Mancava a Roma dagli anni ’60 questa “azione teatrale per musica” di Christoph Willibald Gluck e Ranieri de’ Calzabigi che segna, fin dal suo debutto a Vienna nel 1762, la strada di un nuovo corso per il teatro operistico europeo. I musicologi vedono nella sua composizione il principio della Riforma operistica gluckiana: un ritorno alla purezza del melodramma originario, che non a caso si inaugurava ufficialmente nel 1607 proprio con l’Orfeo di Monteverdi.

Tuttavia in 150 anni il genere melodrammatico aveva accumulato tradizioni esecutive e orpelli musicali divenuti insostenibili per una parte dei compositori e degli intellettuali. Gluck fu fra questi e concepì, con la complicità di Calzabigi, una partitura musicale aderente alla vicenda rappresentata, semplificata e ridotta a soli tre interpreti accompagnati dal coro.

Orfeo ed Euridice – Foto di scena

Quel che resta in Orfeo ed Euridice è il dramma umano della perdita e il tentativo, razionale e quasi laico, di certo molto “illuminato”, dell’umanità di difendere dalla morte il proprio amore. Su questa strada sembra porsi l’impianto registico di Robert Carsen – al suo debutto a Roma – che semplifica e razionalizza spazio, tempo, movimento e tutto quel che di “barocco” si può impiegare in uno spettacolo operistico. Per barocco si intenda in questo caso l’iperdescrittivismo o l’ultradecorativismo di taluni allestimenti. Carsen va al nucleo del dramma, impostando una scena cruda di sassi grigi, irregolare e scarna, da cui si accede salendo e si esce calandosi nella fossa di Euridice. Un semplice fondale grigio la delimita, come un cielo o una parete di roccia liscia, invalicabile.

Senza tempo anche gli abiti – rigorosamente neri – e i sudari bianchi del coro nella scena infernale e di Euridice, per cui la morte si trasforma di nuovo in amore, secondo un cliché Eros-Thanatos, sottolineato dal sudario stesso impiegato come velo matrimoniale. Merito di questa semplicità di linee e colori va alla creatività di Tobias Hoheisel che, assieme al design luministico di Peter Van Praet, ha affiancato la mente creatrice del regista.

L’essenzialità trapassa dal luogo agli interpreti che – razionalmente – risparmiano dinamismo sul fronte scenico per impiegarlo invece su quello musicale. Così il coro, i cui movimenti sono essenziali e reiterati, simbolici eppure – o forse proprio per questo – assolutamente razionali: una razionalità che supera la passione insita nello stesso racconto mitico.

Orfeo ed Euridice – Foto di scena

Gianluca Capuano, anch’egli al debutto a Roma, dirige secondo la medesima idea registica, privilegiando la chiarezza timbrica di alcuni passaggi e limitando al massimo il pathos musicale in favore di un gioco armonico di incastri e di richiami melodici, semplice ma ispirato e rispettoso della scelta effettuata: utilizzare la versione originale di Vienna rispetto alle altre, soprattutto a quella francese, e affidare il ruolo del titolo a un controtenore. Quest’ultima scelta necessita di un equilibrio accurato con le sonorità orchestrali per cui Capuano ha dimostrato una sensibilità estrema, lasciando al protagonista tutte le possibilità espressive che la parte gli permette.

Spicca su tutti Carlo Vistoli per il suo registro vocale peculiare, cui fa seguito una interpretazione attenta, misurata ma non priva di partecipazione emotiva. Commovente nella prima aria “Chiamo il mio ben così” sia nei cantabili sia nei recitativi drammatici, ma anche nella celeberrima “Che farò senza Euridice”, in cui non teme confronti né in disco né dal vivo. Accanto a lui perfettamente in equilibrio l’Euridice di Mariangela Sicilia, non solo avvenente, ma in possesso anche di un timbro altrettanto seducente e Amore interpretato da Emőke Baráth, con voce cristallina e presenza scenica impeccabile.

Coro e orchestra all’altezza del ruolo, senza entusiasmi.

Orfeo ed Euridice – Locandina

Orfeo ed Euridice

di Christoph Willibald Gluck

Azione teatrale in tre atti

Libretto di Ranieri de’ Calzabigi

Direttore Gianluca Capuano

Regia Robert Carsen

MAESTRO DEL CORO Roberto Gabbiani

SCENE E COSTUMI Tobias Hoheisel

LUCI Robert Carsen e Peter Van Praet

PRINCIPALI INTERPRETI

ORFEO Carlo Vistoli

EURIDICE Mariangela Sicilia

AMORE Emőke Baráth

Orchestra e Coro del Teatro dell’Opera di Roma

Nuovo allestimento

In coproduzione con Théâtre des Champs-Elysées, Château de Versailles Spectacles, Canadian Opera Company

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