Andato in scena al teatro Trastevere dal 3 al 6 maggio Non è una storia d’amore è la classica commedia sulle relazioni di coppia  e sulle vicissitudini che questa comporta. Nulla di nuovo si potrebbe pensare è in effetti non c’è molto di nuovo se non la realtà e la sintonia che si crea con il pubblico.

Tutti noi siamo stati lasciati nella vita, dalla persona che amavamo o che credevamo di amare, ma poi subentra la routine, la noia, la voglia di altro.

Ed è proprio questo che accade al protagonista Alessio (Giampaolo Filauro), che proprio nel grande giorno, quello in cui decide di fare il grande passo, la proposta di matrimonio alla compagna Stefania (Manuela Bisanti) viene mollato.

Da qui il nostro protagonista già pantofolaio e maniaco dell’ordine e del controllo e della perfezione subentra nello sconforto, nella depressione e nell’abbrutimento. Perennemente in vestaglia e pantofole, il protagonista è aggrappato ad una scatola di ricordi, e a una foto dei nonni che rappresentano l’idea comune dell’amore, quello vero, quello che  è sempre certo e“dura per sempre”

Intorno a lui si muovono personaggi caratterizzati al limite della macchietta, il miglior amico “Miky” totalmente strampalato e sconclusionato ( un bravo ed energico Francesco Mantuano) la madre appariscente eterna “femme fatale” che del classico genitore ha ben poco (Roberta Federica Serrao), la migliore amica Sofia sbadata, colorata, eccessiva e ironica in scena, una disincantata e quasi almodovoriana Elena Mazza,  che forse è qualcosa di più nella vita del protagonista, la cubista ispanica /napoletana Pepita messa in scena da una simpatica e divertentissima Rossella Clemente che si cala perfettamente nel fisique du role del suo personaggio.

Il testo è ben scritto, tuttavia la recitazione soprattutto del protagonista è estremamente eccessiva, affannosa, nevrotica, in alcuni punti manca un po’ di respiro, a scapito di alcune battute del testo che potrebbero entrare meglio e coinvolgere e divertire maggiormente il pubblico. Il ritmo è sempre alto ma non viene sostenuto in alcuni punti a causa della complessità delle piece e della velocità con cui è stato immaginato e creato il testo.

La morale è questa: siamo geneticamente adatti alla coppia? Questa è la domanda che spesso emerge. Cos’è l’amore? Un treno che passa una volta o ripassa quando meno te lo aspetti?  Cos’è la passione o la routine? Darsi per sconfitti o andare avanti?

Lasciamo  trarre al pubblico le dovute risposte.

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