Laura Bonelli ha intervistato l’autore

 

È uno degli autori italiani di romanzi storici più letti in Italia e nel mondo. Per il suo romanzo d’esordio “Il mercante di libri maledetti” inviò una sinossi ad una casa editrice spagnola che lo pubblicò con un buon successo, solo in seguito uscì in Italia e si aggiudicò il Premio Bancarella. È Marcello Simoni, di questi giorni l’uscita del suo ultimo lavoro “Il marchio dell’inquisitore” (Einaudi Stile Libero).

Nella Roma del “Secolo di Ferro” a pochi giorni dall’inizio del XIII giubileo, viene ritrovato un cadavere stritolato in una stamperia. Sul caso viene chiamato a investigare l’inquisitore Girolamo Svampa, nominato commissarius dagli alti seggi della curia capitolina. Un’indagine, che porta lo Svampa a scontrarsi con personaggi potenti e si rivela subito delicata e pericolosa.

 
Per il tuo nuovo romanzo hai scelto la Roma barocca di Urbano VIII. Cosa ti ha spinto verso questa ambientazione?

In una certa misura è “colpa” delle suggestioni che ho ricevuto in gioventù dai Tre moschettieri e da Cyrano de Bergerac, anche se la verità risiede in una scommessa: volevo dimostrare che il Barocco è un periodo oscuro quanto il Medioevo, se non di più. L’inquisizione, la (presunta) stregoneria, la degradazione sociale e, naturalmente, gli intrighi politico-religiosi, giungono al loro apice proprio durante il Seicento. In altre parole, all’aprirsi dell’età dei lumi. Si trattava di uno scenario perfetto, quindi, per un thriller storico concepito per essere arguto ma leggero come una piuma.

 
Marcello SimoniUna Roma dal volto oscuro pieno di peccati, secondo uno dei personaggi del romanzo. Labirinti, strade buie ed anguste… La città rispecchia forse il carattere interiore dei personaggi?

Si tratta di un gioco di specchi. Il mio protagonista, fra’ Girolamo Svampa, è un personaggio noir, perciò per sua stessa natura è incline a cercare l’oscurità anche sotto il sole. E la Roma che si dipana davanti ai suoi occhi è tetra e minacciosa quanto una grotta.

Il protagonista Girolamo Svampa è un inquisitore con un passato segreto alle spalle. Ti sei ispirato a qualche personaggio reale per costruirlo?

Ho dovuto fare i conti con il Bernardo Gui di Umberto Eco e il Nicolas Eymerich di Valerio Evangelisti, ma anche con sua maestà Sherlock Holmes. Si tratta di figure che hanno fortemente condizionato il mio immaginario, insieme a quelle del capitano Nemo e del Corsaro Nero. L’ho però spuntata creando un inquisitore commissarius molto originale, sia dal punto di vista caratteriale che della tecnica d’indagine. Il suo “metodo del furetto”, che presuppone un esame ossessivo degli eventi già accaduti e il rifiuto dei sospetti, lo definisce come un amabile scorbutico illuminato dalla ragione.

Il marchio dell’inquisitore è un mondo popolato quasi tutto da uomini, ma un personaggio femminile, Matilde, accompagna il racconto. Ce ne parli?

Matilde potrebbe essere il personaggio perfetto per una storia d’appendice: la donna impazzita d’amore diventata monaca di clausura. Nel mio romanzo è appena accennata, Matilde, ma l’ho amata fin da quando ho scritto per la prima volta il suo nome. È una storia molto triste, la sua, ma proprio per questo sono bastate poche righe per renderne l’intensità. Si tratta in parte di una rievocazione della monaca di Monza, quella realmente vissuta, che visse murata viva per tredici anni consecutivi. Colei che prima fu additata come femmina degenere, fu poi venerata come penitente perfetta. Che altro aggiungere? Fra stregoneria e santità, le sfumature della fiction sono infinite.

Rosacroce, Ermete Trismegistro, il culto di Iside. Magia ed esoterismo sono presenti nel tuo libro…

E non avrebbe potuto essere altrimenti. Questa è l’epoca di Faust, delle più turpi iconografie del Maligno, della Qabbalah e del “boom” dell’alchimia. La paura del diavolo e dell’eretico è più che mai palpabile. Ma altrettanto colpiscono i nuovi pensatori come Galileo, che trovano nella scienza un linguaggio ancor più insidioso – per la Chiesa – della magia.

Stai già lavorando a un prossimo lavoro?

Io sto sempre lavorando a qualcosa di nuovo…

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