Meno male è lunedì, quando la normalità arriva anche nelle carceri

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Presentato nella sezione Prospettive Italia del Festival Internazionale del Film di Roma, il 22 ottobre è stato proiettato “Meno male è lunedì” del giornalista RAI Filippo Vendemmiati.

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Alla sua sesta regia, porta al cinema un lavoro di impegno civile con protagonisti un gruppo di anziani operai in pensione che, richiamati da alcune aziende, accettano di entrare nel carcere della Dozza di Bologna per insegnare il mestiere del metalmeccanico a quattordici ospiti del complesso.

Progetto che ha come obiettivo il completo reinserimento dei detenuti all’interno della società, il regista spiega cosa rendere davvero unico questo esperimento spiegando “che normalmente vengono affidati ai carcerati dei progetti semplici in cui non è richiesta particolare attenzione o concentrazione. In questo caso, invece, si punta a responsabilizzare i detenuti affidandogli progetti complessi, per i quali hanno dovuto seguire due anni di corsi di formazione, e mettendogli accanto delle persone esperte che possano insegnargli effettivamente il mestiere”.

Il film segue la vita dell’officina del carcere durante tutta la settimana, concentrando lo sguardo sul rapporto dei detenuti con i tutor mostrando come, lavorando assieme da quasi un anno e mezzo, abbiano imparato a conoscersi e a rispettarsi. Tanto che alcuni degli operai più anziani iniziano ad essere visti come parte della famiglia.

Tra discussioni, litigi e scherzi la settimana passa ed arriva il momento più temuto dai detenuti, il weekend.

Non lavorando durante sabato e domenica  “il tempo non passa mai e non abbiamo nulla da fare – come spiega uno dei quattordici nuovi operai – almeno in officina puoi prenderti il pezzo e montarlo ed il tempo passa“.

Proprio da questo arriva il titolo del film. Il lunedì, generalmente visto come il giorno peggiore della settimana, per chi non ha quasi più nulla diventa invece il momento di rinascita e di rigenerazione grazie al proprio lavoro e alle responsabilità che gli sono state affidate. Tutto quello che vogliono è guadagnarsi da vivere in modo onesto.

Alla fine della proiezione, oltre ai ringraziamenti, Vendemmiati ricorda però la cruda realtà delle carceri italiane infatti  “il caso di Bologna è unico nel suo genere anche se, visti i risultati, speriamo si possa allargare a tutto il resto della penisola. Spero che con il mio lavoro il carcere smetta di essere un tabù.
Le scuole superiori, come accade già a Padova, dovrebbero organizzare delle visite in questi luoghi per mostrare ai giovani che dietro le sbarre non ci sono mostri ma delle persone uguali a noi. L’errore di finire qui può capitare a chiunque, nessuno escluso”.

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