di Redazione Cinema

In occasione della Giornata della Memoria 2015, Lucky Red porta in sala per un evento di tre giorni il 26, 27 e 28 Gennaio CORRI RAGAZZO CORRI, il film di Pepe Danquart ispirato alla storia vera di YORAM FRIDMAN e tratto dall’omonimo romanzo di URI ORLEV.

Jurek ha circa nove anni quando fugge dal ghetto di Varsavia. Costretto a separarsi dai fratelli e dai genitori per salvarsi dai nazisti, vivrà i durissimi tre anni che lo separano dalla fine della guerra nei boschi e nei villaggi vicino alla capitale.

Imparerà a dormire sugli alberi e a cacciare per nutrirsi. Sopravvivrà ai gelidi inverni chiedendo ospitalità, contraccambiandola con manodopera. In questo duro viaggio, Jurek incontrerà persone che lo aiuteranno ed altre che lo tradiranno ma non perderà mai la forza per andare avanti…

NOTE DI PRODUZIONE

Quando abbiamo letto il romanzo di Uri Orlev “Corri ragazzo corri” abbiamo capito subito che questa storia conteneva tutti gli elementi necessari per fare un buon film. 

La vera storia di Yoram Fridman è al tempo stesso commovente, emozionante, potente e autentica. Più di ogni cosa ci ha colpiti il fatto che fosse al tempo stesso intensa e ambivalente, che al suo interno coesistessero speranza e tristezza, un racconto che riesce a mantenere un tocco di leggerezza nonostante i drammatici eventi che vi sono narrati.

Il piccolo Srulik passerà forse alla storia del cinema come uno dei bambini più coraggiosi mai visti. Il film è un omaggio a tutti i bambini che, anche oggi in alcune parti del mondo, devono combattere per restare vivi e, nonostante le più terribili circostanze, riescono non solo a sopravvivere ma anche a migliorarsi.

Il film è un inno alla vita, alla sopravvivenza, alla fede e alla Speranza. Heinrich Hadding, lo sceneggiatore, è riuscito a dar vita ad uno straordinario adattamento per lo schermo. Si è concentrato sugli aspetti narrativi essenziali della storia originale, senza dimenticare mai che il protagonista è un bambino, e senza privare gli spettatori di momenti di grande impatto emotivo. Con una profonda sensibilità e un grande spirito di osservazione riesce a raccontare la storia come se fosse vista attraverso gli occhi di un bambino, avvincendo gli spettatori fino all’ultimissima scena.

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NOTE DI REGIA

Questa è  la storia del viaggio di un ragazzino costretto a crescere molto in fretta per poter sopravvivere, ma che in fondo resta un bambino. È la storia dell’impietosa brutalità di qualsiasi guerra e dei suoi traditori, informatori e approfittatori. Ma è anche la storia di quanti riuscirono ad elevarsi al di sopra delle uccisioni sistematiche di uomini e donne che, rischiando la loro vita, aiutarono coloro che altrimenti non sarebbero sopravvissuti. Non si tratta solo degli “Schindler” o dei “John Rabe” all’interno del sistema del potere, ma anche di semplici contadini anonimi che resero possibile per un ragazzino ebreo sopravvivere nella foresta. Le uccisioni di massa, l’Olocausto, e la marcia barbarica dei nazisti trovano un eco in ciascuna immagine – riflessi nella storia di questo bambino ebreo.
Il punto di vista del libro non solo rende la storia di Jurek così speciale, ma eleva a documento storico questo racconto, analogamente al diario di Anne Frank o a Essere senza destino di Imre Kertesz.

Per quanto riguarda la dinamica delle vicende, la trama ha un taglio avventuroso e complementare al conflitto interiore del ragazzo, il quale, per poter sopravvivere, deve respingere la propria identità ebraica e fare propria un’esistenza inventata come orfano cattolico polacco. Durante la sua lotta per la sopravvivenza, dimentica i suoi fratelli, perfino il viso di sua madre, e trova conforto e sicurezza nella generosa ospitalità di famiglie contadine cattoliche. Questa profonda crisi di identità sfocia in un altro momento forte alla fine del film, con una scena che, credo, contenga qualcosa di mai mostrato in modo tanto commovente.
Entrambe queste linee narrative – le avventure nella foresta e nei villaggi, e la graduale perdita della propria identità – emergono con forza fin dall’inizio. Una delle grandi sfide per la realizzazione di questo film voleva essere quella di rendere giustizia a tutti e due gli aspetti in egual modo.

Un momento chiave nel film è quando il padre sacrifica la propria vita per salvare quella del figlio. Prima di farlo, gli sussurra in fretta alcune parole, che diventeranno un tema ricorrente nella storia: “Srulik, non c’è tempo. Non devi dimenticare quello che sto per dirti. Devi restare vivo! Mi senti? Trova qualcuno che possa insegnarti come comportarti in mezzo ai cristiani, come si fanno il segno della croce e come pregano… E la cosa più importante, Srulik: dimentica il tuo nome. Cancellalo dalla tua memoria… D’ora in poi il tuo nome è Jurek Staniak. Staniak come la signora Staniak del negozio… Ma anche se dimenticherai tutto, perfino me e tua madre, non dimenticare mai che sei ebreo”.
Con “Corri ragazzo corri” volevo raccontare una storia vera e commovente, senza pessimismo. La storia di Srulik-Jurek-Yoram Fridman – una storia vera fatta di forza, di speranza e di coraggio.

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