Mio Papà. Un padre è chi se lo merita

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Distribuito da Bea Production Company, esce in 80 copie il 27 novembre il nuovo film diretto da Giulio Base  Mio papà, una produzione Movie And con Rai Cinema.
Presentato fuori concorso al Festival Internazionale del Film di Roma, sezione “Alice nella città”il film riscosse apprezzamenti e noi ve ne parliamo oggi.

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Lo dico subito, un film piacevole fatto da persone gradevoli e per bene. C’era una bella atmosfera alla Casa del Cinema di Roma per la conferenza stampa di presentazione dedicata a chi come me aveva perso il film al Festival.

Una chiacchierata schietta e non banale con il regista e i tre protagonisti del film: Giorgio Pasotti, Donatella Finocchiaro ( War Story, To Rome with Love, Terraferma ecc.) e il piccolo ma già rodato Niccolò Calvagna.

Finalmente un titolo facile da ricordare nel panorama del cinema italiano un po’omologato. Questo è film che si distingue per originalità e personalità.

Pasotti è Lorenzo, subacqueo di stanza su una piattaforma poco distante dalle coste di San Benedetto del Tronto.

La Finocchiaro è Angela e tra i due è subito colpo di fulmine se non fosse per un “inconveniente”: è separata ( e questo non è un male) ma con  un figlio di 6 anni (Niccolò Calvagna).

Il film racconta proprio l’incontro che cambierà Lorenzo. Un uomo isolato anche fisicamente vivendo e lavorando in un ambiente estraneo alla società. E’ solo,ma protetto e si trova per la prima volta ad affrontare un mondo che gli è lontano e con regole che non gli appartengono.

Il processo del film è mix realistico e favolistico che guasta affatto. E’ sentimentale ma non buonista, commovente ma non strappalacrime. Non un dramma ma un ritratto onesto su un argomento di cui mai o quasi il cinema tratta, pur essendo così ricorrente.

Giulio Base:

Questo film racconta un pezzo della mia vita, una fetta importante. Quando mi sono accorto che Cristiana era diventata davvero mia figlia era al telefono con un amica ed ha detto “ha risposto mio papà”, li ho avuto idea che quello potesse essere il titolo giusto del film.
Siamo andati all’essenza e speriamo funzioni. Anche Giorgio ha avuto una esperienza del genere nella sua vita e me l’ha raccontata e insieme ci siamo messi a scrivere una sceneggiatura.

Giorgio Pasotti: “Dopo tanti anni passati insieme, se dovesse esserci una ulteriore separazione si scopre di avere nessun diritto. Nemmeno di poter fare una telefonata per sapere come stanno i bambini. Le famiglie allargate sono sempre più frequenti ma un “tutela sentimentale” è quella che manca.

Si producono tonnellate di commedie una uguale all’altra, invece sembra ci sia una inversione di tendenza e che il pubblico si sia stancato per fortuna e abbia voglia ed esigenza di vedere dell’altro. Se c’è uno spicchio di possibilità di restituire al cinema italiano la commerciabilità nel mondo, la cosa può accadere solo raccontando temi universalmente riconoscibili”.

Nel film il messaggio è quello di amore universale (non solo quello verso un figlio), non dovuto a legame sangue. Interessante è la scelta della figura sfumata del padre che mai neppure per un attimo si vede in faccia.

Entrare in un nucleo familiare è davvero un cammino minato con confini così labili che non si sa mai bene  entro quale spazio muoversi rischiando di essere sempre un passo indietro a questo meccanismo ben oliato.

Spazio infine per i complimenti che Giulio Base regala alla Finocchiaro e che faccio miei:

Donatella è una delle icone del cinema d’autore italiano e malgrado ciò il suo  personaggio, e quello di questo film doveva essere così, non è nevrotico, né aggressivo, né psicopatico. Donne come queste sono la maggioranza, ESISTONO!

Non era superfluo sottolinearlo, grazie Giulio!

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