di Alessia Carlino

Tra il 1983 e il 1987 Frank Horvat realizza una serie di interveste ai grandi interpreti della fotografia contemporanea tra cui Robert Doisneau, in questa occasione le parole di Doisneau svelano il suo modo di costruire una scena:“La foto degli innamorati dell’Hôtel de Ville faceva parte di una serie sulla quale avevo già lavorato una settimana, bisognava completarla con due o tre foto dello stesso tipo. Ma io non le trovo fastidiose. In fondo, non c’è niente di più soggettivo dell’obiettivo, noi non mostriamo il mondo com’è veramente. Quello che io cercavo di mostrare era un mondo dove mi sarei sentito bene, dove le persone sarebbero state gentili, dove avrei trovato la tenerezza che speravo di ricevere. Le mie foto erano come una prova che questo mondo può esistere.”

Durante la preview per la stampa della mostra “Robert Doisneau Paris en liberté” abbiamo cercato di chiarire ulteriormente questo aspetto del lavoro di Doisneau grazie alla preziosa testimonianza della figlia del fotografo Francine Deroudille che ci ha raccontato il curioso retroscena di uno scatto esposto in mostra intitolato “Fiori di Bistrot”.

Madame Deroudille può raccontarci la storia di questa foto?

In realtà in questa foto non ero io il soggetto da immortalare ma bensì il vetro inciso alle mie spalle, c’erano molti vetri decorati negli antichi bistrot parigini e lui pensò che questo era molto bello da ritrarre; così, in un primo momento, decise di scattare una foto senza alcuna persona ma capì subito che la scena non era convincente, non gli piacque. Decise di telefonarmi e mi disse che aveva intenzione di scattare una foto, mi diede un orario preciso per via della luce ma in realtà tutta lo scatto fu concepito da Doisneau, io non possedevo una moto ma lui aveva avuto in testa l’idea di una ragazza seduta nel bistrot che attende accanto a due caschi; la posa è durata un quarto d’ora durante la quale mi ripeteva di assumere un atteggiamento annoiato.

Lei è un’attrice?

Sì, ho fatto del teatro. Amo molto questa foto, mi piace perché rappresenta Parigi con i suoi bistrot. Ci si chiede spesso cosa ci sia di vero o di falso nelle fotografie, ecco qui c’è del teatro non si può mai esser sicuri dove risiede la realtà assoluta. È una costruzione, ma è la sua costruzione è come lui l’ha immaginata, come la sua mente l’ha concepita, una ragazza seduta che attende in un bistrot con due caschi accanto.

Ho notato guardando le fotografie in mostra che Doisneau doveva essere un uomo con un grande senso dell’umorismo, l’ho constatato anche in alcuni titoli delle sue opere.

Lui amava molto l’umorismo. Ho visto che le persone presenti alla mostra osservano sorridendo alcuni scatti, lui adorava le persone gioiose.

Suo padre era  un uomo gioioso?

Sì lo era, amava molto sorridere, ma allo stesso tempo aveva un grande senso del malessere umano come appare in certi ritratti di clochard. Lui era molto vicino alle persone che vivevano in condizioni disagiate perché dal suo punto di vista erano uomini che serbavano dentro una grande dignità, un grande senso della moralità.


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