Vi è uno spazio tra l’immaginazione e la rappresentazione che può essere colmato solo attraverso le parole.

Davide Rausa, conosciuto come Monsieur David, è un artista eclettico e con una personalità ed energia dirompente, la stessa che riesce a trasmettere all’interno della scena.

Un esordio da artista iniziato nei villaggi turistici e proseguito in un lungo cammino per poi arrivare a lavorare al fianco di attori, come Pino Insegno e Maurizio Battista, portando in scena nei teatri e ovunque spettacoli di Feet Theatre. Una realtà creata con il sacrificio e la determinazione di colui che dell’abitudine non si accontenta e che considera la vita un’opportunità da sfruttare e vivere nella sua molteplicità.

Un dialogo che si è rivelato coinvolgente ed emozionante come gli occhi e l’entusiasmo di colui che l’ha raccontato.

Parlare con MonsieurDavid è un viaggio sconfinato in un’altra dimensione che ha una connessione con il reale, e che non si limita alla conoscenza di un’arte visiva gestuale, del Feet Theatre, ma una apertura mentale di un vissuto esperenziale  ed esistenziale di un uomo dalle idee ben chiare che ha avuto la capacità di inventare e reinventarsi.

Un invito al coraggio, ad andare oltre e provare a sentire quella sensazione di quando si compie un volo con una spinta rivolta al cambiamento.

Ancora una volta Monsieur David riesce a sorprendere attraverso una capacità comunicativa che va al di la del testo scritto e che lascia senza parole anche al di fuori della scena, mantenendo semplicità e naturalezza, insegnandoci che l’unico limite risiede in noi stessi e facendoci rivivere quell’emozione che si prova quando si compie un volo.

Monsieur David, sei un artista eclettico che ha la caratteristica di fare il Feet theatre, ci spieghi di cosa si tratta?

Il Feet Theatre è rendere vivi i piedi. Nella cultura orientale i piedi sono il secondo cuore e questo è un invito per riprendere e comunicare con il cuore.

Invento e scrivo storie che racconto con le gambe, con la volontà di lasciare lo spettatore esterrefatto dando la possibilità di sorprendersi ancora.

Viviamo in una società in cui tutto è stato visto e creare stupore al pubblico è fondamentale per dimostrare che ancora si può creare qualcosa di nuovo.

L’altro aspetto del feet thaetre è la percezione diversa che possiamo avere di noi stessi, non soltanto come protagonisti ma come tramite a delle parti del corpo a cui comunico la mia esperienza, è come diventare spettatore di se stessi avendo la possibilità di uscire dal proprio corpo e guardarsi dal di fuori, in questo modo acquisendo nuove possibilità di osservazione possiamo migliorare anche noi stessi.

Cosa lo rende particolare?

Comunicare il senso estetico, la bellezza, la semplicità, la purezza, la poesia e la possibilità, in quanto uomo, di mostrare la sensibilità e anche quella parte femminile.

Conosco donne nel mondo che fanno il feet theatre ma fino ad ora non ho conosciuto altri uomini che lo praticano. Mi sento testimonial di una manifestazione femminile, un uomo che mostra le sue gambe, i suoi piedi con un certo ritmo sensuale è un uomo che ha anche la comprensione del suo femminile, è importante avere il coraggio di mostrarlo.

Quali sono le modalità di rappresentazione?

Non ha limiti, può essere rappresentato ovunque. È creatività e fantasia. Scrivo storie ma è anche improvvisazione, quando vado in scena aggiungo sempre qualcosa di diverso.

Il feet theatre utilizza un linguaggio non verbale, qual è la sua difficoltà oltre a coordinare i movimenti di mani e gambe stando sdraiato a terra?

Ogni gesto deve avere tutte le matrici di un personaggio vero, infatti la bellezza che sto cercando di raggiungere è di inserire sempre più umanità nei personaggi e renderli vitali.

Inizialmente ho trovato difficoltà con la drammaturgia delle storie, perché in tutte ci deve essere un finale, un conflitto e l’effetto sorpresa, e questa non è una cosa semplice da inserire nel silenzio, oltre alla preparazione fisica dove importante è anche il lavoro sul corpo.

Come prepari i tuoi spettacoli?

Allo specchio, ho una stanza con uno specchio grande e una spiagina, le valigie e gli oggetti che porto in scena, ogni tanto vado e mi esercito. L’approccio iniziale è a gambe nude, inizio con un riscaldamento e poi continuo con la gestualità improvvisa, è un po’ come lavorare in camera da presa per l’attore, ogni gesto del piede e ogni movimento corrisponde ad un’emozione.

Le tue rappresentazioni sono universali sia nel linguaggio che come pubblico di riferimento, c’è una distinzione di percezione tra i piccoli e i grandi?

Quello che noi definiamo “piccolo” credo che abbia tutte le percezioni possibili per capire, finché noi penseremo che il bambino deve vedere soltanto la favola è come se non avessimo la comprensione di cosa sia un entità che vive sulla terra. Io credo che attraverso quello che propongo di rispettare il bambino. All’interno dei miei spettacoli metto sempre delle musiche universali che rappresentano la dolcezza, il suono romantico e ritengo che anche il bambino sappia leggere e interpretare.

In scena sei da solo con una valigetta da cui prendono vita i personaggi anche due contemporaneamente, e i tuoi sono spettacoli sognanti adatti a qualsiasi pubblico di grandi e piccoli, racconti favole e storie di vita che fanno commuovere e divertire e che lasciano impressionato il pubblico, a te il feet theatre cosa trasmette?

Mi esprime la libertà del movimento oltre la creatività, è avere fiducia di ciò che la fantasia ci propone per quanto strana possa essere agli occhi degli altri, e tutto ciò che parte da noi può esistere. È rendere visibile l’invisibile.

Un altro motivo che mi spinge a fare il feet theatre è di creare uno spettacolo musicale, gestuale, visuale che mi da l’opportunità di aprire al mondo internazionale e relazionarmi con le altre culture.

Oltre ad essere una forma artistica rappresenta uno stile di vita, il saper comunicare attraverso il linguaggio universale del non verbale e della gestualità andando oltre il limite della parola, questo è sinonimo che tutto è possibile e non ci si deve attenere ai modi convenzionali?

Bisogna sorprendersi della realtà, ciò che noi vediamo è solo un aspetto ma non vediamo la realtà nella sua specificità. Molto spesso ci sottovalutiamo perché ci sentiamo repressi in quanto non abbiamo la possibilità di comunicare delle cose al mondo, in realtà attraverso la nostra gestualità e il modo di muoverci chi ci osserva sta assorbendo molto da noi e molto spesso questo noi non lo sappiamo, è importante assimilarla e capirla. Noi comunichiamo sempre.

Hai un esperienza ventennale nei villaggi turisti, sei attore di improvvisazione, di figura e hai la particolarità che ti rende unico del feet theatre, ma da cosa deriva l’approccio con l’arte?

Da piccolo avevo la percezione di vedere strano il mondo, mi capitava di salire sul pullman e vedere la gente seduta vicina non rivolgersi la parola, questa la trovavo una cosa assurda e mi divertivo a rompere il ghiaccio con gli sconosciuti, sorpreso di come la gente non si accorge dell’esistenza del prossimo.

È stata una scelta, in passato ho fatto diversi lavori, il manovale, l’elettricista, il cuoco ma sentivo che c’era qualcosa di più, iniziai a fare l’animatore e lì subito capii che quello era il mio mondo.    Ci sono stati momenti difficili come capita a chiunque ma li ho superati trovando una forza interiore che mi spingeva a continuare perché sapevo dove volevo arrivare.

Bisogna avere una comprensione e un senso della vita che va oltre, abituandoci ad uno spazio vitale ci limitiamo a costruire la nostra esistenza e la nostra identità in funzione di esso.

La tua capacità è di inventare e di reinventarti. Quando hai capito che qualcosa stava cambiando?

C’è stato un momento preciso in cui ho avvertivo un passaggio culturale ed erano i primi fermenti del Teatro Valle in cui ho avuto l’opportunità di esibirmi, sentire l’applauso e i commenti della gente mi hanno dato il coraggio di concretizzare questa realtà, la cosa fondamentale è la sincerità con noi stessi perché l’unica certezza siamo noi.

È importante comunicare agli altri cosa abbiamo compiuto e come lo abbiamo ottenuto, può essere di aiuto. Chi ha fatto un salto deve spiegare e far capire cosa si prova in quel salto.

C’è una tua affermazione che racchiude questo pensiero ossia” I piedi ci portano dove dobbiamo arrivare”.

Le nostre credenze e quello che noi abbiamo assimilato nel nostro percorso educativo esperenziale hanno creato delle abitudini che per un certo periodo si manifestano anche senza il nostro controllo, quindi il nostro corpo si muove in funzione di esse, ciò che ci porta in giro sono i nostri piedi e nel momento in cui andiamo a creare delle nuove abitudini riconoscendo le vecchie e magari anche quelle sbagliate i nostri piedi iniziano ad andare verso una strada nuova. Quando si cambiano le abitudini anche il nostro corpo e la mente hanno una percezione diversa, e rendere protagonisti i piedi in questo processo significa aver acquisito questa comprensione.

E Monsieur David dove vorrebbe arrivare?

Sto creando un progetto con le scuole che si chiama “Faccia da piede” questo perché dietro la

faccia da piede c’è colui che non va oltre, che immagina e non avanza, che in questo modo invece, riesce a diventare colui che utilizza la fantasia e che compie anche un primo passo per realizzarla. Noi siamo dei canali aperti attraverso cui ci arriva la creatività per manifestare la nostra realtà che spesso per credenze limitanti non manifestiamo bloccando l’artista che risiede in noi e non esprimiamo quello che l’universo ci ha dato.

Dobbiamo comunicare come poter essere fruitori di questa fantasia, evitando il blocco e di pensare di essere finiti. Il mio intento è creare uno spettacolo incontro per comunicare ai giovani come rendere reale anche le idee più assurde, trasferendogli il coraggio di fare e creare.

Organizzi spettacoli e feste per le occasioni, c’è un momento di uno spettacolo che ti è rimasto particolarmente, in cui ti sei reso conto di ciò che avevi trasmesso e che gli altri avevano recepito?

Si, lo spettacolo di beneficenza per la Casa famiglia Linda Penotti, dove vengono ospitati bambini di ogni età, e questo 15 giugno è il secondo anno che lo ripeto. Da quando ho iniziato il feet theatre è una dell’esperienze più forti in quanto ho rivissuto la mia esperienza in collegio, non fu soltanto uno spettacolo perché in ogni storia che mettevo in scena raccontavo il significato che stavo per esprimere.

Fu uno spettacolo irripetibile, mi commossi. Ero contento perché ero quel Davide che si donava ai bambini con rispetto. Ho avuto l’opportunità di comunicare attraverso me come esempio, il valore di non sentirsi inferiori perché crescevano in una casa famiglia e di percepire quell’amore dato da altri diversi dai genitori, come un valore aggiunto e che sarebbero diventate persone incredibili.

Quale è stata la loro reazione nel vedere il tuo feet theatre ?

La loro fu una reazione sorprendente non solo per lo spettacolo ma anche nella percezione di me. Quando vado a trovarli corrono ad abbracciarmi e mi guardano come un riferimento, è incredibile quanto riescono a trasmettere.

Perché questo nome Monsieur David?

Sono un italiano orgoglioso del suo paese. Sono stato chiamato così agli inizi da un capovillaggio per i modi eleganti e di fare che avevo nell’interagire con il pubblico e con la persone, ma racchiude anche un valore affettivo legato alla storia della mia infanzia.

Simbolicamente ha segnato un passaggio di vita, da figlio represso, timido, casalingo ad una nuova percezione di vita, non è solo un nome ma indice di cambiamento e di rinnovamento.

Davide era lo sfigato che doveva andare a buttare la spazzatura che doveva andare sempre a comprare il pane. Il David odierno è colui che ce l’ha fatta fidandosi della sua voce interiore, fondamentale per un cambiamento di percezione.

È un’opportunità attraverso la mia esperienza ai molti giovani che si sentono dentro uno scatolone di rompere le barriere e di creare nuove realtà e avere il coraggio di renderle manifeste anche se spesso le nuove realtà vengono bloccate.

L’artista crea cose nuove attraverso il potere interiore e questo può manifestarsi creando cose insolite aldilà degli schemi.

Nella tua formazione di artista hai studiato Teatro del mimo, pantomima, Teatro di figura, teatro del clown, e teatro di strada.

Si anche se quest’ ultimo non l’ho fatto come mestiere ma come esperienza. In strada praticavo il mimo facendo la statua e recitavo la livella di Totò. Lo feci come esperimento per aumentare la capacità di carisma di attrazione e di attenzione dei passanti, dovevo riuscire ad attrarre l’attenzione stando fermo.

Oltre a fare spettacoli hai anche il laboratorio del piede, a chi è rivolto?

Tra non molto inizierò dei seminari che si svolgeranno nei fine settimana, sono aperti a tutti e non solo ai professionisti, dove ci sarà Monsieur David che attraverso la fantasia e gli oggetti creerà un lavoro visuale.

Dove vedremo prossimamente  Monsieur David?

In primavera sarò in tv nella trasmissione Colorado, poi a Cosenza e nelle piazze e nei teatri con il mio spettacolo e i miei personaggi.

In tutto ciò, sono semplicemente un uomo che vuole collaborare attraverso l’arte perché mi permette di stare nella fantasia, nella creatività. Ho fatto la scelta di essere libero e di comunicare alle persone attraverso il cuore. La sofferenza è utile per il cambiamento ma si sta perdendo tempo di fronte ad una vita. I bambini che nascono oggi sono gia morti se seguono la struttura odierna.

Ci sono persone che hanno il coraggio di dare una nuova percezione e di esprimere se stessi andando anche contro tutto e tutti, disobbedire in questo senso vuol dire creare una realtà diversa senza porsi dei limiti.

Una frase che tengo a sottolineare, è: “ per avere cose che non abbiamo mai avuto, dobbiamo fare cose che non abbiamo mai fatto”.

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Author Details
Laureata a la Sapienza in Editoria multimediale e nuove professioni dell’informazione con la tesi “Il femminicidio. La favola nera della cronaca italiana“. Da sempre con la passione per la scrittura creativa e la comunicazione, consegue il diploma di laurea in Scienze della comunicazione per poi perfezionare e completare il ciclo di studi con la laurea magistrale. Le varie esperienze lavorative nell’ambito dell’informazione radiofonica e televisiva le fanno maturare e sperimentare sul campo la teoria studiata sui libri dandole la possibilità di acquisire ulteriori conoscenze. I mass media non sono le uniche esperienze lavorative e formative. Lo spirito di adattamento e la versatilità le hanno dato l’opportunità in passato di maturare esperienze in diversi settori, dall’immobiliare ai centri estivi e di doposcuola. L’incontro con il teatro avviene casualmente e la visione di uno spettacolo di Gigi Proietti si rivela fatale. La smisurata passione per il teatro si trasferisce nell’ambito degli studi portando in commissione di laurea triennale la tesi “L’arte del comunicare. Teatro e media nell’epoca post moderna” prendendo come modello di riferimento le doti comunicative di Gigi Proietti. “ Un grande errore è credersi di piu’ di quello che si è ma anche stimarsi di meno di quello che si vale” .
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Laureata a la Sapienza in Editoria multimediale e nuove professioni dell’informazione con la tesi “Il femminicidio. La favola nera della cronaca italiana“. Da sempre con la passione per la scrittura creativa e la comunicazione, consegue il diploma di laurea in Scienze della comunicazione per poi perfezionare e completare il ciclo di studi con la laurea magistrale. Le varie esperienze lavorative nell’ambito dell’informazione radiofonica e televisiva le fanno maturare e sperimentare sul campo la teoria studiata sui libri dandole la possibilità di acquisire ulteriori conoscenze. I mass media non sono le uniche esperienze lavorative e formative. Lo spirito di adattamento e la versatilità le hanno dato l’opportunità in passato di maturare esperienze in diversi settori, dall’immobiliare ai centri estivi e di doposcuola. L’incontro con il teatro avviene casualmente e la visione di uno spettacolo di Gigi Proietti si rivela fatale. La smisurata passione per il teatro si trasferisce nell’ambito degli studi portando in commissione di laurea triennale la tesi “L’arte del comunicare. Teatro e media nell’epoca post moderna” prendendo come modello di riferimento le doti comunicative di Gigi Proietti. “ Un grande errore è credersi di piu’ di quello che si è ma anche stimarsi di meno di quello che si vale” .

2 Commenti

  1. Pensi di aver “dato una percezione diversa” ?
    hai copiato il mio teatro.
    Esprimere se stessi? copiando il lavoro di altri?
    Sei andato oltre ogni limite della decenza, hai fatto cose che non avevi mai fatto per ottenere qualcosa che non avresti mai avuto, è esattamente quello che fa il LADRO.
    Lo hai detto tu stesso, con parole tue.
    Ma continui ad essere una fotocopia senza personalità.

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