).

La seconda nel 2010, versione italiana non perfettamente riuscita, prodotta  da Stage Entartainment Italia, tradotto interamente da Franco Travaglio,  protagonista Chiara Noschese.

Mamma mia!Ora di nuovo in versione originale, da un cast internazionale che sta girando per l’Europa. In scena al Teatro degli Arcimboldi di Milano fino a 6 dicembre e poi dal 9 al 13 dicembre al Teatro Rossetti di Trieste.

Chi scrive vide Mamma Mia! diversi anni prima a Madrid. E ne rimase folgorato. L’energia del cast era trascinante. Impossibile resistere e non restare coinvolti nell’ironica storia.

La versione in scena in questi giorni lo è di meno. Certo, le canzoni sono travolgenti e i numerosi spettatori degli Arcimboldi (tra cui tantissimi bambini anche molto piccoli),  cantano spesso le hits degli Abba, soprattutto sul finale, dove la platea diventa una pista da ballo fine anni ’70.

Ma i performer sul palco non sono così convincenti. Donna, interpretata da Sarah Poyzer, apprezzata attrice shakespeariana del West End londinese, è forse qui intrappolata dalla sua teatralità risultando freddina e un po’ ingessata. Sam, uno dei tre presunti padri che poi sposerà Donna, è Richard Standing, reale marito nella vita di Sara Poyzer, né carne né pesce, in certi momenti anche non perfettamente intonato. Come spesso succede, più convincenti sono i co protagonisti. Su tutti Sue Devaney nel ruolo della simpatica e trascinante Rosie (il numero “Take a chance on me” è tra i più riusciti) e Shobna Gulati, star della televisione inglese, nel ruolo della pluridivorziata  Tanya. Simpatici anche gli altri due presunti padri, Michael Beckley nel ruolo dell’avventuroso  Bill AustinMark Jardine in quello dell’omosessuale inglese Harry Bright. Leggermente petulante appare Sophie, la figlia, interpretata da Niamh Perry.

A volte distratti dalla traduzione simultanea proiettata ai lati del palcoscenico (per cui o segui la scena o la traduzione, entrambi è complesso dalla platea, più semplice in galleria), tra i momenti più apprezzati, la festa dell’addio al nubilato di Sophie con gli energici numeri di danza su “Gimme Gimme Gimme” e “Voulez vous”.

La scenografia (atmosfera blu e bianco dell’isola greca), le luci, i costumi sono scontatamente perfetti. Peccato per questa sensazione di compitino, ben fatto, ma di compitino pulito ma con poco sentimento.

La trama? Un’isola, un matrimonio, tre padri….

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