Noi siamo noi, e gli altri non lo sono.

“Noi non siamo barbari” del tedesco Philipp Löhle apre la stagione del Teatro dei Fabbri di Trieste. La regia è di Andrea Collavino e vede in scena Filippo Gessi, Saverio Tavano, Teresa Timpano e Stefania Ugomari di Blas.

Quattro sedie, quattro attori, un tavolo che diventa man mano vari oggetti. La mano di Andrea e Collavino guida in modo impeccabile un cast di bravi giovani attori alle prese con un testo molto attuale sull’immigrazione e sulla percezione del pericolo che ne deriva.

Ambientato in Germania, ma potrebbe essere in un qualsiasi Paese della nostra cara e vecchia Europa, ritroviamo due coppie di vicini, una più borghese e l’altra più progressista, azzarderei a dire “buonista” per capirci meglio usando una definizione di cui abusano i media.

Una sera un clandestino …

Una sera un clandestino decide di bussare alle porte di casa e verrà ovviamente accolto unicamente dai progressisti che subiranno i rimproveri dei vicini.

Da quel momento la convivenza illegale con l’altro, di cui sentiremo solo parlare perché anche in questo caso è “invisibile”, creerà gli ormai famosi schieramenti che fin troppo bene conosciamo: chi si lamenta dell’invasione, della perdita di identità nazionale e/o europea, del pericolo che ne deriva avendo a che fare con qualcuno che ha un’altra cultura, un’altra lingua, un altro colore di pelle, e chi invece di tutto ciò se ne compiace trovando, nella relazione tra diverse etnie un valore aggiunto a tutti i livelli.

Iniziano quindi ad emergere le diversità di vedute dei quattro personaggi ma, a parte gli inevitabili scontri dialettici, tutto sembra filare più o meno liscio con situazioni basate sui principi stereotipati su cui poggiamo le nostre convinzioni .

La chiave di volta

La chiave di volta arriva con la sparizione della padrona di casa. Il marito è disperato immaginandola in una romantica fuga d’amore con lo straniero. Ma così non è ed il cadavere della donna viene ritrovato in un bosco. Facile immaginare che sia stato l’ospite ad ucciderla che difatti viene arrestato con l’accusa di omicidio.

Qui si ferma il racconto dello spettacolo che vi invitiamo ad andare a vedere fino al 5 ottobre al Teatro dei Fabbri di Trieste.

Parlavamo all’inizio di mano sicura del regista perché lo spettacolo ha un ritmo decisamente sostenuto con scambi dialettici tra i quattro protagonisti molto serrati.

Uno spettacolo che non ci racconta nulla di nuovo ma non era certo questo l’intento dell’autore, bensì ci instilla nuovi dubbi e nuove paure: se fossimo noi i veri barbari?

Uno spettacolo consigliato.

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Chi sono
Racchiude in sé mille passioni legate a tutto ciò che l’uomo produce, inventa e ricrea; è quello che si può definire un “animale sociale”. Fotografo raffinato, con la sua inseparabile macchina fotografica, congela gli istanti per estrapolarli dalla realtà e condurli in una dimensione altra, sublime. Il suo motto è “Un giorno senza un sorriso è un giorno perso (C.Chaplin)”
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Racchiude in sé mille passioni legate a tutto ciò che l’uomo produce, inventa e ricrea; è quello che si può definire un “animale sociale”. Fotografo raffinato, con la sua inseparabile macchina fotografica, congela gli istanti per estrapolarli dalla realtà e condurli in una dimensione altra, sublime. Il suo motto è “Un giorno senza un sorriso è un giorno perso (C.Chaplin)”

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