Aveva già fatto commuovere e riscosso grandi apprezzamenti alla 70° Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia  Philomena il nuovo film diretto da Stephen Frears.

Philomena”, è questo il titolo, è stato presentato alla stampa romana mercoledì 3 dicembre presso il Cinema Quattro Fontane.

La pellicola racconta una storia vera da cui è stato già tratto un libro dal titolo omonimo edito in Italia da Piemme Edizioni.

Scritto da quel Martin Sixsmith, corrispondente della BBC da Mosca, Bruxelles e Washington per diversi anni, che fu responsabile della Comunicazione per il Governo Blair dal 1997 a 2002.

Colpo di genio degli sceneggiatori è stato l’aver inserito nel film proprio la figura del giornalista che nel libro era invece del tutto assente.

Una delle chiavi, non certo la sola, del successo di questo film la si deve proprio all’incontro tra due mondi così distanti. Quello di Philomena Lee alias Judi Dench e Sixsmith impersonato da Steve Coogan, in questa occasione interprete, coproduttore e sceneggiatore insieme a Jeff Pope.

Un incontro che lascerà a entrambi una visione diversa del mondo. Una storia che sa di tolleranza e comprensione al contempo.

La vicenda di Philomena non è dissimile da quella di tante altre ragazze irlandesi della metà degli anni 50.

Poco più che adolescente rimane incinta e per questo cacciata di casa e “ospitata” presso un convento a Roscrea.

Nata in un mondo visceralmente cattolico distante anni luce dal nostro, per tempi e morale, sa, ne è convinta lei stessa, che sia giusto debba espiare la sua “colpa”. Viene sì ospitata, ma deve in cambio lavorare alacremente nella lavanderia del convento in attesa che si faccia avanti qualche danarosa famiglia a chiedere, sarebbe meglio dire comprare, l’adozione di suo figlio Anthony.

Quando il bimbo ha solo tre anni la cosa accade e finisce, come molti altri nelle stesse condizioni, per essere destinato ad una ricca famiglia americana.

Da allora Philomena tiene il riserbo assoluto, si rifà una vita, ma non ha mai smesso di pensare a quel figlio strappatole così presto.

Nel giorno del cinquantesimo compleanno di Anthony, la donna, ormai anziana, vuota il sacco con la figlia e spinta da questa chiede a Sixsmith (incontrato casualmente), di esser supportata nelle sue ricerche.

Non sarà facile scavalcare quel muro di omertà eretto in tutti quegli anni.

Diverrà in qualche modo un anomalo road-movie che con sottile abilità affronterà tematiche scottanti mettendo lo spettatore di fronte a dubbi, interrogativi morali, rispetto per il sentimento religioso, all’umana comprensione riuscendo persino a strappare delle risate.

Il tutto è merito di un meccanismo che fila via perfetto grazie all’ennesima impeccabile interpretazione di una Judi Dench azzeccatissima nella sua parte (ma c’è qualcosa che non sappia interpretare questa donna?), di un ammirevole Steve Coogan e dell’intero cast.

Di una sceneggiatura che non a caso è stata premiata a Venezia e della misurata regia di Frears che non scivola in un film che facilmente sarebbe divenuto retorico e banale nelle mani sbagliate.

Ultima chicca la musica curata dal compositore parigino Alexandre Desplat, recentemente all’opera in “Venere in pelliccia” di Polanski, che tanto avevo amato per il suo lavoro in Moonrise Kingdom di Wes Anderson.

Con il regista inglese si ricompone il sodalizio che gli aveva permesso di ottenere nel 2007 per “The Queen” la terza candidatura ai Golden Globe.

Distribuito da Lucky Red nei cinema italiani dal 19 dicembre, il film spero avrà il successo che merita.

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CAST ARTISTICO

Judi Dench, Steve Coogan, Sophie Kennedy Clark, Anna Maxwell Martin, Peter Hermann, Michelle Fairley, Barbara Jefford

CAST TECNICO

 

Regia: Stephen Frears

Sceneggiatura: Steve Coogan, Jeff Pope

Produttori: Gabrielle Tana, Steve Coogan, Tracey Seaward

Musica: Alexandre Desplat

Montaggio: Valerio Bonelli

Direttore della Fotografia: Robbie Ryan

Distribuzione: Lucky Red

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