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Lo spettacolo “A Journey Celebrating Creativity BOLERO” svoltosi al Jazz at Lincoln Center a New York, presentato dalla White Cloud Opera di Roma e dalla Fondazione Villa Firenze e diretto da Juliu Horvath, è stato un vero e proprio viaggio visivo nell’interiorità del danzatore.

L’equilibrio del gyrotonic

Lo spettacolo ripercorre la vita del ballerino Juliu Horvath, creatore della tecnica chiamata gyrotonic basata sulla ricerca di un equilibrio dinamico che viene raggiunto attraverso movimenti intensi e decisi, ma allo stesso tempo leggeri e sinuosi quasi come fosse il risultato di un bilanciamento di forze opposte, movimenti intelligenti che portano l’esecutore a sviluppare forza, flessibilità e coordinazione scoprendo un’intensità individuale nuova.

Juliu Horvath nato in Romania nel 1943, prima nuotatore e ginnasta si unisce alla New York City Opera come ballerino negli anni settanta dove in seguito a un infortunio, che metterà fine alla sua carriera come danzatore, svilupperà la tecnica gyrotonic definita anche volgarmente “lo yoga per i ballerini.”.

Lo spettacolo “A Journey Celebrating Creativity BOLERO” nasce dal desiderio di Juliu Horvarth di esprimere i principi fondamentali che generano la creatività, la danza, percorrendo diverse fasi, “cicli” della vita.

Lo spettacolo è diviso in tre atti, tutti collegati tra loro e rappresentanti la vita del ballerino con conflitti, tensioni, scontri, unione e il tutto accompagnato da una voce narrante volta a caricare ulteriormente di intensità comunicativa la performance.

Lo spettacolo inizia con “the Ritual”, sequenze di Girokinesis fatte di ripetitività dei movimenti che creano la conoscenza dei movimenti stessi, del proprio corpo e dei propri limiti; movimenti sincroni, di unione, di forza racchiusa nell’idea stessa di essere gruppo, nella staticità a volte, con lo scopo ultimo di creare l’armonia che culminerà nel ballo, nella performance vera e propria.

La seconda parte è, infatti, chiamata “The show”, basato sull’espressività dell’individuo, del singolo ballerino, sulla competizione tra ballerini che culmina in un ritrovamento dell’unione, dei movimenti sincroni, a volte semplici, ma non meno carichi di intensità espressiva.

Juliu Horvath sul palco invita i suoi studenti ad abbandonarsi ad interpretazioni personali ricercando la propria tensione, le proprie emozioni ed esprimendole con la massima creatività creando, appunto, un viaggio nella vita, nell’interiorità di ognuno di noi.

Attraverso la tensione dei corpi definita dalla tecnica gyrotonic, si riesce a vivere con i danzatori il loro dramma, la loro gioia, la forza dei loro corpi; e in alcuni casi il danzatore riesce a connettersi con lo spettatore anche solo mantenendo la stessa posa per un intervallo di tempo tale da lasciare che la tensione del corpo diventi comunicazione.

Suggestioni tra musica e movimento

Lo spettatore si trova dunque a vivere questo momento meditativo, accompagnato da musiche suggestive, con i ballerini apprezzandone e seguendone ogni singolo movimento.

Piccoli problemi tecnici di audio hanno a tratti spezzato l’incantesimo meditativo vissuto dallo spettatore anche se tutto elegantemente gestito dall’indiscutibile talento dei ballerini in scena.

In alcuni momenti invece, la tensione meditativa è spaccata volutamente da performance tecniche come il passaggio di tango sulle note di Astor Piazzolla, quasi a rappresentare il culmine della tensione meditativa applicata ad una tipologia di danza che fa della forza espressiva dei movimenti la sua base.

Lo spettacolo culmina con il terzo atto rappresentato dal “Passo a due” che ha come protagonista la prima ballerina Elisabetta Carnevale, un’interprete straordinaria in grado di combinare tecniche di danza classica alla tecnica del gyrotonic con una maestria ed eleganza uniche.

Con il “Passo a due” si celebra la vita, il viaggio la bellezza, tutto accompagnato da movimenti decisi dei due protagonisti nonché da un crescendo di tensione muscolare che lo spettatore riesce a percepire e a vivere con i due ballerini fino a sentirne la fusione che definisce la fine di questo viaggio nella creatività.

Il tutto è arricchito dalla splendida cornice dell’Appel Room di Jazz al Lincoln Center dove vetrate sulle mille luci di New York sostituiscono la scenografia e fanno da sfondo allo stage.

Il viaggio della vita si sta svolgendo dentro e fuori il palcoscenico, caricando ulteriormente di intensità tutta la performance.

“Le condizioni per la creatività si devono intrecciare: bisogna concentrarsi. Accettare conflitti e tensioni. Rinascere ogni giorno. Provare un senso di sé.”

(Erich Fromm).


English Version edited by Anna Belle Abraham

 

New York, Bolero: a journey into creativity

 

The show “A Journey Celebrating Creativity BOLERO” performed at Jazz at Lincoln Center in New York and directed by Juliu Horvath is a journey into the dancers inner nature.

 

The gyrotonic

Presented by White Cloud Opera of Rome and the Foundation Villa Florence the show is based on the life of the dancer Juliu Horvath, creator of the gyrotonic technique.

It is based on the dynamic balance of opposing intense and sinuous forces to create intelligent movements that lead the performer to discover a new personal intensity and develop strength, flexibility and coordination.

Juliu Horvath is born in Romania in 1943, where he became a professional swimmer and gymnast. In the 1970’s he began dancing with the New York City Opera and not long after was afflicted with chronic pain and injury, which later ended his career.

After a period of reflection and self-study he developed the Gyrotonic Expansion System, familiarly known as “yoga for dancers”.

The production of “A Journey Celebrating Creativity BOLERO” is the result of Juliu Hrovarth’s illustration of the principles that generate creativity in each cycle throughout life.

The performance is divided into three acts that are all connected together to reflect the life of the dancer with conflicts, clashes, tensions, and group union.

The entire performance is accompanied by a narrator who aims to further increase the intensity of the dancer’s journey.

The performance starts with “the Ritual“, a Girokinesis dance sequences composed of repetitive movements, which reveal the knowledge within each movement, as well as knowledge of the body and its limits.

These synchronized movements and static poses generate union and strength among the group with the ultimate goal of creating harmony, which culminate in individual expression during the second act called “The show“.

Each dancer shares their discovery of conflicts and new movements, sometimes simple, but nonetheless deprived of intensity, which at the end generates their union again.

Juliu Horvath invites his students on the stage to give a personal interpretation of their life journey and to express their selves with maximum creativity.

The dancers reveal this through their body tension and emotions all within their interiority and in the interiority of the audience.

In fact, the gyrotonic technique illustrates that the audience lives vicariously through the dancers via the tension of their bodies, their drama, their joy, and by perceiving the strength of their bodies.

In some cases even just keeping the same pose for an entire performance dancers are able to connect with the audience.

Following the music and the movement

The audience lives this moment of meditation with the dancers, appreciating and following every single movement accompanied by evocative music.

Marginal technical audio problems at times broke the meditative spell, but were elegantly managed by the talented dancers on the stage.

In some parts, the meditative tension is voluntary broken as in the tango on the tune of Astor Piazzolla, almost representing the culmination of the meditative journey in a form of dance that makes the expressive power of movements its base.

The show culminates with the third act represented by “Passo a due” with the etoille Elizabeth Carnival, an extraordinary performer that combines classical dances techniques and the gyrotonic technique with mastery and unique elegance.

Passo a due” celebrates life, journey and beauty, accompanied by the growing muscle tension of the two dancers bringing the audience to an intimate space with the two dancers and their fusion that define the end of this journey into creativity.

The performance is enriched by the speechless setting of the Appel Room at Jazz’s at Lincoln Center where floor to ceiling windows behind the stage replacing the scenography give a portrait of life and bright lights of New York City. The journey of life is therefore taking place in and off the stage, further increasing of intensity the entire performance.

 

“Conditions for creativity are to be puzzled; to concentrate; to accept conflict and tension; to be born everyday; to feel a sense of self”.

(Erich Fromm)

 

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