Da qualche anno i distributori cinematografici italiani si sono adeguati a quanto accade all’estero e propongono nelle sale italiane anche in estate film di prima grandezza.

Due pellicole che hanno in comune il fatto di essere tratte da storie vere. E questi due titoli escono nel periodo più caldo della stagione estiva italiana.
La prima di queste è sugli schermi italiani da ieri.

Si tratta del remake del celebre “Papillon”, film tratto dalla biografia di Henri Charrière (detto Papillon per la vistosa farfalla, papillon in francese, tatuata sotto la gola) che proprio all’inizio degli anni ’70 ebbe un successo letterario planetario.

All’epoca il film fece molto scalpore per la crudezza delle immagini che il tema trattava, la detenzione dei malfamati francesi nella prigione lager nella Guiana Francese.

I protagonisti erano due attori di assoluta grandezza quali Steve McQueen (Papillon) e Dustin Hoffman (il falsario Louis Dega).
Viene riproposto ora (con uscita in Italia molto in anticipo rispetto alla visione americana, prevista per fine agosto), dal regista danese Michael Noer, alla sua prima prova internazionale. Ad interpretare i protagonisti Charlie Humman (“King Arthur”, “Crimson Peak” tra gli altri), nel ruolo che fu di McQueen, e Rami Malek (“Mr Robot” ma soprattutto atteso nei prossimi mesi nella difficile prova di ridare vita sullo schermo a Freddie Mercury nell’altrettanto atteso “Bohemian Rapsody”) nel ruolo del falsario.

Papillon una cruda storia vera

Papillon è una storia vera ambientata in una prigione di massima sicurezza, dove i malavitosi gravi sono dimenticati dai francesi, da dove è impossibile scappare, dove il taglio della testa è dietro l’angolo o, nella migliore delle ipotesi, si rischia per anni l’isolamento o, meglio ancora, il trasferimento a vita sull’Isola del Diavolo, dove i secondini arrivano in barca solo per portare beni di prima necessità.

Papillon è una storia di lotta per la sopravvivenza e per la fuga, ma soprattutto è una storia di una grande amicizia tra il forte Papillon e l’indifeso e minuto (e ricco) Dega, e di un grande senso dell’onore, possibile anche in situazioni estreme.
Tutto il film è crudo, diretto, senza intermediazione alcuna. Forse un po’ troppo patinato, ma sicuramente ben interpretato da Humman e soprattutto da Malek (il che fa ben sperare per la sua interpretazione di Mercury)

12 Soldiers, in arrivo l’11 luglio

Il secondo film che in Italia uscirà il prossimo 11 luglio (ma già nelle sale statunitensi e inglesi dall’inizio dell’anno, strana scelta di distribuzione in Italia) è anch’esso tratto da una storia vera, più vicina purtroppo ai nostri giorni, ambientata nella guerra in Afghanistan dopo l’11 settembre 2001.
12 Soldiers narra la vicenda in Afghanistan dell’unità speciale Alpha 595. Dodici uomini per una missione impossibile: affrontare 50.000 talebani, combattendo a dorso di cavalli contro carrarmati e lanciarazzi, in un territorio controllato dai fondamentalisti.

Una battaglia che entrerà nella storia tanto da dedicare a loro e al loro coraggio (miracolosamente tornati a casa tutti vivi), una statua posta sul piazzale del World Trade Center a New York.
I 12 soldati vengono guidati dal giovane Capitano Mitch Nelson, esperto militare da addestramento che ha però il “difetto” di non essere mai stato su un campo di battaglia. Nelson è interpretato dall’uomo più sexy del mondo nel 2014, l’australiano Chris Hemsworth, un metro e novanta di muscoli, faccia d’angelo, occhio azzurro, conosciuto soprattutto per essere “Thor” nella famosa saga Marvel (e derivati…).
Il capitano riuscirà a convincere i suoi capi ad affidargli quella missione estrema, aiutare l’alleanza del Nord in Afghanistan a riprendere il controllo della regione in mano ai feroci e crudeli talebani di Al Qaeda.
Ma non solo. Per farlo in sole tre settimane, dovrà anche guadagnarsi la fiducia del generale afghano Abdul Rashid Dostum, il generale leader dell’Alleanza (interpretato dall’attore iraniano Navid Negahban, molto conosciuto per il suo ruolo di Abu Nazir nella serie televisiva “Homeland”).
Tra bassi (tanti) e alti (pochi, il generale inizialmente non riconosce il giovane capitano, rivolgendosi al più anziano del gruppo, il sottoufficiale Hal Spencer interpretato di Micheal Shannon – Animali Notturni, La forma dell’Acqua, Elvis e Nixon e molti altri) riusciranno a sconfiggere in una epica e sanguinosa battaglia, gli avversari talebani. E la loro amicizia (alla fine il generale talebano dirà al capitano che anche se gli americani diventeranno loro nemici, lui sarà sempre suo fratello).

12 Soldiers è un film sulla guerra innanzitutto e sul ben noto patriottismo americano. Nonostante il tema, tutto sommato non è il solito film dove la carne al macello è bella vista.

Certo le scene davvero violente non mancano, in particolare la sequenza dove il feroce capo dei Talebani, interpretato da Numan Acar, attore tedesco nato in Turchia (tra le curiosità i due nemici afghani, Acar e Dustum si ritroveranno in ruoli ben diversi nella trasposizione cinematografica “Aladin” prevista il prossimo anno firmata da Guy Ritchie), dopo aver scoperto libri di scuola in una famiglia afghana che educava le figlie a leggere (proibito l’insegnamento alle bimbe sopra gli 8 anni), interrogherà le bambine di fronte alla madre che ammazzerà a sangue freddo con un colpo di pistola alla testa.
Non è la prima volta che Hemsworth interpreta personaggi realmente esistiti.

Ricordiamo ad esempio il suo ruolo di James Hunt, il pilota inglese donnaiolo di formula 1 degli anni settata rivale di Nikki Lauda, nel film “Rush” di Ron Howard. E sempre con Ron Howard è protagonista di “Moby Dick,”, per la cui parte perse parecchi chili.
Hemsworth deve farsi perdonare di essere troppo bello.

Purtroppo non ci riesce neppure con questo film duro e difficile, apparendo come il bel cavaliere senza macchia e senza paura. Non è ancora arrivato per lui il ruolo che gli darà una conferma anche come attore.

Del resto attori che hanno avuto lo stesso “problema” prima di lui ce ne sono tanti di entrambi i sessi, che hanno avuto la fortuna di interpretare ruoli dove la trasformazione del loro fisico e del loro volto era pressochè totale dando spazio solo alla capacità interpretativa.

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