Uno tra gli aspetti più interessanti del Trieste Film Festival, partito online ieri su Mymovies, è scovare perle cinematografiche anche nei filoni collaterali ai principali.

Art&Sound è sempre foriero di tali gioielli: come nel caso di Paris Calligrammes di Ulrike Ottinger, che ha inaugurato ieri pomeriggio la sezione.

La regista e artista tedesca introduce e accompagna lo spettatore in un viaggio a Parigi dove si trasferì nei primi anni ‘50.

Attraverso la voce guida della stessa, con l’arrivo all’alba a Saint Germain des Pres inizia il viaggio che mescola le strade, alla musica, alla storia e all’arte della Parigi degli anni ‘60, alla storia più contemporanea.

Uno spettacolo per coloro che non hanno gli occhi nelle tasche

Les Enfants du Paradis

Tutto parte, nella produzione artistica della Ottinger, dalla percezione: dagli occhi sempre più grandi e sempre più sgranati mentre camminava e osservava tutto della nuova città in cui si trovava.

Il suo obiettivo, rimasto lo stesso dopo cinquant’anni afferma la Ottinger, era trasformare ogni esperienza in arte. Ma come? Seguendo le orme dei suoi eroi e delle sue eroine. In Paris Calligrammes ne troviamo descritti alcuni.

Paris Calligrammes

A partire da Fritz Picard, proprietario del negozio di antiquariato e mercato letterario, punto di incontro di ebrei ed emigrati politici, che fu proprio la Libreria Calligramme

Come la definisce la Ottinger, la libreria, che prende il nome da una raccolta di Guillaume Apollinaire, è una cattedrale di libri, molti libri salvati dal rogo del regime nazista.

Volumi da Goethe al 1933 quasi tutti trovati a Parigi nel corso degli anni, spesso lasciati da emigranti ebrei.

Picard e il fermento intellettuale che si viveva alla Calligrammes influenzarono molto l’attività della giovane Ulrike, anche a livello prettamente di produzione artistica. 

Luogo di frequentazione di dadaisti e surrealisti,l’incontro della Ottinger con gli esponenti di questa corrente si lega anche alle sue opere nella produzione francese.

Come ad esempio nelle tele, per cui posano i suoi amici francesi ritratti in diverse situazioni: sono opere realizzate assemblando diverse tele con codici narrativi simili a quelli dei fumetti, la Figuration Narrative.

Tele bidimensionali lasciano sempre a realizzazioni sempre più tridimensionali, le tableaux object.

Di ispirazione per l’artista Ottinger, anche l’Atelier di Friedlander, artigiano e maestro.

Situato in una ex fabbrica offriva lunghi tavoli di lavoro a cui sedevano e lavoravano insieme giapponesi, cubani e artisti venuti da tutto il mondo. Ad un quarto tavolo sedevano dame benestanti inglesi o francesi che contribuivano a finanziare l’atelier.

A Friedlander Ulrike Ottinger deve anche la prima intervista alla radio da pittrice e artista tedesca.

Parigi ha molto da offrire a un artista senza togliere la sua individualità

Gli amici parigini e il trauma algerino

La Ottinger incontrò molti dei suoi amici francesi a Costanza, sua città natale, dove aveva aperto un primo piccolo laboratorio e dove erano di stanza i francesi nel loro impegno come soldati.

Molti di questi amici, artisti e non, furono molto coinvolti nella guerra e nelle manifestazioni a favore dell’Algeria.

Una rappresentazione di ciò che fu la rivolta algerina si ha anche nelle immagini di Panijel e del suo Octobre à Paris.

In Octobre à Paris, Panijel riprese tra il 1961 e il 62 gli stessi immigrati che vivevano nelle periferie della città in quelle che chiaramente si possono definire bidonville.

Della tragedia algerina racconta inoltre Jean Genet in quella raccolta che prende il titolo Les Paravents, da cui Jean-Louis Barrault trasse un’opera teatrale che diede scandalo, ed ebbe successo, in egual misura.

Fondamentale per la Ottinger è la conoscenza con Rè e Philippe Soupalt, incontrati da Picard.

Lei fotografa di donne dei quartieri chiusi, lui creatore di una stazione radio anti- fascista in Tunisia, avevano vissuto nel Maghreb ed erano esponenti di un’arte costantemente legata all’impegno politico.

La presenza del coloniale – il mio punto di vista etnografico sul mondo

La questione coloniale occupa infatti nelle riflessioni tra amici, nell’arte degli stessi ma anche nello stesso Paris Calligrammes un notevole spazio.

Camminando e perdendosi tra le strade di Parigi, come ci mostra la Ottinger, ritroviamo ovunque la storia coloniale francese.

Sulla facciata dell’allora Musee des Colonies, ora Musée national de l’histoire de l’immigration, i cui bassorilievi descrivono le donne delle colonie portanti tesori della propria terra alla Francia.

Ma anche negli spazi del Jardin Colonial.

Paris Calligrammes è una perla da scoprire e riscoprire. Grazie alla guida della Ottinger, in questo momento di stasi, fa viaggiare nella bellezza del fermento artistico ed intellettuale.

Senza dimenticare la storia di una Parigi che, chi è nato molto dopo, non conosce.

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