Fino al 6 dicembre va in scena al Teatro L’Aura di Roma “Pensieri piccanti” di Claudio Gnomus.
Sul palco, assieme allo stesso regista, Debora Zingarello e Roberta Milia.

Siamo verso la fine del 1970. Dopo le rivolte e le proteste figlie del 1968, le università hanno ricominciato ad aprire e a fare strada a tutti quegli studenti divenuti, oramai, combattenti per il cambiamento.
In questo clima di rinnovamento sociale, si ritrovano due ragazze a casa di una delle due per prepararsi alla sessione invernale di esami.

Inutile dirlo, lo studio verrà presto accantonato per fare spazio a discorsi riguardanti argomenti ritenuti, in quegli anni, quasi tabù come il sesso e le relazioni amorose tra persone con un’ampia differenza di età.
Tutto alle spalle del padre di una delle due costantemente in attesa di una moglie che non verrà mai a cena.

Gnomus rappresenta in modo non violento il conflitto generazionale e di valori che ha colpito la società negli anni immediatamente successivo al 1968.

Ci viene raccontata una famiglia di mentalità aperta in cui il padre, molto spesso rappresentato in altre opere come figura autoritaria, si lascia influenzare dalle nuove mode e dalla vivacità della figlia, tanto da cambiare profondamente durante il corso dell’opera.

Tradizioni e cambiamenti si alternano sul palcoscenico risvegliando la nostalgia del pubblico per dei tempi che magari non hanno mai nemmeno vissuto ma di cui, grazie alla cultura popolare, sentono di fare parte.
Il sorriso finale è un misto tra felicità e amarezza causato dalle speranze infrante che tutto potesse sistemarsi e rivolgersi al meglio anche se, alla fine, a volte è meglio accettare i rischi del cambiamento piuttosto che rimanere ancorati ad un passato che non potrà più tornare.

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